Un negozio conosciuto, un nome che richiama alla memoria ricordi di altre epoche, un venditore dall’aria inquietante ma stranamente affabile: si apre così la nuova serie Dylan Dog presenta: I racconti di domani, con un ritrovato Tiziano Sclavi alla penna (e calamaio).

Ed è davvero tornato il padre del nostro Indagatore dell’Incubo preferito con una modalità narrativa che ricorda Venerdì con zio Tibia. Un libraio dalle origini misteriose vende a Dylan Dog un libro di racconti particolari, talmente trascinanti che quasi non riesce a smettere di leggere.

Ogni racconto ha una durata variabile (da tre tavole a una decina circa) e hanno tutti un argomento comune: l’orrore quotidiano. Il libraio è sempre presente, come un narratore onnisciente la quale presenza si percepisce nell’aria. Hai presente quel refolo d’aria gelida che ti attraversa, come se ti fosse passato attraverso un fantasma? Ecco…

Il libro impossibile

Storie di interdipendenza, di dipendenza, di non-morti ma anche non-scemi e di evocazioni sfumate: quattro piccoli racconti, da mangiare tra uno stacco pubblicitario e l’altro nel bel mezzo del tuo film horror preferito, giusto per mantenere il battito cardiaco alto e la stretta allo stomaco.

Non c’è una storia migliore dell’altra in questo volume: ognuna ha una bellezza che si fa leggere e rileggere, che fa scoprire chi e come vivono gli hikikomori, cosa succede se sbagli a evocare il diavolo, come si vive senza sigarette e se anche gli zombie sognano. Tutto questo con personaggi le cui fattezze ricordano alcuni attori, quali Tom Hiddleston, Steve Buscemi e Jonah Hill.

Uno smagliante Sclavi illustrato da un altrettanto smagliante Gigi Cavenago: l’alone di mistero, di oscurità e di terrore scivolano tra le linee fluide del disegnatore. La morbidezza del tratto e la liquidità dei colori scorrono come nuvole di fumo tra le pagine. Ogni piccolo racconto è definito da un colore predominante, mentre gli intermezzi dove compaiono Dylan, Groucho e il narratore Hamlin sono caratterizzati dai colori caldi (rosso, marrone, arancione, giallo).

Della morte e del cielo

Nel secondo volume, cambiano le matite e troviamo i neri colmi di Nicola Mari. A differenza delle sue tavole in bianco e nero, ne I racconti di domani le vignette di Mari acquisiscono corpo e consistenza tridimensionale grazie ai colori di Giovanna Niro, presenza ormai fissa nelle serie Bonelli.

Rispetto alla brillantezza cromatica che abbiamo trovato nel volume con Cavenago, qui i colori sono più smorti, spenti come i sentimenti dei personaggi, come professor Tristezza, un uomo che ha poco da raccontare della sua vita ma tanto da narrare.

Disegnatore tanto amato nella serie regolare di Dylan Dog, Mari graffia le pagine con le sue matite dure e i suoi neri pieni, delineando un movimento meccanico dei personaggi che cercano di scappare dall’orrore nel quale sono intrappolati.

Le brevi storie in questo secondo volume sono più malinconiche e tutte hanno come elementi in comune il cielo: c’è chi ci va perché ha smesso di essere su questa terra; c’è chi proviene da lì, con intenzioni buone o cattive; c’è chi ci va per vie traverse, non proprio convenzionali.

Lo stile di Sclavi è sempre forte e non è invecchiato di un giorno: le inquadrature, i dialoghi e la sequenza delle vignette sono ancora vincenti, racconta storie senza tempo che possono essere viste contemporaneamente come specchio del nostro presente ma anche finestra sul futuro prossimo (ma non troppo).

Le copertine della collana I racconti di domani sono sobrie e quasi completamente nere, tranne per un riquadro ellittico che ricorda tanto le foto dei defunti che si trovano sui comodini e comò delle case di persone anziane. Le cover sono uno sguardo rispettoso verso la morte e il suo orrore, a cui avvicinarsi con curiosità ma anche con le giuste precauzioni. Dato che:

 … la morte sembra essere un argomento chiave dei Racconti di domani. Ma è comprensibile, visto che si tratta forse del più grande mistero della vita. Cosa c’è dall’altra parte? Il nulla eterno o qualcosa, qualsiasi cosa? E poi, com’è morire? Nessuno è mai tornato per dircelo… (cit. quarta di copertina)

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