MARVEL’S AGENTS OF SHIELD Stagione 3 [Recensione]

Pubblicato il 30 Maggio 2016 alle 15:25

In questa terza stagione la squadra di Coulson si ritroverà a dover gestire il crescente problema dei super umani e delle misteriose figure che vogliono sfruttare questa nuova razza per i propri scopi. Tra vecchie conoscenze e nuovi nemici, lo SHIELD scoprirà le origini del’Hydra e della misteriosa entità primordiale tornata sulla Terra per dar vita a una nuova era di Inumani.

Ne è passata di acqua sotto i ponti (e di cinefumetti al cinema) dal primo episodio della prima stagione di Agents of SHIELD a oggi.

La serie, partita come costola del Marvel Cinematic Universe e succube di quello che il mondo cinematografico imbastiva film dopo film, non ha mai brillato per ascolti o riscontri di pubblico.

Se per la prima stagione il motivo era ovvio vista la svogliatezza e la povertà di idee presenti in ogni singolo episodio destinati il più delle volte alla risata o alla strizzatina d’occhio, era difficile crederlo per la seconda stagione quando la serie ha cominciato a muovere i primi passi come franchise adulto e indipendente con un taglio ben definito (spionistico) e l’introduzione di elementi inediti nell’universo marveliano (gli Inumani).

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Giunti però a questa terza stagione risulta difficile capire i motivi per cui il pubblico continui a non premiare (con rating e ascolti) questo show, questo sapiente adattamento dell’universo cartaceo che, libero finalmente del cordone ombelicale che lo legava alle invadenti influenze filmiche, ha raggiunto un livello di dramma e spettacolarità molto alto rispetto al panorama supereroistico in circolazione (prodotti Netflix esclusi) con una trama verticale ben costruita ricca di colpi di scena e di azione, con qualche scivolone qua e là ma in definitiva fonte di grande intrattenimento.

Insomma, un prodotto degno di portare il marchio Marvel Studios sul piccolo schermo.

LA MISSIONE

Il nostro non è più un mondo di spie, né un mondo di eroi. Questa è l’era dei miracoli.

Con questa frase il barone Von Strucker introduceva i gemelli Pietro e Wanda Maximoff nella famosa scena dopo i titoli di coda di CAPTAIN AMERICA – THE WINTER SOLDIER, una frase che potrebbe fare anche da perfetta tagline alla terza stagione di Agents of SHIELD.

Abbiamo visto il team di Coulson affrontare sfide degne di Ethan Hunt, li abbiamo visti in missioni segrete, abbiamo visto i gadget hi-tech, gli intrighi, i doppi giochi, li abbiamo visti affrontare agenzie rivali come l’Hydra o come il “vero” SHIELD di Robert Gonzales.

Poi li abbiamo visti in sfide più “super”, affrontare individui con poteri speciali (come Crusher Creel o Calvin Zabo), alieni e perfino asgardiani. In fine li abbiamo visti sventare i piani utopici di Jiaying e gestire il neonato problema degli inumani.
Ora però è il tempo dei miracoli.

Ora che i cristalli terrigeni sono stati dispersi in fondo all’oceano facendo risvegliare il gene inumano latente in alcuni individui sparsi per il mondo, la squadra di Coulson si ritrova a dover affrontare la nascita di una nuova razza.

Una razza che provoca caos e preoccupazione tanto da spingere il governo degli Stati Uniti ad affidare il problema al ATCU (Advanced Threat Containment Unit), un organizzazione militare che entrerà inevitabilmente in conflitto con lo SHIELD.

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La prima parte della stagione si divide tra questi due mondi: quello delle spie e quello degli inumani ma lo fa in modo coscienzioso e ben strutturato.

Gli episodi sono un agglomerato di azione e tensione, il tempo per le ristate è scaduto da tempo (dalla prima stagione direi), ora con l’avvento degli inumani e l’ombra degli imminenti “Accordi di Sokovia” che incombe per tutta la durata della stagione, giunge il momento per i nostri protagonisti di affrontare problemi più grandi, anche interne alla squadra stessa.

