Attendevo con una certa trepidazione l’uscita della terza stagione di Ozark, ma devo ammettere che a causa di alcuni elementi che andrò a illustrarvi a breve ne sono rimasta un po’ delusa.

Intendiamoci: siamo comunque su livelli decisamente al di sopra della sufficienza, ma viste le premesse mi sarei aspettata qualcosa di più coinvolgente e appassionante:

Nota bene: se siete abituati a seguire Ozark con doppiaggio in italiano, sappiate che lo stesso è presente per i primi 8 episodi, mentre gli ultimi 2 sono disponibili in lingua originale inglese con sottotitoli in italiano: per via del Coronavirus, il lavoro di doppiaggio in diverse lingue, fra cui quella italiana, non è stato ultimato per proteggere la saluta dei doppiatori.

FURTHER DOWN THE SPIRAL

Se dovessi pensare a una serie che vagamente mi ricorda Ozark, direi senza dubbio Breaking Bad. Mi preme comunque precisare un paio di cose: non parlo della trama in sé, ma di atmosfera e struttura generali. Mi spiego meglio: sia Ozark che Breaking Bad raccontano storie che iniziano male e si sviluppano peggio i cui protagonisti finiscono invischiati sempre più in situazioni del tutto al di fuori di qualsiasi parvenza di legalità e con individui che definire loschi è eufemistico.

Nonostante già agli inizi di Ozark Marty Byrde venga presentato non proprio come uno stinco di santo, le vicende che lo vedono come protagonista da quando si è trasferito presso il lago di Ozark con la sua famiglia lo stanno trasformando; stanno trasformando tutti.

Marty e Wendy si ritrovano a doversi scervellare per cercare di far quadrare i conti senza destare i sospetti dell’FBI e, soprattutto, senza pestare i piedi ai loro “soci”.

Nel corso del tempo, però, entrambi hanno iniziato a sviluppare visioni molto differenti, direi opposte, del loro futuro e del da farsi: se Marty vuole mantenere un profilo basso per evitare di finire nel mirino delle forze dell’ordine, anche a costo di mettersi contro il suo capo, a capo di un cartello della droga messicano, dall’altro Wendy si sente sempre più attratta più che dal vil denaro in sé dal potere che ne deriva e a cui è collegato.

Questa divergenza finirà dunque per riflettersi nelle loro azioni, il che complicherà ulteriormente la loro situazione, poiché non dovranno guardarsi le spalle e diffidare unicamente dei loro soci in affari, ma anche l’uno dell’altra.

Lo sviluppo dei personaggi in questa terza stagione è coerente con gli avvenimenti che li causano, e fra i due Wendy emerge sempre più come quella senza scrupoli, anche se sia lei che suo marito continuano imperterriti a raccontarsi la favola che tutto ciò che fanno è per il bene della propria famiglia.

LA FAMIGLIA SI ALLARGA

Nella terza stagione di Ozark fanno la loro comparsa due nuovi personaggi: Erin, figlia dell’avvocatessa del cartello Helen Pierce, e Ben Davis, fratello di Wendy Byrde.

Non si tratta di aggiunte superflue atte solo a mettere un po’ più di carne sul fuoco, ma, anzi, entrambi si renderanno protagonisti di vicende personali che costituiranno le premesse di sviluppi narrativi che non avremmo mai potuto vedere senza di loro.

Il vero problema di questa stagione non sono i personaggi, né tanto meno gli attori che danno loro vita, ma alcune vicende e il modo in cui sono raccontate: Marty è un contabile, lo sappiamo bene, ma le sezioni in cui ci si sofferma in modo particolare sull’aspetto più burocratico delle difficoltà che implica il riciclaggio del denaro sporco risultano a tratti, se non superflue, quantomeno noiose e quasi del tutto prive di interesse.

CONCLUSIONI

Nonostante in generale questa terza stagione di Ozark si attesti su livelli inferiori rispetto alle due che l’hanno preceduta, stiamo comunque parlando di una delle serie originali Netflix migliori di tutto il suo catalogo.

Intrecci sapientemente orchestrati, grandi performance da parte degli attori protagonisti, una atmosfera costantemente lugubre e insalubre fanno da sfondo a una narrazione a tinte fosche che la rendono la serie televisiva perfetta per tutti gli appassionati del genere che sentono la mancanza di storie marce da quando è finito Breaking Bad.

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