Si possono dire molte cose su Unfollow, serie Vertigo ideata da Rob Williams, ma non che non sia attuale. Con il pretesto di un thriller dai toni visionari, violento e adrenalinico, l’autore di Suicide Squad ha svolto una profonda e acuta riflessione sul mondo contemporaneo caratterizzato da Internet, app e social media, elementi che ormai sono parte integrante e forse irrinunciabile del nostro quotidiano. L’ha fatto con echi ballardiani e un’attitudine critica che non può lasciare indifferente il lettore.

Come è stato spiegato nei tp precedenti, tutto inizia con Larry Farrell, un eccentrico individuo che ha creato un social network diffusissimo che lo ha reso spaventosamente ricco. Dopo aver scoperto di essere affetto da un male incurabile, decide di devolvere la sua fortuna a centoquaranta utenti del suo social, scelti tramite una specie di lotteria. I fortunati vincitori, però, hanno l’obbligo di recarsi in un’isola di proprietà di Larry e di troncare qualunque legame familiare.

Una volta giunti sull’isola, i vincitori scoprono che qualora uno di loro morisse la sua quota verrebbe suddivisa tra i rimanenti. E cosa succede allora quando qualcuno si mette in testa di accaparrarsi l’intera fortuna di Farell, uccidendo gli altri vincitori? Non è difficile intuire come vanno le cose e ben presto gli omicidi divengono la norma. Ma forse Larry voleva proprio questo e tutto ciò che ha fatto è solo un terribile, perverso esperimento sociale.
Ma come scopriranno coloro che leggeranno questo volume conclusivo, le cose non sono affatto come sembrano e la realtà è più complessa. In questa story-line finale un ruolo enorme lo giocherà lo scrittore giapponese Akira, uno dei vincitori, che per certi versi fa venire in mente Mishima. Costui ha formato un culto religioso che si è propagato nel pianeta, grazie ai social network. E anche gli altri personaggi che Williams ci ha presentato finora risulteranno rilevanti.

Anche in questo caso Farrell è il fulcro della narrazione e alla fine si scoprirà qualcosa di allucinante sul suo conto che metterà in una nuova luce ciò che ha fatto. Williams, comunque, dà una risposta a tutte le domande e risolve le questioni in sospeso con un finale drammatico. Nello stesso tempo affronta questioni importanti. Fino a che punto Internet è positivo? La rete è libertà o forse ne siamo diventati schiavi? La manipoliamo o ne siamo manipolati? E cosa succederebbe se all’improvviso nessuno potesse connettersi in rete?

Non si tratta di quesiti banali e le spiegazioni che Williams ci fornisce sono inquietanti. Ecco perché Unfollow è un fumetto che vale la pena leggere e analizzare. Per giunta, dal punto di vista della scrittura, è senz’altro inventivo e lo sceneggiatore usa una molteplicità di stili e modalità espressive, molte di esse legate al contesto informatico, con risultati apprezzabili.

Questi ultimi capitoli sono illustrati dal bravo Mike Dowling che ha un tratto ruvido, sporco, valorizzato da intriganti giochi d’ombra, molto dettagliato e che rende pienamente giustizia allo script. Ma ci sono anche due penciler ospiti: Simon Gane che si concentra su un episodio incentrato su Akira e ci offre un bel mix di naturalismo e vaghi effetti cartoon e l’ottimo Javier Pulido con il suo stile rarefatto ed essenziale che ha già impreziosito parecchi albi Marvel e DC.

Nel complesso, quindi, la conclusione di Unfollow non delude e la collana può essere reputata tra le migliori della più recente produzione Vertigo. Rimane un po’ di tristezza nel constatare che la divisione adulta della DC sia ormai un ricordo, specialmente se si considera che era ancora in grado di proporre opere di rilievo come questa. Da provare.

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