Dovendo convivere con alcuni “esemplari” di questa nuova razza (Daisy e Lincoln, ma nel corso della stagione se ne aggiungeranno altri, anche qualche volto per chi ha letto la serie SECRET WARRIORS) era inevitabile il confronto, anzi, lo scontro tra alcuni componenti del team.

I problemi però arrivano anche dall’esterno a causa di questa nuova agenzia rivale l’ATCU, un’organizzazione segreta come lo SHIELD ma con metodi risolutivi come l’Hydra.

L’ambiguità di questa forza militare è uno dei punti forti della prima parte di stagione: non sono i buoni ma non sono nemmeno i cattivi, sono solo un nuovo punto di vista, una sfumatura che lo SHIELD non è mai riuscita a raggiungere a causa (o per merito) dell’umanità e dei legami consolidati all’interno del team.

I primi dieci episodi proseguono lisci come l’olio tra missioni segrete, inganni e colpi di scena, ma è dopo il midseason che gli showrunner Jed Whedon e Maurissa Tancharoen decidono di spingersi un tantino oltre stravolgendo completamente le carte in tavola.

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Amici che diventano nemici, vecchie conoscenze che ritornano in nuove vesti, legami che si solidificano e altre che si spezzano, attori che interpretano nuovi ruoli.

Dopo il grandissimo finale dell’episodio “Maveth” e dopo la lunga pausa invernale (in cui, negli USA, è stata trasmessa la serie gemella AGENT CARTER da pochi giorni cancellata ufficialmente) Marvel’s Agents of SHIELD torna armata fino ai denti e facendo la voce grossa.

Se già prima la tensione era alta ora si ritrova (letteralmente) alle stelle. Non si risparmia nessuno, non ci sono momenti morti, niente episodi filler, è tutto un continuo di rivelazioni e di scelte difficili da parte dei protagonisti con qualche episodio dedicato ai singoli personaggi.

Le due trame portanti collidono in un’unica grande missione incanalando l’attenzione del team Coulson verso un nemico (o meglio, nemici) che non riusciranno a capire appieno.

Villain che passeranno continuamente il testimone a nuovi villain in un crescendo di potere e paura che si concluderà con una quadrilogia di episodi denominata dalla stessa Marvel “Fallen Agent” in cui, come da tradizione per show di questo genere, uno dei protagonisti troverà la propria fine.

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IL TEAM

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A capo di tutta la baracca ritroviamo l’amato agente Coulson. Per nostra grande fortuna, gli sceneggiatori hanno deciso di dare al caro Phil un carattere più duro e risoluto.

Non ci troviamo più di fronte al simpatico “Agente Smart” che risolveva tutti i problemi con una battuta e una pacca sulla spalla, ora abbiamo un direttore dal carattere duro, manipolatore, pieno di segreti e meno propenso ad adottare mezze misure, sempre più simile al Nick Fury dei bei fumetti andati.

Al suo fianco ritroviamo uno dei personaggi più amati della serie: Daisy Johnson AKA Quake (al secolo Skye). Daisy è il personaggio che più si è evoluto nel tempo ed è quello che meglio impersona i due volti della medaglia al centro della serie.

È sia inumana che agente SHIELD e questa sua lotta, questa sua continua ricerca di una famiglia e di un gruppo di cui far parte le creerà molti conflitti interiori mettendola spesso e volentieri al centro della storia.

Meno valorizzati (ma ugualmente caratterizzati) il resto della squadra: May continua ad essere la mente lucida e la più tosta del gruppo anche se la sua fermezza verrà messa a dura prova a causa di una figura appartenente al suo passato, si esplora un po’ di più il gigante gentile Mack e il suo ruolo da fratello maggiore all’interno del gruppo, gli interminabili tira e molla del duo Fitz/Simmons continuano anche in questa stagione con pochi (ma decisivi) risvolti, anche se sarà più lei ad essere caratterizzata (così come veniva più caratterizzato lui nella scorsa stagione).

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Lincoln è l’ultimo arrivato e come tale si ritrova più volte a dare prova della propria lealtà e del proprio attaccamento al gruppo. Per tutta la stagione si cercherà di dargli un carattere più tormentato e tridimensionale, ma purtroppo il personaggio non riuscirà ad uscire dal ruolo di semplice comprimario (ma avrà anche lui i suoi bei momenti).

