Ovvero, ciò che succede quando “bella da morire” smette di essere solo un modo di dire…e diventa “bella da uccidere”.

In un umile villaggio ai margini del Regno del Sud, vive una giovane dal cuore gentile e altruista, ma di aspetto tutt’altro che grazioso: spropositato il capo, larga la fronte, gonfi e sporgenti gli occhi, orecchie a sventola. Per tutto questo e per l’odore di pesce squamato che sempre l’accompagna, la povera ragazza è conosciuta con il triste nome di Baccalà.

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Derisa e ridicolizzata da tutti, fatta eccezione per la povera madre e per Pierre, il figlio della sua madrina, segretamente innamorato del suo carattere mite e generoso, Baccalà si sente la persona più miserabile del regno, tanto più al confronto con i nobili cavalieri e le meravigliose dame che non la degnano neanche di uno sguardo. Un giorno, piangendo sulle rive di un laghetto nel cuore del bosco, si commuove alla vista di un piccolo rospo bitorzoluto, che sembra condividere il suo destino di bruttezza. Una lacrima cade allora sul capo dell’animale e…meraviglia!

Il rospo si libera della sua pelle grinzosa e si rivela per quello che è veramente: la fata Mab, rinchiusa nel corpo dell’anfibio per colpa di un incantesimo lanciatole dalle sue crudeli compagne. Come segno di gratitudine, la fata concede a Baccalà di esaudire un suo desiderio.

La ragazza non esita un momento: ciò che sogna è una bellezza impareggiabile. Un gran torpore la avvolge e Baccalà si addormenta in riva al lago. Quando si risveglia, il suo riflesso nell’acqua non appare mutato di una virgola. Delusa ed amareggiata, Baccalà fa ritorno al suo villaggio. Ed è qui che scopre che il sortilegio di Mab si è avverato: agli occhi del resto del mondo, non è più Baccalà, bensì Bellezza, la fanciulla più incantevole ed irresistibile che sia mai nata.

Da quel giorno la sua vita cambia drasticamente. Prima il signorotto locale Eudes, poi il sovrano del Regno del Sud Maxence ed infine il barbaro Re Cinghiale, del Regno del Nord. Non c’è uomo che non impazzisca di passione alla sua vista e Bellezza, vinta dall’ambizione, gioca ora con il cuore dell’uno, ora con il cuore dell’altro, senza pensare alle conseguenze. Ma scoprirà a sue spese che il dono della fata Mab, il dono di una bellezza capace di scatenare guerre e giustificare massacri, porta con sè un pesante carico di dolore e responsabilità.

Pubblicato per la prima volta in tre volumi distinti sulla rivista belga Spirou a partire dal 2011, Beauté, scritto da Hubert Boulard e disegnato dal duo Kerascoët, ritorna in un unico volume di gran pregio, ad edizione limitata, pubblicato nel nostro paese da Bao Publishing con il titolo di Bellezza. Un vero tesoro fumettistico da collezione, arricchito dalla copertina cartonata e dai pregevoli elementi in rilievo.

Bellezza. Una parola, un ideale, un idolo, un’entità concreta e, allo stesso tempo, estremamente astratta. Seme da cui dipartono tutte i rami e le radici di questa storia, la bellezza donata dalla fata Mab all’ingenua e afflitta protagonista, viene rappresentata dal creatore della trama, Hubert Boulard, nella sua natura più travolgente, carnale ed estetica.

La parabola di Baccalà, che, come una goffa crisalide, si tramuta in una magnifica farfalla, anche se non ai suoi occhi, rimanendo quindi, nel profondo, la stessa persona, rappresenta una lezione di vita per chi desidera  qualcosa così ardentemente che, nel momento in cui la ottiene, è talmente abituato alla fiamma del desiderio da non esserne soddisfatto, da volere ancora di più, una felicità perfetta, impossibile su questa terra. Baccalà-Bellezza, uscita dalla povertà, fuggita dal suo villaggio, dove tutti la disprezzavano per il suo aspetto e la sua povertà, non si accontenta infatti dell’amore di Eudes, il signore della sua terra, né tantomeno dell’affetto di Pierre, di cui non sembra neanche accorgersene e che, invece, era stato l’unico ad amarla prima ancora dell’incontro con la fata.

Dopo pochi giorni di vita nel castello di Eudes la ragazza, pungolata dalla maliziosa Mab, eppure di sua spontanea iniziativa, comincia a lagnarsi della sua condizione, che gli appare “troppo poco”, paragonata alla sua infinita bellezza. Ed ecco allora spargersi nel suo cuore l’erba maligna della cupidigia, dell’avidità, della fame insaziabile di attenzione e potere, che le fa chiudere gli occhi davanti alle atrocità che gli uomini compiono per  possederla. Come lupi che accerchiano una tenera cerbiatta, i cavalieri di tutto il mondo si sfidano a duello, massacrandosi a vicenda pur di conquistare il suo corpo perfetto.

Un’atmosfera orlandesca, dunque, che, come nel capolavoro ariosteo, vede la febbre d’amore diffondersi come un’epidemia tra tanti paladini e nobili signori, che a causa della fragile fanciulla perdono ogni dignità e controllo. Ma, al contrario della femme fatale Angelica, Bellezza, in tutto ciò,  è come una foglia in balia del vento.

Ingenua ed inutilmente egoista, si comporta come una bambina capricciosa, che non si rende conto delle conseguenze delle sue azioni e che, testarda, impiegherà molto e soffrirà a lungo prima di aprire gli occhi sulla realtà della sua condizione, sulla debolezza del cuore degli uomini e su quel “dono” che ha causato solo morte e devastazione.

