Recensione N.Y. Komachi vol. 1 – GP Publishing

Pubblicato il 9 Novembre 2010 alle 11:16

Autore: Waki Yamato
Editore
: GP Publishing
Provenienza
: Giappone
Prezzo
: € 5,90


Dopo sedici anni vissuti come un ragazzo per rimediare alla mancata nascita di un primogenito maschio, Shino Konohama riceve dal padre l’ordine di tornare a vivere come una donna, seguendo un’adeguata educazione per diventare una perfetta sposa obbediente.

Il cambiamento radicale che si prospetta alla ragazza è tutt’altro che semplice da accettare, perché riscoprire la propria femminilità per Shino significa anche rinunciare al prestigio e alla libertà. Piuttosto che piombare in un abisso di restrizioni, la protagonista decide di scappare, sognando ad occhi aperti la terra delle grandi promesse: l’America.

Nella sua maldestra fuga verso New York,  la komachi (bella ragazza) Shino intreccia la sua strada con quella degli “stranieri”, così diversi ma anche così simili, scoprendo verità e menzogne che accompagnano il controverso rapporto tra gli occidentali e il governo del Sol Levante. E imparando quanto possa essere universale il sentimento dell’amore.

Sullo sfondo dei grandi cambiamenti che attraversarono il Giappone all’alba dell’era Meiji, si incontrano e si scontrano le somiglianze e le differenze tra la cultura occidentale e quella nipponica.

GP Publishing porta così in Italia “N. Y. Komachi” un’opera del 1986 di Waki Yamato, mangaka nota al grande pubblico per “Una ragazza alla moda”, meglio conosciuta con il titolo italiano di “Mademoiselle Anne”. La serie si compone in totale di otto volumi.

In un mercato sommerso da titoli shojo tutti troppo simili tra loro, che hanno finito per appiattire e banalizzare un po’ questo tipo di storie, riscoprire la vecchia scuola è davvero una boccata d’aria fresca.

Innanzitutto il tratto dell’autrice è quello tipico dei manga degli anni ’70, sottile ma modulato egregiamente per differenziare figure maschili e femminili, donando maggiore consistenza alle prime e rendendo più aggraziate le seconde. Nel complesso, comunque, il disegno è più leggero se paragonato a quello delle opere precedenti.

Si ritrovano poi gli elementi caratteristici di ogni shojo, dai grandi occhi, principale mezzo espressivo dei personaggi, gestito con grande disinvoltura, all’attenzione per i dettagli, che in questo manga si interseca con un’accurata opera di documentazione storica.

Le tavole sono molto dense e apparentemente disordinate, ma costituiscono un perfetto esempio di quei “quadri del cuore” con cui il c.d. “favoloso gruppo 24” aveva rivoluzionato i fumetti per ragazze negli anni ’60, consolidando poi questo genere nel decennio successivo.

Il grande numero di vignette scontornate, o dalle forme più improbabili, non impedisce quindi la lettura, mantenendo una leggibilità invidiabile, che cattura l’attenzione del lettore dalla prima all’ultima pagina con grande scorrevolezza. La distribuzione dei pesi è inoltre ben equilibrata grazie ad un uso misurato dei retini e a un ottimo impiego del chiaroscuro e del tratteggio, che arricchisce, senza appesantire i disegni.

Per quanto riguarda la caratterizzazione dei personaggi, ancora una volta la sensei Yamato si confronta con il tema dell’emancipazione, creando una personalità femminile estremamente forte cui fa da controparte un protagonista maschile pacato.

Shino è, come Benio “Anne” Hanamura, un’adolescente irrequieta, che ha potuto assaporare la libertà riservata agli uomini, e che ha maturato l’orgoglio delle proprie convinzioni. Il fascino del nuovo mondo, le difficoltà culturali e sociali dell’epoca non sono altro che il pretesto per sviluppare un personaggio di grande spessore, risoluto nel perseguire i propri obiettivi, ma al contempo fragile e inesperto, come tutte le ragazze della sua età.

Il dr. Irving, dal canto suo, presenta quell’iniziale freddezza che era già appartenuta a Shinobu in “Una ragazza alla moda”, guarda caso anche lui di origine occidentale, ma che qui si arricchisce di un passato tutto da scoprire e di una certa malinconia che al suo predecessore mancava.

Anche gli altri personaggi sono ben strutturati, per quanto marginali.

Interessante la scelta narrativa di non demonizzare la gestione politica dei cambiamenti, mettendo in luce sia la rigidità di certi occidentali, sia le scorrettezze di alcuni giapponesi.

A condire il tutto l’irresistibile umorismo dell’autrice, più contenuto rispetto a quello di “Una ragazza alla moda”, ma che con magistrale naturalezza strizza l’occhio al nonsense senza che le gag interferiscano con il tono generale della storia.

L’edizione italiana è ben confezionata. Il volume ha la sovraccoperta, la rilegatura è solida e la carta scelta è bianca e resistente. Azzeccato anche il layout di copertina. L’apparato di note in appendice è ricco e fin troppo dettagliato. Qualche perplessità sull’impaginazione di alcune tavole e su alcune scritte giapponesi che sono state tradotte e adattate ma che compaiono ugualmente in nota.  Nel complesso, le traduzioni e gli adattamenti sono buoni e scorrevoli. Il rapporto qualità-prezzo è quindi proporzionato.

Concludendo, “N.Y. Komachi” è consigliato a tutti i nostalgici dei manga anni ’70-‘80, sia quelli che hanno già avuto modo di amare “Mademoiselle Anne”, sia quanti sanno apprezzare storie romantiche e delicate che non si prendono mai troppo sul serio.


VOTO: 8,5

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