GP Publishing pubblica in Italia Flowers, opera oscura a forti tinte noir.

Flowers 

Storia e Disegni: Saki Okuse

Casa Editrice: GP Manga

Provenienza: Scholar/Gentosha, Giappone, 1998 ( volume unico)

Target e Genere: Seinen, psicologico, erotico

Prezzo: € 5,90, 12X16,9, 192 pg  cad. b/n, brossurato

Data di pubblicazione: agosto 2013

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 Spinto.

Oltre ogni limite, regola e ragione. E non se ne comprende il perché. Chi leggerà Flowers, del noto mangaka Saki Okuse (Blood Sucker – Legend of Zipangu, Monophobia) pubblicato da GP Manga, non potrà fare a meno di porsi lo stesso interrogativo. L’autore, già noto per opere mature, in questo caso si spinge – appunto – oltre il maturo per sconfinare nell’osceno. Ma un osceno che si rifà a una delle diverse accezioni latine del termine: fuori scena. Perché nessuno dei protagonisti è mai realmente dentro la scena: è lontano, avulso dalla storia, peraltro drammaticamente confusa.

Neiru è un ragazzo che sfoga le sue frustrazioni sessuali su un manichino che modella nella parti intime grazie all’aiuto della disinibita Erica e che ama travestirsi e andare a uomini. Se lo faccia  per vizio, per piacere o per punirsi…. non ci è dato sapere. Fuyu è un ragazzo violento torturato da una voce, forse frutto della sua psicosi o delle medicine che è costretto a prendere.

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I protagonisti, così ambigui, eccessivi e allo stesso tempo impalpabili, non suscitano alcun tipo di empatia… quasi ci si dimentica di loro, per poi ritrovarli all’improvviso in azione, senza un nesso logico né un motivo particolare. Quale il senso? Quale il messaggio?

Cosa dovrebbero rappresentare i tre protagonisti? I massimi rappresentanti del disagio giovanile? Il simbolo negativo della sottomissione alla miseria e solitudine umana? Se sì, perché farlo in modo così psicotico e fuorviante? Chi legge ha diritto di capire, allo stesso modo in cui chi scrive ha il dovere di renderlo possibile.

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Viene quindi da pensare che Flowers sia un’opera frutto di un capriccio del mangaka, la compiaciuta celebrazione del vizio, fatta passare per opera erotica a tinte noir. Una carrellata – studiata – di situazioni degradanti e pruriginose che costellano le fantasie di molti e si ritrovano lì ammassate, nero su bianco, a sferrare un pugno in pieno stomaco. Così, per vezzo.

D’altronde il titolo, di eco baudelairiana, non fa che condurci per mano su quel prato di fiori del male, che altro non sono se non le nostre fantasie più oscure e perverse.

Un viaggio nell’abisso.


Voto 5

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