Recensione: Silverfin

Pubblicato il 28 Dicembre 2010 alle 12:58

Autori: Charlie Higson, Kev Walker.
Casa Editrice
: ReNoir Comics
Provenienza:
U.K.
Prezzo:
160 pp., colore, brossurato, € 15,00


Alzi la mano chi non si è mai chiesto come James Bond sia finito per diventare l’agente segreto più amato della storia del cinema.

Non parlo ovviamente dei fatti narrati nei recenti prequel interpretati da Daniel Craig (certamente più dinamico di Pierce Brosnan, ma senza lo stile di Sean Connery o di Roger Moore), ma delle esperienze e delle pulsioni adolescenziali che portarono il giovane James ad appassionarsi ai misteri ed al mondo dei detective e delle spie.

Bene, non avendo visto molte mani alzate mi sento di consigliare la lettura del graphic novel Silverfin, di Charlie Higson e Kev Walker.

I fatti narrati ripercorrono quelli del romanzo dello stesso Higson (del 2005, edito in Italia da Mondadori per la collana Junior Giallo) e prendono le mosse dagli studi del giovane Bond ad Eton.

In questa prima parte vengono in rilievo le amicizie del ragazzo, il rapporto con il tutor Merriot e l’antagonismo con il giovane George Hellebore il cui padre, uno statunitense con manie di grandezza, è ossessionato dal desiderio che il figlio primeggi ad ogni costo.

Quando poi James torna in Scozia per le vacanze a trovare gli zii, conosce sul treno un furfantello dai capelli rossi di nome “red” Kelly con il quale fa subito amicizia.

Il fratello del nuovo venuto è sparito nei pressi di una tenuta che, caso vuole, appartenga proprio alla famiglia Hellebore.

I due partono allora alla ricerca dello scomparso percorrendo un sentiero che gli farà incontrare molti personaggi interessanti tra cui “Selvaggia Lawless” in sella al suo cavallo bianco e Mike Tritacarne Moran (americano, professione detective) in un intrigo crescente per svelare la misteriosa sparizione ed i segreti della famiglia Hellebore.

Graficamente molto ben impostato, con un Kev Walker (Marvel Zombies, Annihilation: Nova, The Eternal oltre a bellissime illustrazioni di carte di Magic) nei tratti leggermente più essenziale del solito, Silverfin ha il pregio di mantenere costante l’interesse nel lettore facilitandone l’immedesimazione anche nei personaggi che appaiono, prima facie, superficiali o spiacevoli.

Pur non avendo letto il romanzo mi sento di rilevare come, ovviamente per economia narrativa, alcune figure (è il caso del citato Tritacarne) siano state solamente abbozzate quando avrebbero meritato maggiore spazio che consentisse di esprimerne il potenziale.

La rilegatura è curata, la carta ottima e con una bella resa dei colori, come ReNoir ci ha molto ben abituato.

Una buona pubblicazione, utile per far approcciare i neofiti, soprattutto quei ragazzi che spesso non vanno oltre l’ultimo manga-fotocopia che affolla gli scaffali.


Voto: 7+

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