L’Arkham Asylum è sicuramente uno dei luoghi più iconici e rappresentativi della mitologia batmaniana. Un’imponente struttura dalle mille stanze, gotica e spettrale, che ospita al suo interno tutto il peggio che una città corrotta dal crimine come Gotham City possa offrire.

Uno luogo maledetto, che trasuda paura, angoscia e follia, frequentato spesso dal Cavaliere Oscuro, in quanto responsabile della detenzione del 99% dei suoi pazienti. Purtroppo, però, non è certo un’impresa facile tenere sotto chiave i pazzi criminali con cui Batman ha a che fare, ed è risaputo che questi prima o poi riusciranno ad evadere, per poi essere catturati nuovamente dal Pipistrello, alimentando così un circolo vizioso che sembra non interrompersi mai…

Molti autori e altrettanti artisti hanno rappresentato nel corso degli anni il manicomio criminale più famoso del mondo dei comics, anche se l’opera più riconosciuta è sicuramente la graphic novel di Grant Morrison e Dave McKeane, che analizza in maniera profonda il rapporto tra Batman e i suoi folli avversari, in un faccia a faccia dai mille risvolti psicologici.

Nel 2003, però, un autore insospettabile, in quanto più legato a titoli leggeri e per ragazzi, soprattutto in casa Dc, decide di dedicare una miniserie di sei numeri proprio all’Arkham Asylum, dove non fosse Batman il protagonista, quanto piuttosto i pazienti del manicomio e il personale che ci lavora.

L’autore in questione è Dan Slott, un nome che farà sobbalzare sulla sedia molti e stupirà piacevolmente altri, in quanto il suo lavoro, soprattutto alla Marvel, ha diviso molto gli appassionati, in special modo qui in Italia.

Slott è uno scrittore che si trova molto a suo agio su trame avventurose ed ironiche, che strizzano l’occhio al passato, ma in diverse occasioni ha dimostrato di saper inserire con maestria anche elementi più cupi e drammatici, come nella sua lunga gestione di Spider-Man. Benché riesca a mantenere sempre una sottile ironia di fondo, infatti, l’autore è molto abile nel caricare la tensione e la suspense al momento giusto, alternando momenti più leggeri ad altri decisamente più seriosi ed intensi.

Nel caso di Arkham Asylum: Living Hell, la miniserie in questione, l’attenzione si sposta tutta all’interno del manicomio, attraverso la storia di Warren White, uno squalo della finanza senza scrupoli, arricchitosi alle spalle di migliaia di poveri risparmiatori, che aveva truffato. Pensando di farla franca, i suoi legali decidono di giocarsi la carta dell’infermità mentale, senza però considerare che questo avrebbe significato andare in un posto come Arkham !

Ben presto, infatti, White si renderà conto in quale luogo di perdizione sia finito, entrando in contatto coi tanti freak che compongono la variopinta fauna criminale di Gotham City. Starà a lui decidere se rimanere un piccolo pesce ed essere mangiato, o diventare uno squalo, com’era il suo soprannome al di fuori del manicomio, e farsi rispettare.

Senza troppe elucubrazioni o esternazioni filosofiche, Slott si discosta dall’eccelso lavoro di Morrison limitandosi a farci entrare, in maniera cruda e diretta, dentro il famigerato manicomio, mostrandoci quanto sia dura la vita al suo interno e quanto possa cambiare, dal profondo, le persone che ci vivono o ci lavorano.

Arkham è un luogo di perdizione, dove sembra impossibile redimersi o uscirne “sani”. E’ lo specchio malato di Gotham, una città maledetta, che affonda le sue radici nel peccato. E a tal proposito, lo scrittore inserisce anche degli elementi horror ed esoterici, a corroborare ancora di più la natura “dannata” di questo luogo, con Jason Blood, alias il demone Etrigan, come ospite d’onore.

Arkham Asylum: L’inferno sulla Terra ( questo il titolo in italiano ), è un racconto tetro e terrificante, dove la follia e la malvagità regnano incontrastate, o meglio, contrastate a fatica… in quello che sembra ormai un microcosmo a sé stante, con equilibri talmente fragili da infrangersi alla prima, minima, scossa. Non aspettatevi una storia di Batman, dunque… i veri protagonisti stavolta sono loro: i pazzi !

Ottimo anche il comparto grafico, appannaggio del cartoonist Ryan Sook, che con un tratto raffinato ed essenziale rappresenta perfettamente i folli “avventori” del manicomio, conferendogli un’aura maligna e grottesca allo stesso tempo. Il suo stile infatti è così versatile da sapersi adattare a raffigurare con disinvoltura sia figure realistiche che altre più caricaturali. Corredano il tutto le cover dallo stile inconfondibile di Eric Powell, creatore del celebre fumetto The Goon.

Se amate storie dell’universo batmaniano diverse dal solito, e in particolare la sua famosa rogue gallery, questo volume è sicuramente ciò che fa al caso vostro.

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