La premiata coppia composta da Jeff Lemire, poliedrico e prolifico autore canadese, e l’illustratore Dustin Nguyen si rinnova con Ascender, nuova serie Image, che arriva in Italia grazie a BAO Publishing – divenuta la casa italiana dello stesso Lemire – e grazie alla quale abbiamo potuto leggere in anteprima questo primo volume intitolato La Galassia Infestata.

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È il caso di dirlo: dove eravamo rimasti?

Sì perché Ascender è il sequel della precedente serie firmata da Lemire e Nguyen intitolato Descender e pubblicata in Italia sempre da BAO – le nostre recensioni QUI.

Un brevissimo riassunto quindi è d’uopo: il robottino Tim-21 era suo malgrado finito al centro di una guerra interplanetaria fra umani e robot. Una guerra iniziata decenni prima quando delle misteriose creature, i Descender, mandarono i Mietitori a decimare i pianeti abitati dagli umani. Tim-21 era stato però anche la chiave di questo conflitto toccandone, con la sua umanità troppo umana anche per un sintetico, tutti gli attori ma non riuscendo, pur armato di una tenera dialettica ecumenica fra esseri viventi, ad evitare che l’universo fosse investito da un evento cataclismatico.

Da qui riparte Ascender Vol. 1 – La Galassia Infestata, ovvero da un mondo senza robot.

Mila è una ragazzina curiosa, guarda il cielo ed è sicura che c’è altro oltre il suo mondo. Ma la Madre domina con il pugno di ferro Sampson e tutti gli altri pianeti con l’aiuto della sua magia che le permette di localizzare qualsiasi forma di tecnologia che è diventata proibita.

Quando scopriamo chi è il padre di Mila e soprattutto quando dal cielo cadrà un suo vecchio amico, si innesteranno una serie di avvenimenti che costringeranno padre e figlia alla fuga verso il mare alla ricerca di una (astro)nave che li possa portare via dal pianeta.

Intanto la madre deve affrontare i Ribelli stanchi della sua tirannia e sempre più spregiudicati nelle loro azioni: chi li guida? e perché?

Luoghi, nomi, collegamenti… un senso di costante famigliarità pervade Ascender Vol. 1 – La Galassia Infestata per chi ha letto Descender e l’epopea del piccolo Tim-21 eppure Jeff Lemire riesce sin dalle primissime pagine nella non facilissima impresa di rendere autonoma questa nuova serie anche grazie ad un inizio davvero al fulmicotone.

Tutta l’esperienza e la maestria dell’autore canadese si esplicano in uno sfondo in cui il lettore riesce subito a decifrare punti di riferimento immediati – e gli immancabili rimandi ai “classici del genere” – e ad immedesimarsi con una nuova piccola protagonista tenera e risoluta.

Questo primo volume colpisce anche per il ritmo subito serrato che Lemire decide di dare alla narrazione non perdendosi in inutili digressioni preferendo invece sviluppare più filoni narrativi – così come fatto già per Descender – per ogni singolo personaggio e facendoli solo convergere in maniera “occasionale” dando così un quadro eterogeneo e ampio in una narrazione sempre attenta al world-building.

La contrapposizione magia/tecnologia, fondamentale nelle premesse della serie, travalica il semplice dualismo degli opposti sublimandosi nella piccola protagonista Mila che valvola di sfogo per quel sentimento di nostalgia così come inteso da Lévi-Strauss ovvero quell’anelito verso un mondo perduto di convivenza e coesistenza che si intreccia con la più adolescenziale spinta alla scoperta.

Tecnologia e magia quindi come contrapposizione e capovolgimento fra società fredde e calde ovvero fra una società “meccanizzata” in cui vorrebbe prevalere una organizzazione rigida ed una in cui lo “squilibrio” crea spinta alla manipolazione del mondo esterno e degli equilibri interni.

Mentre Lemire gioca con questi “istinti primordiali”, Dustin Nguyen confeziona una prova gigantesca.

La caratteristica tecnica all’acquerello dell’illustratore si integra alla perfezione con lo script dello scrittore canadese esaltandosi nel costruire un mondo in cui la natura sta reclamando nuovamente il suo spazio con verdi, ocra e marroni si scontro con i neri e i viola delle sequenze in analessi.

Pur avendo fatto di questa tecnica la sua peculiarità come illustratore, Nguyen rimane uno storyteller invidiabile utilizzando gli spazi in maniera sempre dinamica alternando quindi verticalità e orizzontalità mai in maniera né rigida né schematica e lanciandosi anche in riquadri più ampi e splash-page anche doppie dall’indubbio impatto.

Personalmente di Dustin Nguyen mi ha sempre colpito la capacità di usare il colore in maniera espressionista ma di non tralasciare il tratto di cui aumentano le linee soprattutto per le figure in cui spicca una attenzione particolare per la cinesica.

Come sempre di pregevole fattura il cartonato confezionato da BAO Publishing che, pur non presentando contenuti extra, è da segnalarsi per l’eccellente traduzione ed adattamento di Leonardo Favia e l’altrettanto eccellente lavoro al lettering di Sara Bottaini.

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