Multiverisity 7: The Mastermen #1 – Recensione

Pubblicato il 15 Luglio 2015 alle 15:10

Continua l’affresco del multiverso DC Comics: questa volta i testi di Grant Morrison sono impreziositi dalle leggendarie matite di Jim Lee.

Perchè in una sola ora così grandi ricchezze sono state devastate.

Il Nuovo Colosso, Emma Lazarus

Splendore e caduta.

Questo è il titolo dell’albo. Questo è Terra -10. Questo è Multiversity. Splendore e caduta.

Una società imperialista al suo apice, la cui utopia si è estesa alla Luna e fino a Marte, un’utopia nera la cui effige è una svastica rossa. I nazisti regnano, i nazisti governano, i nazisti sono i buoni.

E in un mondo guidato dal male, i buoni sono terroristi, criminali, ricercati, assassini in cerca di vendetta. Una dolce vendetta, come la definisce Morrison. E se pensate che questo sia un paradosso, non temete: è esattamente così.

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A Grant Morrison piacciono i paradossi. Quando ha raccolto la sfida di dirigere questa imponente serie l’autore di Glasgow aveva già messo in conto i vari paradossi che avrebbe incontrato lungo il suo cammino, eppure qui riesce a superarsi: non c’è moralità in The Mastermen, o meglio c’è ma è distorta, né bianca né nera, una tavolozza di numerosi toni di grigio.

Ed è per questo che cattura fin dalla prima, esilarante, dissacrante pagina.

La storia è ambientata su Terra -10, e narra gli eventi accaduti prima e dopo Crisi Finale (altro capolavoro di Morrison, ovviamente).

Qui i nazisti hanno vinto la Seconda Guerra Mondiale, e dopo aver trovato un bambino dentro una navicella aliena venuta dallo spazio profondo, hanno legittimato la loro superpotenza espandendo il proprio dominio al mondo intero, e oltre. Overman, giovane rampollo indistruttibile allevato da Adolf Hitler in persona, diventa l’arma segreta del Terzo Reich ed è grazie a lui che l’America cade.

Washington è tappezzata di svastiche e bandiere nere, insegne naziste, e la celebre Torre di Guardia della Justice League qui è chiamata Il Nido dell’Aquila (altro emblema nazista).

Morrison descrive in poche pagine un mondo vivo, amorale, estremamente complesso e popolato da personaggi tridimensionali. L’autore è forse il più astuto in circolazione, e non cade nell’ovvio tranello intrinseco alla storia: sarebbe stato troppo facile dipingere la società nazista come “il male assoluto”, e Morrison infatti rovescia totalmente le cose.

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Il concetto è tanto semplice quanto controintuitivo: l’utopia post-nazista su Terra -10 è IL BENE. Sono i Combattenti per la Libertà i terroristi, i cattivi, IL MALE. E questa scelta narrativa, oltre ad essere assolutamente geniale, serve a rendere realistico un mondo immaginifico e immaginario che avrebbe rischiato di essere ridondante e scontato.

Overman (che probabilmente, ad un certo punto della sua vita, ha abbandonato la Terra per esplorare la galassia) ritorna sul pianeta che lo ha adottato per scoprire, inorridito, ciò che il Reich aveva fatto in sua assenza: i campi di concentramento, lo sterminio degli ebrei, la caccia alle streghe verso omosessuali, negri e chiunque altro non credesse e/o non rispettasse gli ideali nazisti. E le sue convinzioni, da quel momento, hanno iniziato a vacillare.

Lui, considerato da Hitler l’incarnazione dello Übermensch del nichilismo attivo nietzscheano, è costretto a convivere col rimorso per gli orrori accaduti sulla Terra quando lui si trovava altrove. Orrori che lo perseguitano e si mischiano nei suoi incubi insieme al ricordo della morte di Overgirl, a cui lui era legato e che proprio lui non è riuscito a salvare.

Emblematiche sono le discussioni con Leatherwing (la versione nazista di Batman) e Brünhilde (Wonder Woman, qui rappresentata come una delle Valchirie di Wagner): se l’uomo pipistrello ha le idee chiare su quanto accaduto durante e subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, errori trascurabili commessi per il raggiungimento di un fine superiore, la seconda palesa la sua opinione a proposito dei dubbi morali di Overman durante una splendida conversazione privata fra i due.

“Forse ci meritiamo tutto questo”, si confessa Overman con la bella valchiria, all’indomani di un attacco terroristico dei Combattenti della Libertà.

E Brünhilde, limitandosi ad appoggiargli una mano sulla spalla, gli risponde: “Ti stai comportando in modo ridicolo. Non far scoprire ai nostri nemici che sei cambiato, Overman, o potrebbero sentire l’odore della tua debolezza.”

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Ma chi sono questi nemici? Chi sono i Combattenti per la Libertà? Il bello è proprio questo.

Un gruppo di eroi (o terroristi) che Morrison pesca da quelle etnie che il Reich ha perseguitato: e così abbiamo i consorti Doll Man e Doll Woman, entrambi Testimoni di Geova, l’africano Condor Nero, l’omosessuale Raggio e Phantom Lady, di etnia Rom.

Questo manipolo di rivoluzionari è guidato da Zio Sam, americanissimo uomo di mezza età che ha perso tutto, non solo la sua famiglia ma la sua intera nazione, e adesso ha come unico scopo quello di distruggere l’utopia nazista. Una squadra anti-nazista, rivoltosi spietati pronti a commettere massacri e attentati per riuscire a sconfiggere il male.

Perfino allearsi con la Cerchia, la terribile minaccia che rischia di distruggere il Multiverso: c’è infatti il Dottor Sivana (o Herr Doktor Sivana) dietro questo supergruppo, e anche se Zio Sam sospetta del suo sinistro accento nazi, (“Non so cosa pensi di ottenere, mister, ma di sicuro è qualcosa di poco onesto”) alla fine il terrorista a stelle e strisce, pur di colpire al cuore la città di Metropolis, finisce col suggellare il celebre patto col diavolo.

Alla fine è lo stesso Overman, disilluso e ormai deciso a far cadere la sua stessa società, colpevole di aver macchiato di sangue le pagine dei libri di storia, a lasciare che Metropolis venga distrutta, che (restando in ambito filosofico) si faccia tabula rasa del neo-nazismo che governa il mondo.

Perchè, grazie alla sua supervista, vede cosa sta per succedere ma decide di non agire, o almeno di agire quando è ormai troppo tardi.

Un fumetto magistrale, magistralmente illustrato dal tratto realistico di un Jim Lee in grandissima forma, che dona sfarzo e lustro ad ogni vignetta, ad ogni ambientazione, ad ogni personaggio.

E che poi cambia tono nelle pagine finali, mostrando la tragica fine di un tragico mondo, con un eroe tragico in ginocchio nella polvere.

Questo fumetto è una parabola ineluttabile che descrive l’ascesa e la rovina di un Impero, fatto di moralità invertite e dubbi insolvibili.

Magnificenza e orrore. Gloria e disonore. Splendore e caduta.

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