Prosegue il ciclo Dylan Dog 666 che unisce vecchio e nuovo, amato e odiato, visto e mai visto dell’universo dylandoghiano. Il personaggio horror di Sergio Bonelli Editore incontra (di nuovo) una bellissima (e maldestra) bionda che gli farà girare la testa. E girare, e girare, e girare, come una fantastica sbronza.

Il quarto numero del ciclo, “Anna per sempre”, è (ovviamente) legato a doppio filo al numero 4 della serie, “Il  fantasma di Anna Never”. Immerso in un sogno dentro un sogno, Dylan incontra una donna dai lunghi capelli biondi che lo vuole uccidere, senza alcun apparente motivo. Dopo il suo risveglio, Dylan si reca a teatro e incontra lei, Anna Never, la sua misteriosa eventuale assassina. Qui l’indagatore scopre che non è l’unico ad aver fatto quel sogno: anche lei riconosce in lui l’uomo che ha assassinato in sogno e, dopo un momento iniziale di paura reciproca, i due cercano di trovare una spiegazione a tutto questo, avvicinandosi sempre di più…

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IN AMORE NON C’È BISOGNO DI PAROLE

Da qui parte una sequenza di tavole (poco più di 30) completamente mute: si vede la nascita e la crescita di un rapporto d’amore, la dipendenza da esso e la conseguente voglia di evadervi, dandosi ai vizi. Tavole mute che durano quanto un sogno, un normalissimo sogno che salta le parti meno importanti, ti lascia solo i punti salienti e si sofferma sui momenti più paurosi, su quelle scene che più ti fanno star male e ti fanno svegliare di soprassalto nel bel mezzo della notte.

Le sequenze senza testo sono peggio di uno schiaffo a mano aperta: si condanna la violenza verso il proprio partner, qualunque sia il sesso dell’aggressore. Recchioni sottolinea quanto il danno verso la persona amata ti può trasformare in un mostro da affrontare, combattere e… uccidere.

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La consistenza di Anna sembra fantasmagorica anche grazie alle matite di Sergio Gerasi: i neri poco colmi, il vibrato nei volti e sulle penombre formano un movimento frenetico dei personaggi, che quasi non riescono a stare mai fermi dentro le loro vignette. Il tratto uguale sia sul primo che sul secondo piano immergono Dylan e Anna in una frenetica danza con il mondo che lui ha creato intorno a entrambi, una danza che qualcuno potrebbe bruscamente interrompere.

Una chicca da notare come l’accettazione verso i suoi problemi e la redenzione di un fedifrago alcolizzato si evolva anche nel tratto dei suoi disegnatori: dopo un lungo e oscuro percorso di presentazione del Dylan “dellamortiano” con le tavole di Roi, Dossena e Mari, i peccati di Old Boy iniziano a diradarsi e schiarirsi con i neri chiari di Gerasi per continuare a dissolversi sulle matite di Giorgio Pontrelli, autore delle ultime tavole del numero 404 e firma dei disegni del 405, che richiamerà l’albo “Gli uccisori”.

Eterea come un fantasma è la copertina: l’effetto olografico sulla tavola di Gigi Cavenago rende ancora più impalpabile l’essenza reale di un personaggio che è vissuto e che vivrà per sempre nel cuore di Dylan e dei suoi lettori e speriamo che non rompa nulla…

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