Nel pieno dell’orrore reale, in mezzo a una quarantena degna del miglior albo speciale di Dylan Dog, continuano le vecchie-nuove avventure di un indagatore dell’incubo che si ritrova ad affrontare storie già raccontate, presentate con una mise en place differente da quella pubblicata nel 1986.

“La lama, la Luna e l’orco” si apre con scene conosciute e già viste nel numero 2, “Jack lo squartatore”, che rivivono con un Dylan barbuto e vestito con un cappotto lungo al posto della sua solita giacca nera. Terminata la brutta esperienza con Jane, l’indagatore si butta a capofitto in una nuova indagine che ha del grottesco: a Londra c’è un misterioso assassino che ha un pessimo senso dell’umorismo nell’uccidere. Le sue svariate vittime sono legate tra loro tramite un filo sottilissimo e quasi impercettibile, tant’è che Scotland Yard impiega settimane nel capirlo.

COME IERI, MEGLIO DI IERI

Prosegue la costruzione di un personaggio che è diventato più scanzonato, meno ligio al dovere e più sfrontato del nostro “vecchio Old Boy”. Nel numero precedente il passato di Dylan è stato sbrogliato a dovere, mentre qui viene soltanto accennato in alcune tavole, favorendo l’inserimento dell’indagatore nella vita quotidiana e interlacciandolo a un caso che, probabilmente, si legherà a doppio filo con elementi del passato del Dylan di un universo parallelo (ovvero il Dylan che già conosciamo).

Roberto Recchioni e Mauro Marcheselli tessono trame e sottotrame, seguendo il percorso cronologico delle prime uscite in edicola: compaiono Jane dal numero 2, Helga Blucher e i suoi figli dal numero 3, poche tavole con Anna dal numero 4. Sprazzi di un passato editorialmente lontano tornano intrecciandosi con il nuovo aiutante Gnaghi e i suoi nuovi rapporti con i personaggi di sempre (o quasi) come Bloch, Rania e Carpenter.

Torna Nicola Mari più potente di una bomba, con i suoi disegni che offrono al pubblico un Dylan più sfrontato, più deciso nelle sue scelte, mentre la paura sui volti delle vittime di un misterioso sequestratore e di uno strano assassino è tagliata da una luce spettrale, che segna un dualismo tra follia e normalità, tra morte e vita, tra vero e falso. Le ultime tavole dell’albo, invece, sono opera di Sergio Gerasi: la sua matita è diversa, inonda di luce un’Anna in babydoll e pose sensuali. Le sue ombre sono evanescenti e quasi annientate dal chiarore proveniente da un punto fuori dalla tavola, accennando ciò che troveremo nel numero 404. Si nota inoltre che a partire dal numero 400 le tavole dell’epilogo sono assegnate al disegnatore che lavorerà all’albo successivo, formando un trait d’union tra tutti gli albi del nuovo ciclo. Chissà se questa formula verrà adottata in maniera definitiva dal 407 in poi…

Nella copertina di Gigi Cavenago, resa speciale dall’effetto metallizzato della lama d’acciaio, Dylan fugge da elementi caratteristici dei suoi casi più celebri alla ricerca della risoluzione di una malefatta. Una malefatta che non verrà mai perdonata, neanche quando viene fatta in buona fede. Ciò che è giusto per uno non sempre lo è anche per il resto della comunità in cui si vive e questo concetto continua a fare a cazzotti con la Legge, sotto alla quale siamo tutti (più o meno) uguali. Dylan questo lo sa e continua a cercare il buono dentro l’animo delle persone presumibilmente cattive, dimenticandosi spesso che c’è una Giustizia di poco superiore a lui che sceglierà per il bene della collettività.

Vi ricorda forse qualcosa tutto ciò?

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