Le 7 meraviglie – La nostra seconda recensione

Pubblicato il 7 Marzo 2015 alle 10:00

7 storie per 7 meraviglie: Star Comics propone una nuova serie scritta da Luca Blengino incentrata sui sette monumenti più spettacolari del mondo antico.

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Επτὰ ϑεάματα (le 7 cose meritevoli di essere viste) : così vennero definiti dai greci  i sette monumenti dell’antichità  più straordinari che l’uomo avesse mai costruito. 7, come simbolo dell’unicità e della perfezione, in quanto numero primo non divisibile.

Una delle  testimonianze  più antiche  delle sette meraviglie del mondo proviene intorno al 140 a.C. da Antipatro di Sidone, che menziona : le Piramidi di Egitto, l’Artemision di Efeso (il tempio di Artemide), le mura di Babilonia, la statua di Zeus ad Olimpia, i giardini pensili di Babilonia, il Colosso di Rodi ed il Mausoleo di Alicarnasso, con l’esclusione del faro di Alessandria, riconosciuto nell’elenco canonico. Queste storte di classifiche cambiavano con il passare degli anni e dell’ evoluzione del contesto socio-politico: Così Marziale aggiunge ai  septem miracula anche l’anfiteatro Flavio ( il Colosseo) e l’altare di Delo.

Pubblicata dalla Star comics, la serie Le 7 Meraviglie propone 7 storie sceneggiate da Luca Blengino e disegnate da artisti diversi, che ruotano intorno ad una delle 7 meraviglie del mondo antico. Questo volume d’esordio raccoglie una storia incentrata sulla statua di Zeus ed una sui giardini pensili di Babilonia.
Realizzata dallo scultore greco Fidia nel 436 a.C., la statua di Zeus era una monumentale scultura criselefantina (in oro e avorio)  raffigurante il Padre degli Dei collocata nel tempio del dio ad Olimpia. Descritta dettagliatamente da Pausania, la statua raffigurava il padre degli Dei seduto su un trono, che reggeva con la mano destra Nike (la personificazione della vittoria) e con la sinistra uno scettro ornato su cui poggiava l’aquila d’oro, simbolo della divinità.

La storia delineata in questo volume, ambientata ad Olimpia durante la ekecheirìa ( la tregua tra tutti gli abitanti dell’ Ellade prevista in occasione dei giochi olimpici), pur seguendo dall’inizio le vicende di un giovane schiavo in cerca del padre, finisce per coinvolgere un numero notevole di personaggi collegati dal destino; l’impetuoso Monumento di Zeus fa da sfondo a vendette, congiure e ricerche di un tesoro con protagonisti : un  lottatore, una vasaia, un nobile ateniese e lo stesso Fidia.
Una vicenda corale ben strutturata, con una convincente caratterizzazione dei protagonisti e dei costumi dell’epoca. Blengino ha un’ottima intuizione: ambientare una storia densa di passioni e tragedie in un preciso contesto storico  ricostruito minuziosamente.
L’autore gioca molto con gli stereotipi e gli argomenti di tendenza in Grecia nel V secolo a.C : l’onore, l’omosessualità , la schiavitù, l’agonismo, la  ὕβϱις (la superbia) e gli intrighi politici. Qualche perplessità rimane su un finale della storia un po’ troppo “velocizzato”, che  lascia pensare che l’autore abbia messo troppa carne al fuoco .

Le tavole disegnate da Stefano Andreucci presentano un layout abbastanza classico, riproducendo fedelmente la crudezza e le scene esplicite previste dalla sceneggiatura di Blengino con uno stile realistico e dal notevole dettaglio anatomico. L’artista lascia ampio spazio a primi piani molto efficaci ed emotivamente coinvolgenti, piuttosto che soffermarsi sugli affascinanti scorci di Olimpia.

Con il secondo racconto del volume ci spostiamo a Babilonia nel 585 a.C., all’epoca della deportazione degli ebrei. Secondo una delle tante teorie formulate dagli storici, durante il suo regno il re Nabucodonosor II ordinò di far costruire un giardino pensile come dono per la sua consorte, la principessa iraniana Amytis . Sulla base di queste premesse, viene delineata la storia di Hesediel, un schiavo giudeo incaricato di curare gli immensi giardini e far crescere un rarissimo fiore. Hesediel sarà costretto a decidere tra la fedeltà al suo popolo e l’obbedienza agli ordini del sovrano.

Nonostante non manchino diverse fonti (Erodoto) che ne fanno menzione , la stessa esistenza dei giardini pensili è ancora messa in discussione, e ciò ha permesso all’autore e al disegnatore Roberto Ali di poter sprigionare tutta la loro inventiva. Emergono, in particolare, il tema della tolleranza religiosa e del pregiudizio, con un racconto molto empatico ed emozionante. Sfruttando l’ambivalenza delle fonti a riguardo, il punto forte della sceneggiatura è dato dalla caratterizzazione del dio-sovrano Nabucodonosor; un personaggio carismatico, subdolo ed enigmatico, capace di mostrarsi allo stesso tempo autoritario e fragile d’animo.

Rispetto ai disegni di Andreucci, le tavole di di Roberto Ali prevedono un layout più dinamico, prediligendo maggiormente la rappresentazione di splendidi paesaggi. Molto accattivante il character design e la scelta stilistica adottata per la costruzione dei giardini pensili.

Le 7 meraviglie risulta essere una riuscita commistione tra realtà storica e finzione drammatica. I contesti storici, politici e sociali che caratterizzano ognuna delle 7 meraviglie possono consentire a Blengino di raggiungere una certa varietà anche nelle scelte narrative

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