Dopo le fatiche del Marvel Cinematic Universe, i fratelli Joe e Anthony Russo scelgono Netflix per produrre l’esordio alla regia di uno dei loro collaboratori più importanti ovvero Sam Hargrave.

Il film è Tyler Rake – in originale Extraction – adattamento del graphic novel Ciudad scritto proprio dai fratelli russo e illustrato da Ande Parks con protagonista un altro volto notissimo del MCU ovvero Chris Hemsworth, già interprete di Thor.

Tyler Rake (Chris Hemsworth) è un mercenario disilluso e senza nulla da perdere che accetta una missione “suicida”: salvare Ovi Mahajan Jr., il figlio del boss della droga del Bangladesh Ovi Mahajan, rapito da Amir Asif ovvero il suo più giovane e spietato rivale in una guerra senza confini.

L’operazione di estrazione dell’ostaggio è già complessa di per sé a causa del contesto geografico e socio-politico e il tutto si complica quando Rake e la sua squadra sono vittime del doppio gioco di Saju, il braccio destro di Mahajan, che scatena una caccia all’uomo per tutta Dhaka.

Mentre Saju sa che dall’esito della missione dipende la sua sopravvivenza, Rake inizia ad aprirsi con il giovane Ovi raccontandogli la sua tragica esperienza dentro e fuori il campo di battaglia.

Tradito anche dai suoi più vecchi alleati, Rake rifiuta di disfarsi di Ovi e con gli uomini di Asif sempre più vicini stringe una impensabile alleanza proprio con Saju per salvare il ragazzo. Bisognerà percorrere 4 chilometri in linea d’aria per arrivare al punto di estrazione faticosamente creato dalla sua handler Nik in una città chiusa da forze di polizia corrotte e mercenari senza scrupoli…

Alla fine dei 116 minuti circa di Tyler Rake la prima cosa che risalta nella mente dello spettatore è la credibilità che Chris Hemsworth mette in questo personaggio proiettandosi attorialmente anni luce lontano dalla insopportabile goffaggine del suo Thor versione comica-adolescenziale e avvicinandosi invece ad una interpretazione memorabile come quella di Sylvester Stallone nel cult Rambo.

È bene subito sgomberare il campo: Tyler Rake dal punto di vista meramente tecnico è un film quasi perfetto. Il montaggio è privo di incertezze, la regia coinvolgente, il sonoro perfetto e la fotografia efficace. L’unica pecca è forse la parte centrale del film in cui il plot perde leggermente chiarezza – cosa per altro capitata altre volte ai Russo sceneggiatori – e il film impiega qualche minuti per ritornare sui binari dell’eccellenza.

Sam Hargrave alla regia sa bene di non potersi permettere soluzioni “raffinate” e punta tutto sulla sua esperienza come stunt coordinator realizzando forse le migliori sequenze d’azione dopo quelle di John Wick e soprattutto del cult The Raid ispirandosi da un lato a Gareth Edwards per le soluzioni dei movimenti di macchina e per la brutalità degli stunt e al Denis Villeneuve di Sicario per l’atmosfera complessiva della pellicola forse meno crepuscolare ma tanto claustrofobica e incalzante quanto introspettiva per quanto può esserlo un film che si inserisce con decisione e consapevolezza nel filone action più tradizionale.

La coerenza ed efficacia formale delle pellicola trova poi riscontro proprio nel capovolgimento di ruoli più volte perpetrato fra i protagonisti e soprattutto nel drammatico finale in cui il Rake di Hemsworth si avvicina magistralmente al Rambo di Stallone nel mostrare la durezza della guerra direttamente sui suoi protagonisti.

Tyler Rake è una pellicola molto, molto soddisfacente e soprattutto non scontata con un Chris Hemsworth che potrebbe aver trovato un personaggio credibile e coerente che, evitando la postmodernità ironica di alcuni suoi simili, potrebbe aprire una fase nuova e fruttuosa della sua carriera.

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