Star Trek: Picard aveva fatto registrare la scorsa settimana un episodio di passaggio tutto votato alla nostalgia con l’incontro fra Picard, William Riker e Deanna Troi sul pianeta Nepenthe – la nostra recensione QUI.

Lì Picard e Soji avevano trovato rifugio dopo la rocambolesca fuga dal Cubo Borg e la ragazza aveva appreso la verità sulla sua natura: è un androide creato dal codice sorgente di Data che, di fatto, potrebbe ritenersi suo “padre”.

Sullo stesso Cubo, Elnor aveva continuano ad eludere la sicurezza romulana ma Hugh era purtroppo stato colpito a morte lasciando il ragazzo da solo.

Neanche su La Sirena la situazione era delle più rosee. Narek si era messo a caccia della nave grazie al tracker all’interno della Dottoressa Jurati, vera talpa di tutta la missione, che fra le altre cose si era indotta il coma soverchiata dalla pressione degli avvenimenti.

Con Picard e Soji nuovamente su La Sirena e gli aggiornamenti di Rios e Raffi si apre l’ottavo, e terz’ultimo episodio di questa Prima Stagione, intitolato Broken Pieces.

Mentre Soji è ancora disorientata dalle rivelazioni sulle sue origini, Picard riesce finalmente ad ottenere aiuto dalla Federazione che consiglia di fare rotta su Deep Space 12.

Sul Cubo, Elron viene aiutato a sorpresa da 7 di 9 che inizia le procedura di riattivazione e riparazione del Cubo stesso pur manifestando non poche perplessità.

Su La Sirena la situazione è tesa. Rios ha un crollo, collegato al suo passato nella Flotta Stellare e di cui Raffi scoprirà le motivazioni, mentre Picard decide comunque di svegliare ed interrogare la Jurati. I Romulani sono convinti che sterminando i sintetici si fermi l’avvento dell’apocalisse. Tutto è incredibilmente collegato in una cospirazione dalle dimensioni spropositate.

Broken Pieces doveva essere nelle intenzione di showrunner e sceneggiatore l’episodio che avrebbe dovuto rappresentare il climax di questa prima stagione di Star Trek: Picard unendo le varie tessere di un puzzle molto, molto complesso… il risultato purtroppo non corrisponde però alle aspettative costruite negli episodi precedenti con indubbia minuzia.

Questo non basta a risollevare le sorti di un episodio troppo compresso dal punto di vista narrativo ma dal ritmo troppo blando dal punto di vista registico.

Gli intrecci fra le storie personali e non dei vari personaggi viene gestito in maniera tutt’altro che organica appesantendo a tratti la visione che diventa farraginosa anche a causa degli stacchi, suggestivi senza ombra di dubbio, sul Cubo Borg.

Ne è un esempio la digressione sul passato di Rios, apparentemente senza un particolare filo conduttore che viene riallacciata alla trama principale solo nei minuti finale in cui, fra le altre, è necessario il più classico degli “spiegoni” perché effettivamente le varie informazioni sono state disseminate in maniera troppo frammentata affinché lo spettatore abbia un quadro chiaro da solo.

Anche la rivelazione sulla ossessione dei Romulani contro le forme di vita sintetiche risulta meno stupefacente di quello che inizialmente si era lasciato intendere avvicinando idealmente Star Trek: Picard a Star Trek: Discovery.

Con due episodi alla fine della Prima Stagione, Star Trek: Picard ha sicuramente modo di rendere più fruttuosi questi ultimi due episodi leggermente sottotono.

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