Editoriale Cosmo riporta in Italia, dopo due tentativi poco fortunati da parte di Magic Press prima e Panini Comics poi, uno dei capolavori del crime/hard boiled contemporaneo di area statunitense ovvero Stray Bullets di David Lapham.

Stray Bullets è una serie semi-antologica nella misura in cui ci sono dei personaggi ricorrenti nei vari numeri, che escono è bene sottolinearlo dal 1995 con periodicità irregolare, ma il cui filo conduttore è appunto il crimine nel senso più ampio del termine e l’impatto che esso ha nella vita delle persone da quelle comuni dei bassifondi fino alle alte sfere in cui ovviamente viene declinato in vie meno cruente e più subdole.

Stray Bullets Vol. 1 – L’innocenza del Nichilismo raccoglie quindi i primi 7 numeri originali ed inizia con “Gli Occhi dell’Amore” nell’estate del 1997 in cui Joey e Frank devono far sparire per conto del loro capo il cadavere di una ragazza. Frank è il più esperto dei due mentre Joey, oltre a non essere molto sveglio, è in qualche modo diventato molto protettivo nei confronti della ragazza… si prospetta una notte non facile.

Da lì in poi andiamo indietro nel tempo fra la fine degli anni ’70 e gli inizi degli anni ’80, passando per un onirico futuro, in cui la protagonista diventa Ginny. Dalla sua esperienza traumatica – che ci dà anche uno sguardo ai personaggi che popolano il sottobosco criminale di Baltimora – attraversiamo gli anni della sua infanzia, una fuga da casa in cui niente è quello che sembra fino al rapporto conflittuale con la madre durante l’adolescenza che la porta ad estraniarsi fino all’orizzonte ultimo rappresenta dalla mortalità, nello specifico del padre, che la riporta suo malgrado alla grigia realtà.

Sarebbe ingiusto costringere Stray Bullets al solo genere crime/hard boiled in cui effettivamente si inserisce di prepotenza per scenari, plot, dialoghi e personaggi ma che declina la più classica delle citazioni “il crimine non paga” in una dimensione spesso intima per mostrarne le conseguenze concrete sulle vite anziché perdersi in esaltazioni dello stile di vita al di là della legge o struggenti lamenti di una vita votata ad esso.

In questo senso non vi è la raffinatezza di certi noir o classici del genere perché David Lapham predilige la ruvidezza di racconti urbani, dei passaparola di quartieri malfamati e dialoghi fulminanti ed immediati che rendono il racconto idealmente vicino e complementare a quel fumetto “alternativo” come fu Love and Rockets dei fratelli Hernandez da una parte e Strangers in Paradise di Terry Moore dall’altro.

La ruvidezza poi è la cifra anche delle soluzioni grafiche di Lapham che ovviamente, come vuole il genere, utilizza il bianco e nero e i suoi contrasti fra spazi pieni e vuoti per amplificare i contrasti del suo racconto – violenti fuori, strazianti dentro – con un tratto che si modula ora più dolce ora più tagliante, ora più particolareggiato ora più stilizzato adattandosi al “punto di vista” del personaggio principale ma senza perdere quel ritmo scaturito da una impostazione della tavola molto ordinata e tradizionale.

Stray Bullets Vol. 1 – L’innocenza del Nichilismo è un acquisto obbligato per tutti i fan di un certo fumetto indipendente, quello vero fatto in tempi non sospetti e scevro di mode e tendenze, ma sarà anche una sorpresa per coloro che amano certe atmosfere hard boiled che qui troveranno una riflessività brusca ma intelligente.

Ottima la resa grafica del brossurato prodotto da Editoriale Cosmo che però non presenta extra di nessun tipo. Discreta anche la traduzione e l’adattamento che però pecca in qualche passaggio come un sonoro “uscite fuori” frutto forse di un uso troppo colloquiale del linguaggio.

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