Mentre restiamo in attesa della nuova storia di Blacksad, Juanjo Guarnido torna ad offrire la sua arte al grande pubblico, questa volta accompagnato dai testi di Alain Ayrole, realizzando  Nelle Indie Perigliose (Les Indes fourbes), opera edita nel nostro paese da Rizzoli Lizard che ha l’ambiziosa intenzione di riportare all’avventura el buscón Don Pablos, alla ricerca di fortuna questa volta nelle colonie spagnole americane.

NELLE INDIE PERIGLIOSE

“OVVERO Una seconda parte della Storia della vita dell’avventuriero chiamato don Pablos de Segovia, vagabondo modello e fulgido esempio di furfanteria; ispirata alla prima, così come a suo tempo la narrò don Francisco Gómez de Quevedo y Villegas, cavaliere dell’ordine di Santiago e signore di Juan Abad”

La vita di un picaro, un povero qualunque, obbligato a lottare tutti i giorni per mangiare e sopravvivere, non può mai essere né piatta né priva di burrascosi eventi: e, questo, è ciò che sa bene Pablos, un “povero” di prima categoria continuamente alla ricerca di innalzare il suo status sociale, per diventare un vero virtuoso (e ricco) Don di Spagna.

Ritrovandolo nel Nuovo Mondo, lì dove Quevedo lo aveva lasciato alla fine del suo romanzo, il lettore segue Pablos nelle sue peripezie nelle lontane americhe, sempre all’inseguimento di ricchezza e “nobilità” nella società aristocratica coloniale spagnola.

E le suggestive ed esotiche Indie, con le loro tentazioni fourbes (subdole, ingannatrici, ma allo stesso tempo fascinose, proprio come il nostro protagonista) rappresentate per eccellenza dal sogno della conquista dell’ El Dorado, risultano essere il teatro perfetto in cui Don Pablos può mettere in scena i suoi intrighi.

Patendo la fame e subendole le solite umiliazioni dai “potenti”, intervallando a momenti tristi pezzi di vita da gran signore, Pablos farà sfoggio d’arguzia oscillando continuamente tra povertà e ricchezza, furfanteria e nobiltà, offrendo al lettore un dramma pienamente “umano” in cui gli opposti (per stessa costituzione della vita) si fondono e confondo l’uno con l’altro.

ATTORE PRINCIPALE NEL TEATRO DEL MONDO

“Distillerò ancora una volta le mie lacrime per togliere l’amaro e conservare solo il dolce”

Sin dal primo impatto con l’imponente cartonato confezionato da Rizzoli Lizard, si ha l’impressione di avere tra le mani una prestigiosa stampa seicentesca, con la copertina decorata da un ritratto in pieno stile del tempo raffigurante Don Pablos e la prima pagina che rimanda alla copertina stessa della prima edizione del Buscón, stampata nel 1626.

Cosa hanno da offrirci dunque, al giorno d’oggi, delle nuove avventure del picaro di Quevedo? In pieno stile Barocco, Nelle Indie Perigliose confonde attraverso Don Pablos il tragico col comico, sfumando uno nell’altro e senza mai far entrare i due elementi in contraddizione.

Vista con uno sguardo attuale, l “epopea” del personaggio può tranquillamente ergersi a “mito” dell’uomo “moderno”, un uomo umanamente imperfetto che lotta quotidianamente per la sua “identità”, né eroico e né cattivo, al cui interno convivono diverse sfumature inconfondibili, decifrabili solamente dalle azioni che compie.

Don Pablos è scaltro, ingegnoso, “mimetico”, ambizioso, qualità ormai non più associabili ad un “tipo” eticamente classificabile,  ma semplicemente parte del bagaglio “umano” e che come tali vengono utilizzate: è Pablos (ed ognuno di noi) a scegliere come e per cosa usarle, giusto o sbagliato che sia il fine ultimo.

Ulteriore rimando alla “totalità” tipica delle poetiche barocche è la struttura narrativa del fumetto, capace di creare un vortice pieghevole di rimandi tra narrazione passata e presente, fra flashback e tempo del racconto, attraverso isotopie semantiche e associazioni linguistiche che si rispondo tra loro fra passato e presente, accompagnate da un incalzante ritmo narrativo scandito dall’espressività delle tavole.

Per quanto riguarda lo stile, l’agudeza del Siglo de oro si mostra ai lettori con gli arguti paradossi inseriti nella sceneggiatura, insieme a sarcastiche massime sulla vita che strappano un sorriso sincero pur mantenendo la loro grande intensità drammatica (ancora, in questo, completate ed enfatizzate dai meravigliosi disegni, spesso contrastanti nel tono).

 

Gli acquerelli di Guarnido, una volta visti, non necessitano di ulteriori commenti: tra le ambientazioni esotiche delle americhe, dove brillano i colori, la luce e l’ombra delle foreste, e quelle più tradizionalmente civilizzate e “occidentali”, un semplice battito di ciglia davanti ai disegni ci proietta all’avventura coi personaggi, destando in noi quella “meraviglia” (anch’essa tanto cara a buona parte del Seicento) tipica della riscoperta del mondo con nuovi occhi.

D’altronde, la potenza espressiva del disegno di Guarnido è così forte che, nel momento forse di maggior drammaticità di tutta l’opera, la scena è narrata solamente per immagini; simbolo, forse, di un sottofondo generale di desengaño e muerte, di una vanitas che si fa largo in un mondo ormai passato dai valori della spada a quelli del denaro, in cui un semplice picaro prova a farsi spazio.

Sacro e profano, nobile e vile, cadute e trionfi, l’ “alto” e il “basso” si miscelano chimicamente Nelle Indie Perigliose, e nella presentazione finale di Don Pablos stesso: d’altronde, per lo spazio di un libro, è lui l’attore principale nel teatro del mondo.

Mascalzone, sì, o forse qualcosa di più, semplicemente un uomo imperfetto. Moderno, “vivo” ancora oggi e umano, come tutti noi.

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