Se avete visitato il National Maritime Museum di Greeniwich, forse vi siete fermati davanti ad un quadro di Francis Sartorius, dal titolo Four frigates capturing Spanish treasure ships; era il 5 ottobre 1804, data in cui una flotta inglese riusciva a mettere le mani sul tesoro che il Regno di Spagna aveva fatto arrivare dal Nuovo Mondo per pagare quanto dovuto alla Francia in base al Secondo Trattato di San Ildefonso.

Una nave della flotta spagnola, Nuestra Señora de las Mercedes, tuttavia, ebbe ancora maggiore sfortuna delle altre, e si inabissò nei mari a causa di un colpo sfortunato.

La nave ed il suo tesoro stettero sul fondo del mare per secoli, fino a quando, nel 1995, una società statunitense specializzata in ricerca e recupero di relitti riuscì a trovare questo tesoro ancora intatto, senza tuttavia esplicitare formalmente la nave effettivamente ritrovata: un “cigno nero”, dunque, ovvero un evento unico e straordinario, come il ritrovamento del più grande tesoro marino di tutti i tempi.

Ne conseguì un caso giudiziario tra la Spagna e la società americana che ha fatto scuola e clamore nel mondo.

E proprio su questo caso (anche se con trame, nomi e luoghi modificati) si basa la storia raccontata nel nuovo volume di Paco Roca, realizzato grazie all’aiuto di Guillermo Corral Van Damme, all’epoca dei fatti direttore generale del Ministero della Cultura del Regno di Spagna.

Il nuovo volume di Paco Roca non smentisce il talento dell’autore, che riesce a regalarci un thriller appassionante e realistico per lo scenario internazionale, le battaglie legali, l’ambientazione navale e le manovre di intelligence. Inoltre fa una narrazione realistica anche della sua Spagna, con le contraddizioni mai risolte che derivano direttamente dalla dittatura franchista, come si vede dalla attenzione rivolta alla Guardia Civil.

Paco Roca, se avete letto Rughe (e, in caso contrario, dovreste proprio leggerlo), ha già dimostrato la sua capacità di narrare con estrema delicatezza i fatti della vita, le vicende intime che accompagnano le persone durante la loro esistenza; ma in questa sua nuova opera dimostra la sua straordinaria abilità anche nel creare un thriller dal ritmo quieto, ma vibrante, che riesce a tenere incollato il lettore dalla prima all’ultima pagina grazie ai suoi protagonisti, che, come ci ha abituato Paco Roca, sono persone normali, tratteggiate nella loro quotidianità, ma proprio per questo le sentiamo vicine e, quindi, riusciamo ad appassionarci di più alle loro avventure, che non sono fantastiche perchè fuori dal normale, ma perchè posso essere parte della realtà di ognuno di noi.

E proprio questi personaggi ci mostrano anche la loro forza nel perseguire i propri ideali, ma anche le loro debolezze, magari quando si tratta di fare una scelta forte in amore; una abilità narrativa che Roca non ha perso nemmeno in questo volume, dunque.

Il tratto di Roca è quello che forse avete visto in Rughe, un tratto essenziale e funzionale alla storia, che prende a piene mani ispirazione da quello franco-belga; invece le tavole ne guadagnano in dettagli: se in Rughe lo scopo era mostrare la monotonia quasi asettica della vita di un anziano, qui si vuole invece creare un contesto realistico cercando di riprodurre realisticamente appunto uffici, ministeri e anche musei (come il Museo Naval di Madrid).

La confezione di Tunué è degna dell’opera con un cartonato di pregio e dal prezzo relativamente contenuto considerando la qualità della confezione.

Al centro del volume, inserita comunque nella narrazione del fumetto, troverete anche la storia della nave di cui abbiamo parlato; un interessante espediente per offrire al lettore un approfondimento che non risulti slegato dalle vicende.

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