Un sondaggio USA fornisce dati sui guadagni e la qualità della vita dei disegnatori impiegati nel mercato nordamericano.

Iniziamo questo articolo chiarendo quello che il titolo, per quanto accattivante e sommariamente corretto rispetto al contenuto, non dice: si parlerà non solo di disegnatori, ma anche di letteristi, coloristi e inchiostratori, e i dati disponibili riguardano solo il mercato USA o comunque in lingua inglese. Pur con queste limitazioni il sondaggio condotto da David Harper di SKTCHD, a cui hanno partecipato in 186, può ritenersi un mezzo valido per indagare sulla situazione degli artisti al lavoro in uno dei mercati più importanti del mondo. Consigliamo di leggere l’intero pezzo linkato, di cui proveremo a riassumere le conclusioni principali.

Delle 186 persone intervistate, il 62,5% ha meno di 35 anni, e l’80,9% lavora nel settore da meno di 10 anni: si tratta quindi in maggioranza di giovani. Quanto al formato dei fumetti di cui si occupano, il grafico risultante mostra una scontata predominanza di “floppies” (gli albi spillati classici americani) e graphic novel, il 60,2% del totale.

Scorsi i dati preliminari, andiamo al cuore della faccenda: quanto percepiscono all’anno questi disegnatori (che spesso sono anche sceneggiatori, inchiostratori, ecc.) esclusivamente grazie alle loro matite?

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Quasi la metà dei sondaggiati dichiara di guadagnare meno di 12.000$ l’anno (meno di 11.000€) grazie alla propria arte; se questa fosse la loro unica fonte di reddito, sarebbero sotto la soglia di povertà. Meglio degli animatori giapponesi, ma comunque non abbastanza per mantenersi solo con questo lavoro:

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Ma se con i soli fumetti non riesce a mantenersi, come arriva a fine mese il 60% di questi disegnatori? Harper racconta di secondi lavori più o meno legati all’arte (illustratori, pubblicitari, design) e di altri più umili (baristi, operai, lettori della sorte nei tarocchi); altri fumettisti ancora si appoggiano alle entrate di un partner, mentre i più giovani e specialmente gli autori di webcomic (il 23,2% del campione) si rivolgono a metodi di crowfunding o a Patreon per farsi finanziare direttamente dai lettori.

Questo il quadro generale, non proprio incoraggiante. Harper ha però anche chiesto ai suoi disegnatori (o perlomeno a quelli che lavorano con una tariffa fissa, o ‘work for hire’) quanto sono stati pagati a pagina nell’ultimo incarico:

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I numeri non sembrerebbero malvagi, ma come spiega Harper: “Ipotizziamo che tu riceva 100 dollari a pagina, che non è male considerato quanto fanno gli altri. Se però non si un artista particolarmente veloce e sei stato assunto per fare solo 6 numeri da 20 pagine a 100 dollari a pagina? Facendo due conti si ritorna ai 12.000 dollari all’anno, senza contare le tasse e tutte le spese.” (Il grafico non sembrerebbe comunque giustificare le cifre deprimenti dei grafici precedenti, ma bisogna sempre calcolare che a questo tipo di domande non hanno molto probabilmente risposto autori di webcomic e artisti autoprodotti)

Tornando alle tariffe per pagina: qui vengono analizzate le paghe offerte dai maggiori editori USA:

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Legenda: 1 significa 25$ a pagina, 2 dai 25 ai 50, 3 dai 50 ai 100, 4 dai 100 ai 200 e 5 oltre i 200

Bonus: soldi a parte, qui si analizza l’esperienza lavorativa complessiva con le case editrici:

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Legenda: 1=”Non ci lavorerei mai più”, 2=”Più male che bene”, 3=”neutrale”, 4=”Esperienza di qualità”, 5=”Il meglio”

 

Valiant paga bene ma non si comporta in modo altrettanto positivo con i suoi artisti, quindi, mentre la DC brilla in entrambi i campi.

Questo excursus nella vita dei disegnatori attivi negli USA continua nella prossima pagina dove daremo un’occhiata anche a come l’attività lavorativa si inserisce nel quotidiano.

(Immagine di copertina: Peter Dazeley—Stone/Getty Image)

Gira pagina…

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