Brian Michael Bendis è stato uno dei principali “architetti” del nuovo universo Marvel, a partire dal lontano anno 2000, quando Joe Quesada decise di affidargli il lancio della linea Ultimate e il rilancio del supergruppo principale della Casa delle Idee: i Vendicatori.

Bendis decise di entrare subito a gamba tesa, scuotendo il team dalle fondamenta con la saga Vendicatori Divisi, per poi dare vita a nuove formazioni di Vendicatori che mai ci saremmo immaginati, includendo anche personaggi di solito molto schivi e solitari come Wolverine, Spider-Man e Daredevil.

Ma questo era solo l’inizio di una lenta e inesorabile decostruzione, che avrebbe portato a eventi come House of M, Secret Invasion, Assedio e il Dark Reign, fino alla seconda Civil War. Si tratta di un unico grande mosaico, costruito pezzo dopo pezzo in quasi vent’anni di onorato servizio presso la Marvel, nel quale è riuscito a stravolgere e ricostruire un complesso e articolato universo, conferendogli una vitalità e una freschezza che prima del suo arrivo iniziava a latitare.

Certo, non è tutto oro quello che luccica e anche il buon Bendis ha le sue pecche, che lo hanno fatto amare e odiare in egual misura dai Marvel-fan. Lo scrittore di Portland infatti ha la tendenza a lasciarsi andare in sproloqui e dialoghi infiniti, spesso stucchevoli e autoreferenziali, che in genere finiscono solo per allungare inutilmente il brodo, a discapito di ritmo e azione. Inoltre, non sempre le trame che imbastisce riescono a mantenere quello che promettono, con finali a volte frettolosi o deludenti.

Possiamo dire quindi che la produzione marvelliana di Bendis è vasta, ma ha avuto i suoi alti e bassi, alternando prodotti pregevoli ad altri meno riusciti e convincenti.

Tra i primi eventi che ha orchestrato, uno dei migliori è sicuramente Secret War ( Guerra Segreta ), una miniserie in cinque numeri che è un po’ la summa di tutto ciò che c’è di buono nella scrittura di Brian. Un plot atipico, dal sottotesto politico, che bilancia bene dialoghi e azione, senza che nessuna delle due componenti prevalga sull’altra o venga utilizzata a sproposito. La narrazione scorre veloce e senza intoppi, svelando pian piano tutti i dettagli della trama, in maniera avvincente ed emozionante.

Bendis decide di giocare al meglio le sue carte, coinvolgendo alcuni degli eroi che preferisce, ovvero Spider-Man, Daredevil, Luke Cage, Vedova Nera, Wolverine e Capitan America, oltre a introdurre una giovanissima agente SHIELD di nome Daisy Johnson, che ben conoscono i fan del telefilm sull’agenzia di spionaggio marvelliana. Ma paradossalmente non sono i supereroi i veri protagonisti della vicenda, bensì la persona che trama alle loro spalle e li manovra: Nick Fury, direttore dello SHIELD.

In un’America ancora ferita dalla tragedia dell’11 settembre, lo scrittore decide di adattare la nostra realtà a quella dell’universo Marvel, affidando a Fury, uomo d’azione e militare tutto d’un pezzo, l’ingrato compito di decidere se agire o meno contro il terrorismo, anche in maniera preventiva.

In questo caso non abbiamo a che fare con Al Qaeda, ma con Latveria, la famosa città-stato del Dr. Destino, che sembra finanziare diversi supercriminali con attrezzature ipertecnologiche, per poi colpire in un prossimo futuro direttamente gli Stati Uniti. Fury ovviamente vuole sventare la minaccia prima che sia troppo tardi, ma purtroppo non incontra il favore del Presidente e del congresso, i quali considerano fruttuosi e convenienti i rapporti diplomatici con Latveria e non vogliono rischiare di incrinarli.

Il direttore dello SHIELD decide allora di agire al di fuori delle vie istituzionali, organizzando una task force clandestina di supereroi che gli devono qualche favore, per andare dal primo ministro latveriano Lucia Von Bardas e annientarla, radendo al suolo il suo palazzo. Questo ovviamente gli eroi non lo sanno, e quando si troveranno davanti al fatto compiuto se la prenderanno con Fury, il quale per tutta risposta provvederà a cancellar loro la memoria, cosicché non avranno più ricordanza di questa scomoda vicenda. Peccato però che questi scheletri nell’armadio sono destinati prima o poi a riemergere

Bendis quindi imbastisce la perfetta saga post-11 settembre, convogliando tutte le paure e le problematiche che sta vivendo l’America, scossa dal pericolo del terrorismo e combattuta sul seguire o meno la linea interventista voluta dall’allora presidente Bush, ben sapendo quali possono essere i rischi e le conseguenze di un attacco diretto contro nazioni nemiche dell’Occidente e della democrazia.

Lo scrittore in questo caso non prende una posizione, ma sfrutta un personaggio ambiguo e complesso come Nick Fury per mostrare un possibile scenario. Fury è da sempre l’emblema dell’America che combatte, sin dai suoi esordi nella Seconda Guerra Mondiale con gli Howling Commandos, passando per il Vietnam, la Guerra Fredda e l’Iraq. Il siero che gli permette di non invecchiare ha fatto sì che potesse assistere e dare il suo contributo a tutti i conflitti che il suo Paese ha dovuto affrontare.

Adesso però lo scenario è cambiato. Non esiste più un nemico ben definito, è una “guerra sporca” per cui c’è bisogno di utilizzare anche metodi non convenzionali, e Fury sposa in toto questa linea. E’ il classico soldato che non si fa problemi a sfruttare qualsiasi mezzo necessario pur di raggiungere il suo obiettivo e salvaguardare il suo popolo, anche a costo di mettere a repentaglio la sua stessa carriera e la sua credibilità.

Dopo questa “guerra segreta” nessuno vorrà più avere a che fare con lui, in quanto ha disobbedito agli ordini imposti dall’alto e ha manovrato come burattini gli eroi, tradendo la loro fiducia. L’unica soluzione è sparire, e Bendis così si “sbarazza” di un personaggio chiave dell’universo Marvel facendolo uscire di scena in grande stile, con l’importanza che merita.

Questo è il chiaro esempio di come si può gestire, con intelligenza e rispetto, un character rimasto immobile nel suo ruolo per troppo tempo e che necessitava di uno scossone narrativo.

Una menzione d’onore la merita anche la parte grafica, appannaggio del nostro talento romano Gabriele Dell’Otto, qui in una delle sue prime esperienze come fumettista a tutto tondo. Conciliare il suo stile pittorico e realistico con le scadenze di un fumetto seriale non è certo cosa semplice, ma nonostante tutto Dell’Otto riesce a mantenere una buona qualità per tutti e cinque i numeri, pur con qualche problemino con le sequenze più action, a volte poco fluide e legnose. Si tratta comunque di piccoli difetti che nell’insieme non inficiano sul risultato finale dell’opera e che Gabriele ha saputo poi perfezionare nel corso degli anni.

In conclusione, dunque, Secret War si è rivelata una saga interessante, scritta da un Bendis ancora nel pieno della sua ispirazione, che segna così un primo passo di un percorso ancora lungo, che rivoluzionerà i Vendicatori e l’universo Marvel in generale, proiettandoli con forza nel nuovo millennio.

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