Mark Gatiss (che interpreta anche il personaggio di Frank) e Steven Moffat, che hanno dato vita alle serie televisive Jekyl e Sherlock (che si riferisca a lui suor Agatha Van Helsing quando parla di un suo amico detective che vive a Londra?), sono anche i creatori di questa nuova e originale rivisitazione di Dracula, romanzo epistolare classico del 1897 scritto da Bram Stoker.

Se avete visto il film Dracula di Bram Stoker del 1992 prodotto, co-scritto e diretto da Francis Ford Coppola che vede come protagonisti principali Gary Oldman e Winona Ryder, non potrete non notare alcune analogie e somiglianze con la pellicola, proprio perché entrambe le opere si basano sul medesimo romanzo.

Tuttavia, si tratta di rivisitazioni molto differenti fra di loro per via delle diverse scelte narrative intraprese dai loro rispettivi autori: ad esempio, mentre il film di Coppola è ambientato interamente alla fine del 1800 e non prevede grossi salti temporali, questa miniserie distribuita da BBC e qui da noi in Italia da Netflix ci propone invece una incursione del Conte Dracula anche nei giorni nostri.

I HAVE THIS… THIRST FOR BLOOD

Come avviene anche nel romanzo da cui la miniserie trae ispirazione, e diversamente da quanto avviene invece nel film di Coppola, non vengono esplicate le origini del vampirismo del Conte Dracula (interpretato in maniera davvero molto convincente da Claes Bang), presentato come un uomo distinto, dai modi e abitudini raffinati, affascinante, ammaliante, suadentemente ironico.

Il Conte vive completamente da solo in un castello dalle enormi dimensioni caratterizzato da una struttura labirintica all’interno della quale è molto facile perdersi, come sperimenterà il suo malcapitato ospite, l’avvocato Jonathan Archer.

Dal punto di vista visivo, è evidente l’intento di dare al personaggio del Conte Dracula un aspetto che ricordasse quella che probabilmente è la sua rappresentazione più iconica e classica: il Dracula di Bela Lugosi protagonista del film omonimo in bianco e nero del 1931 diretto da Tod Browning.

In questo, la serie ricorda la struttura del castello di Dracula come è mostrata nella serie di videogiochi classica Castlevania, che costituisce a sua volta la base che ha ispirato l’omonima serie animata distribuita sempre da Netflix (trovate qui e qui le mie recensioni delle prime due stagioni).

Per quanto riguarda le riprese esterne del castello di Dracula, queste sono state girate nel castello di Orava, che si trova su un’alta roccia sopra il fiume Orava, nel villaggio di Oravský Podzámok, in Slovacchia. Se questa location vi sembra anche solo vagamente familiare, probabilmente è perché si tratta dello stesso castello apparso nel film horror muto classico del 1922 Nosferatu, diretto da Friedrich Wilhelm Murnau.

THREE SIDES TO EVERY STORY: YOURS, MINE AND THE TRUTH

Una delle caratteristiche più interessanti di questa nuova versione di Dracula è il fatto che si sia cercato di dare una spiegazione plausibile alle diverse credenze che riguardano i vampiri (fatta eccezione per l’aglio, che non viene mostrato, né menzionato come punto debole per questi particolari non morti).

Esistono diverse versioni e interpretazioni di ogni singolo evento, rappresentate in questo caso da ciò che ritiene lo stesso Dracula come motivazioni per le sue debolezze (la parola divina racchiusa nella Bibbia, il timore e il disprezzo per il simbolo del martirio di Gesù Cristo, la croce, e l’impossibilità di vedere la sua immagine riflessa negli specchi), ciò che pensa siano le ragioni che si celano dietro queste debolezza suor Agatha Van Helsing (interpretata da Dolly Wells, mostrando dunque una versione femminile del noto cacciatore di vampiri Abraham van Helsing) e la verità.

Apprezzabile è dunque lo sforzo di cercare (e trovare) delle inedite spiegazioni a tutte le credenze che riguardano Dracula e i vampiri in generale, grazie anche a una ricca serie di appassionanti intrecci narrativi che sempre più rivelano la vera natura del Principe delle Tenebre.

TEMPO NON LINEARE

La narrazione ha inizio nel 1897, riprendendo in questo il romanzo originale che vede come protagonista proprio il Conte Dracula, ispirato alla figura storica realmente esistita di Vlad III, Principe di Valacchia (1431-1476/7) , soprannominato “Draculea”, che in rumeno significa “Figlio del Drago” o “Figlio del Demonio”, derivato dal termine rumeno “drac” (“demone”), a sua volta derivato dal latino “draco-draconis” (“drago”).

Volendo essere ancora più precisi, possiamo scomporre il termine “Draculea”:

  • Drac-: “Drago”;
  • -ul-: corrispondente al nostro articolo determinativo maschile singolare “il”;
  • -ea: particella traducibile con “figlio di”.

La struttura narrativa di Dracula non presenta una linea temporale lineare, ma frammentaria, non soltanto perché le vicende si svolgono sia nel passato che nel presente, ma anche perché noterete frequenti salti derivanti da narrazioni di aventi che hanno avuto luogo in precedenza, o che si sono verificati soltanto in sogni o visioni.

CONCLUSIONI

Dracula è un esperimento molto interessante che offre una visione a tratti decisamente fedele al romanzo da cui trae ispirazione e che se ne discosta nel momento in cui sceglie di ambientare determinati segmenti narrativi nei giorni nostri, offrendo anche un punto di vista differente da quelli più classici riguardo la natura delle credenze sui vampiri.

Tuttavia, ambientare la storia classica nel presente risulta essere una scelta narrativa un po’ forzata, quasi una sorta di ricerca di approvazione da parte di quella fetta di pubblico che avrebbe potuto storcere il naso se le vicende fossero state ambientate unicamente nel passato.

Le performance degli attori, le ambientazioni, sia interne che esterne, la scenografia, la regia e la fotografia lavorano insieme per creare un insieme coerente, visivamente appagante, coinvolgente e forte di dialoghi e interpretazioni degni di nota per i primi due episodi.

Tutta questa magia evocativa però si perde un po’ quando la narrazione si sposta nel presente, risultando a tratti perfino banale.

Un altro punto a sfavore è il fatto che, nelle scene iniziali del terzo episodio della serie, manchi completamente il doppiaggio in italiano di suor Agatha, che possiamo vedere semplicemente muovere le labbra senza emettere alcun suono (in lingua originale inglese ciò invece non accade).

In definitiva, dunque, questo nuovo riadattamento del romanzo Dracula di Bram Stoker è intrigante, appassionante e appagante, nonostante i cali di cui sopra. Conigliato agli appassionati del genere e della figura bella e dannata più classica del vampiro.

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