Adrian Velba ha 12 anni e vive una esistenza felice. Dopo essersi allenato duramente tutto l’anno nella scuola di combattimento del Maestro Jansen, è ora finalmente in grado di partecipare al torneo annuale sponsorizzato dal re e dalla regina del suo Paese.

Sfortunatamente, poche ore prima della chiusura delle domande di iscrizione, il suo partner ha disertato, perchè malato. Il colpo è davvero terribile per Adrian, perché per partecipare al torneo bisogna essere in due. Fortunatamente, in extremis, Adrian trova (non proprio a caso) un uomo che nessuno ha mai visto prima in città, Richard Aldana. Aldana offre ad Adrian un patto per combattere insieme. Tuttavia la madre di Adrian è molto sospettosa su quel tipo, ma in ogni caso dà il suo ok al figlio…

Anche la Francia, ben prima dell’Italia, ha tentato di creare un proprio filone manga (con un discreto successo in alcuni casi, come il Radiant di Tony Valente), anche se in realtà molti esponenti delle nuove leve francesi hanno da tempo scelto una linea spesso frutto di influenze varie (basti citare Timothé Le Boucher) e che ha abbandonato la più classica linea chiara.

Vivès, Balak e Sanlaville, senza in realtà specificare i loro ruoli, fanno vivere in Last Man tutta una generazione che ha amato gli anime arrivati in Francia, anche dal punto di vista della forma, dato che inizia con alcune pagine a colori prima di continuare in bianco e nero.

Ma non è solo la forma esterna a mostrarci l’animo manga: molte caratteristiche narrative e visive vengono importate dallo shonen giapponese, come si può ben vedere dalla costruzione delle tavole e dalla estrema dinamicità dell’azione narrativa, grazie anche ai tagli delle scene, che, come nel manga fin dai tempi di Tezuka, strizzano l’occhio alla costruzione cinematografica. Soprattutto gli scontri dimostrano di aver ben imparato la lezione da classici del manga come Dragon Ball (anche in Francia, come in Italia, lo shonen per eccellenza), sia per la caratterizzazione dei personaggi che per le inquadrature degli scontri. Tuttavia, per fortuna, la struttura a torneo non è ripetitiva come in Dragon Ball, occupando solo i primi due volumi.

Tutto questo non sarebbe apprezzabile senza dei personaggi ben studiati che da subito abbiamo la sensazione di conoscere, forse perchè come la narrazione ricalcati su alcuni topoi classici del manga: il ragazzino timido e impacciato che trova dentro di sè la forza di arrivare a realizzare i suoi sogni, Adrian; un combattente solitario che cerca il riscatto, Richard Aldana,… per non parlare della madre di Adrian, donna forte sin da subito, ma che già alla fine del secondo tomo dimostra assolutamente delle capacità di cui sinceramente non sospettavamo l’esistenza.

Il tratto non è particolarmente evocativo, in quanto come nei manga il tratto particolareggiato non è nei piani degli autori, sia per quanto riguarda i background, spesso solo tratteggiati, sia per quanto riguarda spesso i personaggi.

Questo probabilmente non creerà disturbo nei lettori abituali di manga, anzi forse incentiverà l’acquisto dell’intera serie; ma i fan di Blake e Mortimer potrebbero rimanere disorientati (anche se non tutti i volumi hanno lo stesso livello di adesione agli stilemi del manga a dire il vero…).

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