Adrian Ultima Serata | Recensione

Adrian, scritta (insieme a Vincenzo Cerami e alcuni ragazzi della scuola Holden di Alessandro Baricco) e diretta da Adriano Celentano, con i disegni di  Milo Manara e le musiche di Nicola Piovani, sbarca su Canale 5 portando alla ribalta temi sociali in un'avventura animata.

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La lunga cavalcata su Canale 5 della tanto discussa Adrian si conclude con la nona e ultima serata, tra la curiosità generale (per chi l’ha seguita fino all’ultimo) sulla conclusione delle vicende dell’Orologiaio.

Dopo l’evasione dal carcere, Darian è tornato a far riflettere le persone e, la popolazione d’Italia (nonché alcune cariche istituzionali, come il sindaco di Milano) sta finalmente rispondendo concretamente ai suoi appelli, con manifestazioni e scioperi.

Questa nona serata svelerà finalmente (proprio perché conclusiva dell’intera serie) la vera natura del Dissanguatore (personaggio interessante ma fino ad ora mai capace di esprimersi a pieno nelle trame) mettendolo una volta per tutte a “nudo” contro l’Orologiaio.

Verrà davvero compiuta la rivoluzione in nome di libertà e bellezza? O l’Italia del futuro resterà ancora in balìa della corruzione, della speculazione e del consumismo sfrenato?

Dalla presentazione dello sviluppo delle trame finali, dipenderà quasi totalmente l’intero giudizio sulla serie e sarà chiaro una volta per tutte se, effettivamente, Adrian può lasciarci qualcosa che non sia necessariamente solo la celebrazione del “personaggio” Adriano Celentano.

MILANO CROLLA

Il ritorno dalla parte della giustizia del sindaco di Milano e le sue conseguenti azioni minano seriamente l’intera struttura del governo corrotto retto dal Dissanguatore: per evitare l’avvento di uno Stato giusto, che metterebbe sotto processo lui e i suoi complici, il Dissanguatore prepara un sanguinoso e disperato piano.

Simulando attacchi terroristici attribuiti dal governo a Darian, l’intento del Dissanguatore è quello di gettare la popolazione in uno stato di perenne terrore, non curandosi dei civili innocenti che potrebbero perdere la vita a seguito di questa folle manovra.

La vena assassina di Dranghestein risulta però pesare troppo anche sulla coscienza di un corrotto come il capo del governo, che decide di cercare Darian per fermare questi folli attacchi terroristici e far cadere il Dissanguatore una volta per tutti.

Con la collaborazione del capo del governo e della sua fedele squadra, alla quale svela finalmente la sua identità, Adrian si troverà faccia a faccia con Dranghestein (rivelatosi il “classico” villain maschilista e brutale, senza nessuna profondità psicologica), in un ultimo scontro fra bene e male in cui viene alla luce il collegamento fra i due personaggi.

DISTRUZIONE TOTALE

Se dovessimo giudicare quest’ultima serata di Adrian fino allo scontro fra il protagonista e il villain Dranghestein il giudizio globale, anche guardando l’intero percorso della serie, potrebbe forse raggiunge a stento la sufficienza: nonostante i limiti tecnici, emerge un percorso narrativo (tutt’altro che perfetto, in ogni caso) in parte apprezzabile, con l’accenno di un’evoluzione e caratterizzazione di alcuni personaggi (ovviamente quelli di “fantasia”).

Fino a qui, saremmo in linea su quanto detto fino ad ora, episodio dopo episodio, della serie: buoni propositi, qualche buono spunto, a sprazzi anche la giusta dose di azione e drammaticità, importanti valori morali ma, nel complesso, mediocre realizzazione (escludendo la disastrosa realizzazione tecnica).

Il problema, però, è che c’è un dopo, rappresentato da tutto ciò che succede dallo scontro fra Adrian e il Dissanguatore in poi, che rende la serie ormai indifendibile, nonostante la buona volontà, sotto ogni punto di vista.

La seconda parte della serata, e dunque l’atto conclusivo della serie, tocca picchi di surrealismo no-sense  il quale non solo stona completamente con l’unico filone “positivo”(o meglio “meno peggio”) della serie, ovvero la trama tessuta e l’azione scenica di tutti questi episodi, ma evidenzia ancora di più scelte di regia orribili e la tremenda realizzazione grafica e animata.

Come una gigante lente d’ingrandimento, la conclusione dello scontro fra Adrian/Darian/la Volpe e la sua nemesi, quel Dottor Dranghestein che incarna tutti i mali del Bel Paese del futuro, mette in risalto tutto ciò che di negativo c’è in questa serie, invece di “mascherarlo” (purtroppo per gli spettatori).

Dopo il “delirio” apocalittico-surrealista, si prova a dare una sorta di coerenza tra gli eventi effettivamente narrati nel corso di tutte queste serata e appunto la conclusione, suscitando simpatie d’ascendenza “fiabesca” anche grazie alla figura del narratore, positiva e di cui viene svelato il volto.

Tutto ciò però non basta a recuperare una serie che, a giochi fatti, resta gravemente insufficiente, e può essere semplicemente definita come un tentativo fallito di far trionfare libertà e bellezza in televisione (al giorno d’oggi, piena di “spazzatura”) con un prodotto artistico degno di questo nome che, Adrian, di certo non è.

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