Ancora sorprese, tradimenti e peccati in cui gli dei mortali sono coinvolti. Gli ultimi due volumi di The Wicked+ The Divine riprendono la questione della morte di Ananke, e la approfondiscono rivelando misteri e cliffhanger sorprendenti (QUI la recensione dei volumi 3 e 4).

Mentre si cerca di scoprire il colpevole che si nasconde dietro la morte di Ananke, la Grande Tenebra fa sentire la sua minaccia, ma ancora più pericoloso sarà il vortice di tradimenti e inganni delle stesse divinità, con qualcuno nascosto a tramare alle loro spalle, per rivelarsi in un finale scoppiettante.

Il quinto ed il sesto volume di The Wicked+ the Divine procedono con un’alternanza di ritmi, tra impennate vorticose, e rallentamenti. Questa parte conclusiva della storia rende ancora più esplicita la natura di queste divinità umane: peccatori, traditori, deboli.

Jamie McKelvie e Kieron Gillen hanno voluto creare una storia in cui viene messa al centro la fragilità del potere. Raggiungere le vette del successo dà le vertigini, soprattutto se a mascherarsi da divinità sono dodici giovanissimi.

Il punto forte di The Wicked + The Divine è l’intenzione di mostrare le fragilità delle vette più alte del successo: i protagonisti del fumetto sono dei che s’incarnano in forma mortale. E quindi l’essere divini e umani allo stesso tempo porta alla convivenza di pulsioni, pensieri, desideri. Essere dei mortali non è un qualcosa di semplice.

Soprattutto perché il vivere da divinità ha una scadenza: dopo due anni questi dodici dei muoiono. E nel frattempo la loro vita divina ma terrestre viene continuamente sconvolta da eventi e situazioni al limite provocati da sé stessi, o da altre figure divine.  Jamie McKelvie e Kieron Gillen fanno intendere che la vita di divinità non è una faccenda così semplice, e non è poi così piacevole.

Ma il punto debole di The Wicked + The Divine sta proprio in questo: i personaggi vengono elevati in una dimensione troppo astratta, nel loro mondo fatto di potere e tradimenti, astraendoli da un contesto più terreno. In questo modo si vede poco o nulla dell’effetto che i veri umani hanno nel vivere e divinizzare questi esseri speciali.

La forza del fumetto poteva stare proprio in questo: nel comprendere quanto il vedere da lontano il dio possa sembrare attraente, ma di quanto la realtà sia piuttosto diversa. Perché, in effetti, questo è quanto accade con gli “dei” del nostro mondo reale: dai divi dello spettacolo ai grandi sportivi. La celebrità ed i soldi non regalano la vera felicità. Anzi.

Questo è il messaggio sprecato di The Wicked + The Divine che poteva essere reso molto più forte nel fumetto. I disegni  di Jamie McKelvie sono dettagliati, e si mischiano a coloro accesi e che rendono l’idea dello stile fortemente pop che si voleva dare al comics. Ma il comparto grafico non viene sempre valorizzato a livello narrativo.

Il finale che, all’inizio del sesto volume, sembrava presentarsi come un’apocalisse totale, viene un po’ smorzato nelle ultime pagine, ed anch’esso risulta un po’ un’occasione mancata.

Ma per tutti gli amanti di un certo tipo di storie alla Nei Gaiman (in stile American Gods) The Wicked + The Divine può rappresentare un’interessante variante. Una storia con tantissimo potenziale, che non riesce però a centrare a pieno il suo obiettivo.

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