Fingerless (edito da Hollow Press) segna il ritorno di Spugna sugli scaffali di fumetterie e librerie a quasi due anni di distanza dal suo ultimo lavoro ovvero The Wizard Hat – Another Rust Kingdom Tale, il secondo spin-off di quell’incredibile lavoro che è The Rust Kingdom.

Fingerless, essi (non) vivono

Esterno città, sera. Fra palazzi e cartelloni pubblicitari, le strade brulicano di persone. Qualcuno torna a casa, qualcuno si ferma a bere. Due amici, o forse due colleghi, alzano il gomito e finiscono a schiamazzare in un vicolo. Un butta fuori o un semplice balordo decide di dar loro una lezione ficcandoli di testa in un cassetto a smaltire la sbronza.

Nel mentre, solitaria su un tetto, una figura spettrale ed informe esegue uno strano rituale, toccando la nostra realtà con un dito essa entra in una sorta di bolla di sospensione e gli abitanti della città vengono imprigionati nelle loro case da mostruose dita che serrano porte e finestre.

È solo l’inizio. Dopo aver completato questa prima fase, la figura invia un segnale che raggiunge il cosmo profondo o un altro piano della realtà richiamando una gigantesca fortezza volante carica di appendici carnose da cui vengono sparati energumeni in trench e dall’improbabile copricapo a forma di stivale.

L’invasione è iniziata. Ovunque si diffonde il panico mentre questi giustificatori assimilano la popolazione privandola di mani e organi di senso attraverso una mano bucata e deforme e dalle dite innaturalmente prensili.

I due amici ubriachi si risvegliano e lo spettacolo che si ritrovano davanti è raccapricciante.

La popolazione è tutta in strada priva di qualsiasi connotato mentre gigantesche e sogghignanti figure emergono dai cartelloni pubblicitari, ora privati dei loro messaggi, scegliendo con cura un abitante.

Il loro scopo? Una surreale, e mortale, partita a tennis.

I due cercano di fuggire ma sulla loro strada incrociano i giustificatori. Resistono alla assimilazione, scoprendo con disgusto dove vanno a finire dita e organi di senso aspirati, uno dei due cede l’altro invece reagisce. Colpendo uno dei giustificatori scopre il suo mostruoso volto e, approfittando della sorpresa, riesce a fuggire ferito senza voltarsi indietro raggiunge il confine della bolla… sarà riuscito a salvarsi?

Ritorno alle origini per una critica attuale

Tematicamente Fingerless si riallaccia idealmente al precedente lavoro: lì il fantasy era metafora per sottolineare come la conoscenza fosse un percorso faticoso, di trasformazione e non senza conseguenze. In un epoca di scarsa conoscenza, nell’accezione più ampia del termine, il messaggio era forte ma anche inquietante perché ribadiva come fossero davvero “pochi” coloro che posso/vogliono conoscere.

In Fingerless questa prospettiva viene capovolta in una critica diretta alla società attuale, consumistica e dell’informazione onnipresente ma il più delle volte vacua, inutile e pilotata da fini altri.

Per questo motivo Spugna torna ad una ambientazione urbana per un incipit che ci riporta idealmente al suo primo seminale lavoro salvo poi sterzare bruscamente verso un territorio weird sci-fi/horror che riporta invece alla mente Essi Vivono di John Carpenter ma anche alcune disturbanti puntate del cult Ai Confini della Realtà.

Quello che l’autore vuole comunicare è inequivocabile. Siamo dominati e indirizzati costantemente verso una spersonalizzazione (la perdita dei connotati, degli organi di senso e delle dita) mortale e soporifera da cui non sembra esserci via d’uscita. Viviamo in bolle di sicurezza anestetizzanti in cui anziché essere protagonisti diventiamo spettatori inconsci, e nel peggiore dei casi, vittime di una spettacolarizzazione del nulla (la partita a tennis senza rete) uso e consumo di una società dell’apparenza.

Il surreale e il grottesco, lo stile di Spugna ad una svolta

Fingerless è, come gli ultimi lavori di Spugna, un libro muto. Non vi sono dialoghi e anche le onomatopee sono ridotte al minimo e relegate ad elementi propedeutici allo sviluppo del plot.

La ricerca dell’autore milanese è stata negli ultimi anni tutta incentrata sulla narrazione per immagini e sulla costruzione della tavola. Nello specifico Spugna ha lavorato sulla consequenzialità delle pagine, sulla loro coerenza e cineticità interna secondo il principio di solidarietà iconica spogliato dell’orpello della verbalità.

Fingerless in questo senso potrebbe essere un importante punto di arrivo per Spugna perché l’inferenza di senso data dalla immagine, anzi dalla consequenzialità di più immagini, assurge perfettamente al suo compito squisitamente narrativo.

Non c’è indecisione né rischio di fraintendimento. Fingerless è un libro leggibile e comprensibile anche senza dialoghi e lascia al lettore il compito di ricavare il senso generale dell’opera senza la loro didascalica stampella.

Spugna è quindi libero di dare sfogo al suo amore per il weird in design grotteschi e surreali in cui il body horror convive con una sintesi anatomica tutta votata all’immediatezza del singolo elemento particolare.

La tavola è ampia. La sua costruzione si articola in due massimo tre riquadri lasciando spazio a pagine singole e doppie splash pages dal forte impatto che aumentano la portata aliena della surreale vicenda.

Anche nell’uso del colore c’è una maggiore consapevolezza da parte dell’autore milanese. I toni fluorescenti si alternano a grigi e viola e verdi in una paletta eterogenea che serve ad evidenziare vari momenti della narrazione. Le campiture sono ampie e omogenee, i neri spessi e decisi mentre gli sfondi all’acquerello donano un sinistro ed etereo tocco alla vicenda.

Conclusioni

Fingerless è un libro abrasivo e diretto ma non per tutti. La ricerca stilistica di Spugna infatti è estremamente peculiare e potrebbe non incontrare il gusto delle lettore medio e/o occasionale.

Rimane assodato che quella di Spugna è una delle voci più interessanti e ricche del panorama fumettistico italiano che va approcciata con cognizione di causa, mentalità estremamente aperta e un bagaglio tecnico di competenze teoriche leggermente sopra la media per comprenderne pienamente il percorso di ricerca artistica.

Il volume

Hollow Press produce il suo classico, solidissimo brossurato con alette privo di extra. Da segnalarsi l’ottima carta spessa e porosa e la copertina in rilievo.

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