Con tutti questi personaggi da sviluppare, a farne le spese sono la coppia Lance Hunter e Bobbi Morse molto sacrificati e lasciati spesso in secondo piano nonostante l’enorme potenzialità e la simpatia suscitata sui fan.

La sensazione è che gli showrunner abbiano preferito trattenersi nel sviluppare i characters in vista della serie spin-off MOST WANTED, serie che tuttavia non vedrà mai la luce come annunciato di recente dal network.

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IL NEMICO

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In cima alla lista abbiamo l’ATCU capitanata da Rosalind Price (Constance Zimmer) figura ambigua occupata a fare ora il buono ora il cattivo tempo (tra lei e Coulson sarà tutto un gioco di fiducia).

Subito sotto troviamo Lash la misteriosa creatura inumana impegnata a dare la caccia ai suoi simili ma che, come si vedrà nel corso della serie, nasconde molto altro.

In coda troviamo invece un vendicativo Ward e una zoppicante Hydra capitanata questa volta da Gideon Malick (interpretato da Powers Boothe). Malick doveva rappresentare il big boss di questa stagione ma, come si diceva, dopo il midseason molte cose cambieranno e anche tutti questi antagonisti dovranno fare i conti con dei grandi mutamenti e proiettati verso una nuova consapevolezza.

Va detto per chiarezza che non ci troviamo di fronte al Wilson Fisk di Vincent D’Onofrio o al Kilgrave di David Tennant, i villain di Agents of SHIELD non vengono caratterizzati fino a tal punto, eppure risultano funzionanti per tutta la durata della serie.

Gli sceneggiatori sfruttano questi antagonisti come pedine, come strumenti per far muovere la squadra di Coulson e spingerli verso nuove sfide (fisiche ma anche personali).

Degne di nota comunque le interpretazioni di Constance Zimmer per l’indefinibile moralità del suo personaggio, ma soprattutto tanto di cappello a Brett Dalton che ancora una volta si ritrova ad esplorare diverse sfumature del suo Grant Ward e ad affrontare drastiche e definitive evoluzioni del character (chi ha orecchie per intendere…).

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CONCLUSIONE

Siamo lontanissimi dalla maturità e dalla cruda messa in scena dei cugini DAREDEVIL e JESSICA JONES, ma c’è una netta superiorità rispetto alla sorella AGENT CARTER o alle ultime stagioni del rivale ARROW.

Marvel’s Agents of SHIELD non è un capolavoro ma uno spettacolo di grande intrattenimento, uno show che è riuscito a crescere e maturare in pochi anni mantenendo una solidità caratteriale ma soprattutto un’integrità invidiabile.

Legandosi all’evento Marvel di quest’anno (CAPTAIN AMERICA: CIVIL WAR) la serie avrebbe guadagnato facilmente ascolti e favori da parte del pubblico, ma trovandosi a pochi episodi dal finale di stagione gli sceneggiatori hanno preferito oltrepassare il crossover limitandosi a piccoli riferimenti così da potersi concentrare esclusivamente sulla propria storia.

Forti della propria sicurezza gli showunner non solo ignorano un universo che a sua volta li ignora, ma decidono anche di mettersi alla prova con episodi più sperimentali e meno canonici.

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Come “Parting Shot” (“L’addio delle spie”) un serratissimo spy thriller inserito in un clima da guerra fredda.

Oppure come “4.722 hours” (“4.722 ore”) forse il momento in cui si è osato di più, un intero episodio con protagonista la sola Jemma Simmons sperduta su un pianeta disabitato, una sorta di fantascientifico CAST AWAY ambientato in un mondo immerso in un blu cromato in cui regna una notte perenne (simile alle scene notturne viste nell’ultimo MAD MAX).

Episodi come questi confermano l’elevata creatività della serie e la voglia da parte degli showrunner di non fossilizzarsi su un singolo genere ma di continuare a rinnovarsi stagione dopo stagione arricchendo sempre di più il proprio universo.

Non più un serial spionistico quindi, ne uno show sui supereroi, Agents of SHILED è una serie pronta a fare miracoli.

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