Wolfwalkers – Il popolo dei lupi, dopo essere stato presentato al Toronto Film Festival, arriva su Apple Tv+. Il film d’animazione è scritto da Will Collins, diretto da Tomm Moore e Ross Stewart e prodotto dall’irlandese Cartoon Saloon.

Irlandese come la patria raccontata, un suggestivo mix di Irlanda e Inghilterra, sedi di antichi dissapori. Robyn Goodfellowe è una giovane aspirante cacciatrice di lupi inglese trasferitasi da Londra con il padre: lei vorrebbe cacciare invece che occuparsi della casa e delle faccende, mentre il padre serve al seguito di Lord Protector, il sovrano che come da nome dovrebbe “proteggere” la città.

Nella foresta vive invece l’irlandese Mebh Óg MacTíre, con la madre e un branco affiatato di lupi. Lei è una wolfwalker, un popolo selvaggio nativo che non solo può “sussurrare ai lupi” ma anche trasformarsi in essi quando dorme, facendo finire il proprio corpo in una sorta di trance. Un bel giorno le due si incontrano, fanno amicizia e questo porterà le loro vite a cambiare per sempre.

Wolfwalkers – Il popolo dei lupi

Dicevamo “dovrebbe” proteggere la città perché come in una favola tramandata dai tempi antichi del folklore locale, in Wolfwalkers – Il popolo dei lupi quella di Lord Protector è in realtà tirannia mascherata da protezione, e rischia di provocare la morte di tutto il villaggio oltre che la fine della foresta circostante.

Come sempre si odia e si teme ciò che non si conosce, in questo caso gli umani nei confronti dei lupi, proprio come si sentivano gli umani di Berk nei confronti dei draghi nella saga di Dragon Trainer. Lì c’era Hiccup, qui Robyn e Mebh determinate a far vivere in pace i due popoli e soprattutto a difendere i “fratelli” lupi. Ci riusciranno?

Wolfwalkers - recensione del film d'animazione ora su Apple Tv+

Wolfwalkers mette al centro le relazioni, non solo quelle speculari genitore-figlio (entrambi non hanno uno dei due) delle due ragazzine, ma anche il rapporto con la natura, con un’impronta che potremmo definire ambientalista e che ricorda lo Studio Ghibli di Takahata e Miyazaki.

Il cast che accentua la doppia parlata anglo-irlandese, è impreziosito da nomi come Sean Bean e Maria Doyle Kennedy, che prestano la voce ai rispettivi genitori delle due bambine protagoniste.

Quello che colpisce soprattutto di Wolfwalkers – Il popolo dei lupi, oltre a una meravigliosa colonna sonora che vi ritroverete a canticchiare anche dopo la visione e che “ulula libertà”, è l’attenzione ai dettagli e allo studio delle inquadrature.

I tratti spartani dei disegni dell’animazione in 2D sono bilanciati dalla struttura dell’immagine che gioca con forme geometriche per dare un tono equilibrato ad ogni inquadratura. Ancora una volta l’animazione più o meno tradizionale dimostra di poter essere anche innovativa e originale. Il contrasto fra i colori caldi della selvaggia eppure accogliente foresta e quelli freddi della città, sede di terrore e incomprensioni è la ciliegina sulla torta.

Quindi ben venga questa Cartoon Saloon che, muovendosi tra la Laika e le altre major animate “minori” si fa spazio a suon di storia, caratterizzazione dei personaggi, musiche e animazione che non hanno nulla da invidiare ai grandi titoli, e anzi gli fanno un’ottima concorrenza.

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