Nelle intense due serate della scorsa settimana, si è conclusa la prima parte della terza stagione de I Medici, con la trasmissione su Rai 1 dei primi quattro episodi.

Dopo essere riuscito a difendere Firenze dall’attacco congiunto del Papa, di suo nipote Riario e del Regno di Napoli, sfoggiando grandi doti di diplomazia, ingegno e carisma fuori dal comune, Lorenzo il Magnifico può ora dedicarsi ad affermare Firenze come capitale europea della  cultura.

La morte di Sisto IV lascia però un vuoto di potere all’interno dello Stato Pontificio, che lo stesso Lorenzo si prefissa di riempire, attraverso manovre politiche, con un Papa vicino alla famiglia Medici, in modo tale da porre fine al pericoloso conflitto fra il papato e la sua famiglia.

I restanti episodi della stagione puntano dunque ad approfondire una secolare questione, centrale più che mai tra Medioevo e Rinascimento: la giustapposizione  tra potere temporale e potere spirituale, contrapponendo a Lorenzo un’importante figura come quella di Girolamo Savonarola.

UN UOMO IN GUERRA CON DIO

Giunti a Roma per accompagnare il figlio Giovanni e il nipote Giulio, ormai destinati alla vita sarcedotale, Lorenzo e Clarice fronteggiano Riario e sua moglie Caterina Sforza in una lotta politica, le cui sorti decideranno il nome del nuovo Papa.

Conclusa la parentesi romana con un esito inaspettato, i problemi per i Medici non finiscono: Clarice confessa a Lorenzo le azioni di sua madre Lucrezia (ormai defunta), che per sanare i conti della banca (causati in larga parte dal mecenatismo di Lorenzo) ha attinto per anni ai fondi cittadini.

Ora più che mai, la leadership dei Medici a Firenze è internamente minacciata; e mentre Lorenzo va via via perdendo forze per la malattia che colpì anche il padre, Girolamo Savonarola acquista sempre più popolarità tra il popolo, denunciando la corruzione diffusasi a macchia d’olio nella Firenze medicea.

LORENZO E IL MAGNIFICO

Gli ultimi episodi della terza stagione de I Medici, che concludono la miniserie dedicata all’ascesa della famiglia Medici a Firenze e nell’Italia rinascimentale, suggellano l’immagine del Magnifico grazie al piccolo schermo, presentando uno scontro esterno ed interno al personaggio stesso fra vita terrena e spiritualità.

Mentre è all’apice della sua vita, Lorenzo (presentato come un abile uomo del suo tempo, un brillante politico e umanista, ma non di certo un santo) ha modo di riflettere sul suo rapporto con Dio (che incolpa per la morte  di Giuliano) e sul prezzo pagato per inseguire il suo sogno, una Firenze piena di bellezza e cultura al centro dell’Europa.

La rappresentazione “esterna” dei demoni interiori che tormentano Lorenzo è la figura di Savonarola (con una convincente interpretazione di Francesco Montanari, sempre bravo a riproporre l’emblematica ambiguità di un fanatico religioso), che si erge a giudice implacabile dell’intero operato del Magnifico, sotto il punto di vista politico e quello strettamente etico e religioso.

Tra intrighi, giochi politici, equilibri interni da mantenere, intorno a Lorenzo (sempre ben interpretato da Daniel Sharman, che paradossalmente è un eccelsa guida per Firenze ma non per suo figlio) ruotano due figure completamente opposte: quella della moglie Clarice e quella del consigliere Bruno Bernardi (di cui si ha finalmente modo di conoscere di più).

Se la moglie Clarice nutre il lato “umano” e “carnale” di Lorenzo, ovvero quello legato alla famiglia, Bruno Bernardi amplifica invece “il Magnifico”, l’aura politica di Lorenzo de’ Medici, aiutandolo a suggellare il suo “mito”, passato alla storia e ricordato tutt’oggi, a qualsiasi costo.

Come accennato già nella recensione dei precedenti episodi, il grande tema de I Medici – Nel Nome della Famiglia (e non poteva essere altrimenti), che prepotentemente e drammaticamente esplode in questo finale, è quello della vita oltre la morte di un individuo nella memoria collettiva.

Il contrasto fra grandezza terrena e fragilità spirituale si sintetizza, nelle splendide ultime scene della serie (registicamente eccellente in tutte le scelte) in Lorenzo de’ Medici nell’arte, in quella bellezza con cui ha consegnato Firenze, consacrando artisti e poeti, e il suo stesso nome, alla grandezza dell’immortalità.

Concludendo sontuosamente, con una densità drammatica e una caratterizzazione psicologica toccante nonostante la concisione del racconto di tanti eventi storici, la produzione ha realizzato una serie che, non proponendo né buoni né cattivi, rappresenta un inno ad uno dei periodi storici più emblematici della nostra storia nazionale, suscitando l’interesse di milioni di spettatori verso il ricordo di un tempo in cui, l’Italia, era la culla dell’arte e dell’umanesimo.

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