Grazie a Edizioni Star Comics arriva in Italia Kappa at Work (Hataraku Kappa), una delle opere più visionarie di Imiri Sakabashira.

Kappa at Work: la sinossi

In una bizzarra città in cui si mescolano influenze russe, mediorientali ed europee, la giovane Anne è alla ricerca di un lavoro e un bel giorno, finalmente, lo trova: farà la cuoca in un sottomarino di kappa pirati! Dal momento in cui si imbarca sul Takobune, ha dunque inizio per lei un viaggio indimenticabile fra paesaggi allucinanti, combattimenti contro esseri spaventosi, incontri con soggetti indecifrabili ed esperienze folli, in un crescendo di ammaliante surrealismo.

Kappa at work: un manga onirico

Prima di tutto bisogna complimentarsi con Edizioni Star Comics, che ha avuto il coraggio di portare in Italia un’opera che le case editrici mainstream di manga avrebbero probabilmente lasciato felicemente in Giappone.

Kappa at work, infatti, è un’opera di rottura rispetto ai fumetti giapponesi che siamo soliti vedere in edicola. Se questo può essere un pregio, sicuramente il lettore medio potrà però essere “sconvolto” sia dal tipo di storia che dal tratto del maestro.

La narrazione infatti non è assolutamente lineare e presto vi accorgerete come in realtà non vi sia alcuna logica nè nel succedersi degli eventi nè nei gesti dei personaggi. Esempio tipico di ciò è il viaggio (perchè così deve essere definito) nel mercato, che occupa buona parte del volume: un mercato che è un mondo a sè, con personaggi a dir poco originali (e in alcuni casi disgustosi) che non mancheranno di colpire il vostro immaginario.

Anche i personaggi sono piuttosto imperscrutabili in quanto anche essi beneficiano di una mancanza di logica assoluta sia nel loro comportarsi sia nella maggior parte dei loro dialoghi.

Il manga è quindi in realtà un confluire di influenze: forte e indiscutibile è quella del gekiga, la corrente fumettistica nata in Giappone negli anni Sessanta del secolo scorso per soddisfare le necessità del lettore giovane adulto / adulto, che contestava il manga così come lo aveva istituzionalizzato Osamu Tezuka con la sua narrativa e le sue tematiche rivolte ad un pubblico più giovane.

Ma non c’è da dimenticare poi l’influenza della tradizione yokai: in effetti i kappa, leggendarie creature mitologiche, hanno una parte rilevantissima nella storia (e non solo nel titolo).

A ciò si aggiunge l’amore tutto giapponese per i kaiju, come vedrete nella galleria “d’arte” della statua del Budda bendato, che non tralascia di mostrare una variegata collezione di dinosauri.

Kappa at work e il filone Heta-uma

Dal punto di vista artistico, invece, fortissima è l’influenza della corrente Heta-uma, con uno stile di disegno sgraziato. I personaggi, infatti, sono disegnati con un tratto che si potrebbe definire quasi infantile. Stesso destino per gli ambienti, che sono caratterizzati anche da una ambientazione pre-industriale che si rifà all’inizio del volume ad una società russa della prima metà del Novecento.

L’edizione italiana offre un volume solido e ben curato, con copertina con alette, che contiene anche un breve racconto in prosa.

Come si vede, dunque, abbiamo a che fare con un volume ricco e frutto di varie influenze, che saprà divertire coloro che lo leggeranno senza le pretese di trovarvi una logica coerente. Il tutto arricchito da una stile di disegno che vi mostrerà quanto in realtà il panorama fumettistico giapponese sia ricco e variegato, non limitandosi ai sempre in voga manga di genere shonen.

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