Attraverso i tre capitoli di cui si compone la storia, eredità dei tre volumi distinti in cui venne alla luce, osserviamo così la crescita personale e morale di Baccalà, che, da un’iniziale saggezza e mitezza, favorita dalla sua umile condizione di serva dall’aspetto sgraziato, si lascia divorare dalla fiamma della passione e della superbia, per poi rendersi conto con spavento ed orrore di quanta malvagità può scatenare quella che credeva fosse una benedizione, se usata nel modo sbagliato.

Tanti sono gli spunti di riflessioni offerti dal magistrale trio di fumettisti autori di Bellezza: dalla relatività dell’estetica, alla profondità della follia umana, all’intervento più o meno benigno di forze soprannaturali nella nostra vita. Quella che, a prima vista, potrebbe apparire come una lunga fiaba, si rivela presto di differente, più complessa natura: non c’è una divisione netta tra bene e male, delitto e giustizia in questo racconto di concreta umanità.

Ogni personaggio, psicologicamente tratteggiato con grande accuratezza, nonostante la superficiale semplicità visiva, dimostra lati oscuri che è proprio la straordinaria bellezza della protagonista a far emergere. Quasi paradossalmente, è un’entità di per sé buona, la bellezza, a suscitare, per contrappasso, le più efferate malvagità. Ciò che si intuisce da tutto ciò è che qualsiasi destino, qualsiasi realtà della vita, può essere utilizzata per fini giusti o, al contrario, per seminare discordia,

Molti sono poi i personaggi di grande interesse scaturiti dalla fantasia di uno sceneggiatore eccellente come Hubert (già autore di Miss Pas Touche, in italiano La vergine del bordello, edito da Planeta-De Agostini), che rendono questo vero e proprio romanzo di guerra, passioni e (poca) magia, una lucida galleria delle sfumature dell’umanità.

In primis, naturalmente, la protagonista, Baccalà-Bellezza, semplice e molteplice, generosa e sdegnosa, egoista e caritatevole, in una parola: viva. Ma anche il secondo personaggio femminile di maggior spessore, la principessa Claudine, sorella del re del Sud, colpisce profondamente, per la propria sagacia, la tempra e la determinazione che pone nell’attuare i suoi piani per la salvezza del regno del Sud.

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Intelligente, coraggiosa e ponderata in un corpo non certo paragonabile a quello di Bellezza, Claudine rappresenta  l’impegno, la lucidità, la serietà e la dedizione che compensano alla mancanza di fascino, qualità che, con lo scorrere del tempo e il dipanarsi della vicenda, si riveleranno ben più preziose del pericoloso incantesimo di Bellezza.

Più lineari, invece, i personaggi maschili: dall’altero re del Sud al rozzo e sanguinario Re Cinghiale, tutti gli uomini perdono il senno alla vista di Bellezza, conquistati certo dal sortilegio di Mab, ma anche (e forse ancora di più) dalle loro stesse passioni, dai loro istinti e debolezze. Solo Eudes, ferito a morte dal tradimento di Bellezza, si rivelerà capace di costruirsi una nuova vita, pur senza mai riuscire a dimenticarla del tutto.

Intreccio di sentimenti violenti e azioni avventate, la storia di Bellezza scorre con un ritmo scrosciante, travolgente, incarnandosi in disegni di assoluta precisione. Marie Pommepuy e Sébastien Cosset, che dal 2000 collaborano con il nome di Kerascoët, dal villaggio bretone dove crebbe Marie, sviluppano in Bellezza un tratto sicuro e pulito, semplice, ma al contempo generoso di particolari e delicatezze, esempio perfetto di ligne claire, linea chiara, il celebre stile artistico nitido e netto, tipicamente bande dessinée, che ha in Hergé il suo sommo maestro.

Di particolare equilibrio visivo e godimento estetico risultano soprattutto le ampissime vignette panoramiche, aperte su paesaggi montani, foreste, picchi scoscesi e magnifici castelli turriti, che trasmettono più di ogni altra cosa l’atmosfera della fiaba e del racconto incantato.

Ma Bellezza è completamente differente dall’edulcorata favola a cui ci hanno abituati alcune semplicistiche trasposizione.

Molto di più assomiglia alla fiaba spesso crudele e realistica, nonostante l’abbondanza dell’elemento magico, che si trova nelle raccolte dei fratelli Grimm o di Italo Calvino, ricordando, allo stesso tempo, anche i giochi di intrighi e tradimenti su cui si regge il Sogno di una notte di mezza estate shakesperiano, della cui tradizione fantastica anglosassone è parimenti debitrice, come dimostrano il celebre nome della fata Mab e le forme delle fate, metà folletti, metà creature dei boschi, metà benefattori di neonati, metà demoni maligni.
I Kerascoët realizzano così vignette che, assieme alle raffinate tavole inframezzate ai vari capitoli, ricordano opere liberty, quasi klimtiane, nella ricchezza delle suggestioni oniriche e delle forme.

Ad illuminare il tutto, l’utilizzo di un color oro quasi da vernice, che sconvolge l’equilibrio del bianco-nero, e che riempie dettagli apparentemente casuali delle vignette, come parti di vestiti, rifiniture di oggetti, piante o ombre sulle pareti, ma che è invece soppesato sapientemente, perché ogni immagine abbia la giusta luce e il giusto fulgore.

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