Appuntamento annuale immancabile quello con il Dylan Dog Magazine! Arrivato al suo sesto anno consecutivo, la rivista che raccoglie rubriche di qualità sul mondo (e l’Altromondo) horror, accompagnato da due storie a fumetti del nostro immancabile Indagatore dell’Incubo.

Dopo rubriche che scavano a fondo il mondo a fumetti e dei videogiochi a tema horror, troviamo un lungo approfondimento sul mondo dei mockbusters e delle case di produzione che hanno reso lo schifo-horror un monumento cinematografico colossale, come The Asylum, Troma e altri ancora. Tra le due storie a fumetti si lascia spazio alla vita e al lavoro dei coniugi Ed e Lorrain Warren, analizzando i casi che li ha reso più famosi e ai quali il regista James Wan si è ispirato per la serie cinematografica The Conjuring e per la produzione dei tre Annabelle. 

Ma ora passiamo alle due storie contenute all’interno della rivista. Prima però Sergio Bonelli Editore ci tiene a precisare che:

«Dal n. 401, a tenere banco sono una manciata di storie che in parte rivoluzionano, in parte reinventano, i primi anni di attività dell’Old Boy. Un nuovo inizio che ridefinisce le origini del personaggio come possiamo appurare anche leggendo i due racconti di questo “Magazine”. Bloch è un ispettore di polizia alle prime armi, che deve scoprire cosa lega un gruppo di vittime apparentemente senza nulla in comune. Allo scopo, forma una squadra d’investigazione della quale fa parte un giovane cadetto di nome Dylan Dog… »

Ci troviamo catapultati nel side-universe di Dylan, creato sulla serie regolare da Roberto Recchioni. Dalle prime tavole, vediamo subito un Bloch fresco ispettore dai capelli ancora folti, Dylan ragazzetto che è ancora un cadetto nella scuola di polizia (ancora onnivoro e non ancora alcolizzato) e figlio adottivo di Bloch. Le due storie si incentrano maggiormente sul rapporto padre – figliastro e com’è nato.

PRIVAZIONE DEGLI AFFETTI E DEI SENSI

“Il cadetto” segna la prima apparizione dell’inossidabile Paola Barbato sul Magazine e la sua firma si nota tantissimo. Barbato porta il cadetto Dog nel bel mezzo di una serie di omicidi, tutti legati dalle bambole della linea Sweet Little Doll rinvenute sui luoghi dei delitti.

La penna “gialla” di Barbato è una di quelle più pragmaticamente orrorifiche tra tutti gli autori che hanno scritto sulle pagine della serie. Camminando sul filo che collega realtà, paranormale e follia, la sceneggiatrice intavola una narrazione che lascia un senso di risolutezza e soddisfazione nel lettore a fine lettura. La storia è talmente soddisfacente che viene voglia di rileggerla e di sorprendersi passo passo alla rivelazione di ogni singolo indizio.

Ella “riporta in vita” Virgil, il figlio biologico di Bloch (partorito dall’autrice stessa nel n.200), regalando tanto spazio a lui e al rapporto conflittuale con suo padre: il ragazzo infatti ha un brutto rendimento scolastico e non vede quasi mai Bloch, sempre impegnato giorno e notte nella caccia al crimine. Mentre Dylan raccoglie consensi dal padre adottivo, Virgil lentamente si perde in se stesso…

Con i disegni di Giulio Camagni si fa un tuffo nel fumetto bianco/nero d’annata: il disegnatore non lesina con i dettagli nei primi piani, ricchi di contrasti, mentre lascia meno definiti volti e dettagli in secondo piano.Prima di passare alla seconda storia, aprite il vostro account Spotify o accendete lo stereo o, meglio ancora, il vostro lettore di vinili e riproducete l’immortale The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd a tutto volume. Ecco, ora siete pronti a immergervi nella lettura di “I due padri”. Prendete la mano del misterioso personaggio, così somigliante ad Alan Moore, e seguite Dylan in un viaggio lisergico tra i magici disegni di Paolo Bacilieri.

Alberto Ostini ci racconta del momento in cui Dylan era un ragazzo dallo spirito ribelle che viveva in un orfanotrofio. Il suo ingresso dentro il negozio Undead Records e l’incontro con il suo strano proprietario gli cambieranno la giornata, a tal punto di fare un pericolosissimo viaggio in un incrocio di dimensioni, incontrando il suo nemico numero 1 ma anche la mano del suo salvatore. Il tutto guidato dalle note psichedeliche del gruppo britannico di Waters & soci.

Se vi siete chiesti chi era il nuovo Dylan quando era più giovane, allora il Dylan Dog Magazine 2020 non deve mancare alla vostra collezione: un albo da leggere, rileggere e meravigliarsi ancora a ogni lettura, riscoprendo l’amore di un padre verso i propri figli e le conseguenze quando quest’ultimo non è abbastanza.

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IN BREVE
Storia
9
Disegni
7.5
Cura Editoriale
8
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Fumetti, parmigiana e whiskey mi rendono felice dal 1988. L'unione di immagini e parole è il medium che preferisco.

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