Torna dopo poco meno di un anno Animosity, la serie ammiraglia del catalogo Aftershock esclusiva dell’ottima saldaPress che lo sta proponendo nel nostro paese a tamburo battente con ottimi riscontri di critica e pubblico.

Per chi non seguisse regolarmente la serie, Animosity ha come protagonista Jesse una bimba che sta cercando di attraversare gli Stati Uniti dalla costa ovest a quella est per ricongiungersi con il fratello dopo il Risveglio ovvero l’evento che ha portato tutti gli animali a prendere coscienza di sé stessi oltre al dono della parola.

In una America radicalmente mutata da questo evento apocalittico, Jesse è accompagnata dal fido segugio Sandor che ha giurato di proteggerla come accaduto nello scorso volume – la nostra recensione QUI – in cui Jesse aveva scoperto che la lotta fra umani e animali si stava inasprendo e che non tutti gli animali sono buoni e indifesi.

Sandor e Jesse si erano infatti dovuti separare dopo la furiosa battaglia combattuta in West Virginia dove una diga era stata trasformata in una gigantesco alveare. La ragazzina era stata quindi rapita dal misterioso Kyle abbagliato dalle voci di una misteriosa Città Fortezza.

Da qui riprende questo quarto volume intitolato appunto La Città Fortezza.

Il piano di Kyle naufraga miseramente: l’accesso alla città è consentito solo a Jesse. Il motivo è subito intuito dalla ragazzina e l’appellativo Fortezza non è casuale: la Direttrice è più una dittatrice, una fanatica convinta che solo l’uomo anzi le donne posso riportare l’equilibrio sulla Terra ed invertire il Risveglio.

Jesse capisce quindi che anche gli umani posso essere sfruttati “intensivamente” come gli animali e deciderà di guidare una rivolta corroborata dall’arrivo dei suoi amici capitanati da Sandor.

Animosity Vol. 4 – La Città Fortezza è in qualche modo la coda che chiude l’arco narrativo iniziato nel volume precedente, chiusura che però non è così incisiva come Marguerite Bennet aveva evidentemente inteso nel momento di stendere le sceneggiature di questi 6 episodi che compongono il volume.

Il motivo è palese ed è costituito dal cozzare fra soluzioni narrativi non particolarmente brillanti e originali soprattutto se rapportate ad altre serie dello stesso genere narrativo e con le tematiche che messe decisamente in primo piano avrebbero merito maggior approfondimento e spazio per maturare.

È la figura della donna quella che viene sviscerata dall’autrice che ne vuole sovvertire i più stereotipati assunti dalla presunta debolezza alla funziona meccanicamente riproduttiva.

Il messaggio è potentissimo ma lo strumento utilizzato per mandarlo purtroppo non lo supporta a dovere e questo arco narrativo risulta passare svelto e senza essere particolarmente incisivo soprattutto se rapportato ai volumi precedenti.

Forse tradita da una certa “ansia da prestazione”, la Bennett confeziona un arco narrativo di passaggio che ha il merito di chiudere idealmente la prima fase della serie segnando un punto di svolta nella maturazione della protagonista Jesse.

A risentire di questa “incertezza” dell’autrice sono anche le matite di Rafael de la Torre che, per la prima volta dall’inizio della serie, è costretto a dividersi l’incombenza con l’italiana Ornella Savarese. Dal punto di vista della costruzione della tavola e dello stile i disegnatori sono molto simili – più stilizzato il tratto della Savarese forse – ma salta subito all’occhio come l’attenzione per i particolari e per le inquadrature di de la Torre qui siano meno puntuali confezionando una prova convincente ma sicuramente meno spettacolare di quella dei passati volumi.

Come sempre ottima la cura carto-tecnica di saldaPress per il classico brossurato con alette ottimamente adattato e tradotto. Il volume sfortunatamente non presenta praticamente nessun extra se non una breve introduzione dell’autrice.

telegra_promo_mangaforever_2

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui