In occasione dell’uscita del terzo volume della collana Tex Romanzi a Fumetti, intitolato Painted Desert, abbiamo rivolto qualche domanda ad Angelo Stano, che dell’albo ha realizzato disegni, colori e copertina.

Domani, mercoledì 24 febbraio nelle edicole italiane arriverà “Painted Desert”, terza uscita della collana semestrale Tex Romanzi a Fumetti.

Il volume, che come al solito si presenta in formato cartonato con 48 pagine completamente a colori, è firmato da Mauro Boselli per soggetto e sceneggiatura e Angelo Stano per disegni, colori e copertina. Proprio a quest’ultimo, che ringraziamo per la gentilezza e la disponibilità, abbiamo rivolto qualche domanda ottenendo le risposte che potete leggere qui di seguito.

1. Mauro Boselli e Angelo Stano, autori di prim’ordine per una collana di pari livello, Tex Romanzi a Fumetti. Come, seppur da veterano, un autore si prepara a un lavoro di questo calibro, consapevole fin dall’inizio che l’eco di questo sarà ben maggiore di quella delle storie e dei volumi che solitamente firma?

Si tratta di un genere e un’ambientazione da me poco frequentata sul piano professionale in passato. In più confrontarmi con un personaggio così importante e per certi versi ingombrante è stato molto impegnativo.

2. I Romanzi a Fumetti di Tex si inquadrano nelle diverse novità che la Sergio Bonelli Editore, troppo a lungo ingiustamente considerata una realtà conservatrice, sta offrendo al panorama italiano del settore, novità alle quali il personaggio creato da Gian Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini non si è mai sottratto. Quanto è difficile, per chi Tex lo scrive e lo disegna, camminare in equilibrio tra tradizione e innovazione?

La veste editoriale dei Romanzi a Fumetti di Tex è senza dubbio una novità ambiziosa. Rappresenta in un quadro più ampio di rinnovamento, il tentativo di offrire un prodotto particolarmente accurato a un pubblico di lettori che non è solo quello tradizionale degli albi seriali, ma anche al lettore di fumetti del circuito internazionale abituato a una proposta editoriale legata alla libreria più che all’edicola. Anche il linguaggio, pur restando legato a una tradizione popolare collaudata e solida, è costretto a adeguarsi al mutamento dei tempi e della società, con l’ampliamento dei temi trattati e una maggiore libertà espressiva. Sul piano grafico il disegno si arricchisce di nuovi stilemi e l’apporto sempre più importante del colore.

3. Tex ha tanti lettori storici, di quelli che hanno i capelli bianchi e sono cresciuti in un’epoca che appare più lontana da quella attuale di ciò che è per davvero. Cosa il personaggio visto finora all’opera ne L’eroe e la leggenda, Frontera e che sarà protagonista delle pagine di Painted Desert ha da comunicare loro?

Il Tex di Painted Desert non è affatto diverso sul piano del carattere rispetto al passato, ma indubbiamente contribuisce ad arricchire l’immaginario e l’avventura di un personaggio che non finisce di stupire per la sua longevità.

4. Quello nel quale si muove Tex è un mondo molto diverso da quello di oggi, eppure è un mondo estremamente prolifico, capace di regalare ogni anno innumerevoli storie. Qual è il segreto del suo successo? Perché Tex piace ancora, e tanto, a chi ne legge le avventure?

Probabilmente Tex piace ancora perché lui è, come dice quel tal cantante, un centro di gravità permanente, cioè un personaggio uguale a se stesso, un’ancora rassicurante che ci conforta con la sua solidità morale. Per certi versi discutibile nei modi, ma che soddisfa il nostro bisogno di rivalsa e giustizia rispetto ai torti cui siamo quotidianamente sottoposti.

5. Lavorare per Painted Desert ha significato lavorare per una storia di formato estremamente diverso da quello più frequentato in casa Bonelli. Che tipo di sfida ha rappresentato?

La formula editoriale in albo di grande formato articolato su quattro strisce e un numero maggiore di vignette di ampiezza variabile, è ottimale per privilegiare le inquadrature, le quali possono spaziare tra ampie panoramiche e dettagli con maggiore libertà compositive rispetto a una griglia del classico albo bonelliano.

6. Meno pagine ma più grandi, nate fin dall’inizio per essere inondate di colore. Quanto è stato bello disegnare Painted Desert?

Effettivamente il colore qui svolge un ruolo di importanza primaria. Il paesaggio assolato del deserto ho cercato di rappresentarlo con le tonalità più calde e la maggiore luminosità possibile. La stampa su carta patinata mi sembra valorizzi pienamente lo sforzo profuso nella realizzazione.

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