Per comunicare con i demoni, si deve entrare in contatto con loro, in qualche modo. E quando sono in tanti a essere portavoce di un demone solo bisogna preoccuparsi un po’ di più… Samuel Stern affronterà un gigantesco abisso nel numero di ottobre 2020: ce la farà a uscirne indenne anche questo mese?

Nel paese di Blackburn, il dottor Barn chiama padre Duncan per aiutarlo a risolvere un caso di presunta schizofrenia simile a un caso a cui entrambi parteciparono trent’anni prima. Ci sono molte somiglianze: entrambe le possedute citano versi dell’Apocalisse, tracciano gli stessi simboli e hanno le stesse reazioni. Tutto sembra “normale”, quando un uomo del paese viene fermato dalla polizia con in mano le zampe del suo cane e inizia a presentare gli stessi sintomi delle ragazze…

L’Apocalisse a Blackburn?

Albo leggermente sottotono rispetto ai suoi predecessori. Il classico intro del tipo che vaga nei boschi, nota qualcosa e gli succede un evento che noi non riusciamo a vedere. Stacco. Giornata tranquilla dei protagonisti che viene stravolta dalla chiamata di uno che ha bisogno di loro. E così via…

Bisogna superare lo scoglio di almeno una decina di tavole “classiche” per arrivare al succo della narrazione: fare un esorcismo a una paziente che presenta gli stessi sintomi di un’altra paziente su cui padre Duncan ha praticato un esorcismo trent’anni prima. Un albo a diesel, che ci mette tempo a carburare, ma che è capace di rivoltarsi e trottolare come un uragano nelle ultime pagine.

In compenso, si aggiungono altri grandi tasselli del passato di padre Duncan e di Samuel. Si aprono sempre di più le ferite del prete: i suoi ricordi riaffiorano e scopriamo che aveva (o ha) un fratello di cui ancora non si sa nulla. Dall’altra parte, l’infanzia del nostro Rosso sembra essere sempre di più la chiave che i demoni bramano di usare a discapito dell’esorcista. In tutto ciò, ci chiediamo: che fine ha fatto la figlia di Samuel?

La venuta dell’eresiarca

Alle matite, una splendida Lisa Salsi mette in riga i chiari e gli scuri con una precisione quasi chirurgica. Per gli amanti dei fumetti pocket, “L’abisso”è decisamente un albo da non perdere. La disegnatrice fa brillare i neri sulle tavole in netto contrasto con i bianchi dei volti e degli sfondi; riguardo ai flashback, i grigi sono morbidi e acquerellati, molto dettagliati e con svariate sfumature, tanto da dare l’illusione agli occhi che la scena non sia più in bianco e nero ma a colori.

Samuel Stern continua lentamente a tessere la sua trama di sottofondo, lasciando indizi non troppo evidenti qua e là, come briciole di pane in un bosco ombroso. A distanza di quasi un anno dalla sua prima uscita, il Rosso è riuscito a farsi amare con le sue avventure horror.

È facile empatizzare con un uomo come lui: avido lettore, pieno di paure ma anche di rimpianti, simpatico e amichevole. Sarebbe il ritratto di un uomo qualunque, se non fosse per quel “piccolissimo” dettaglio, ovvero la capacità di comunicare con i demoni. Ma a parte questo, la forza di Samuel Stern è che, davvero, chiunque di noi può essere Samuel Stern.

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