Mike Baron non è un autore qualsiasi e coloro che l’hanno conosciuto e apprezzato per Nexus, capolavoro del fumetto indipendente americano degli anni ottanta, lo sanno bene.

Lo scrittore non ha mai esitato a ideare storie che hanno fatto discutere. La sua gestione di Flash, per esempio, incentrata su Wally West, suscitò accese discussioni e lo stesso vale per la sua gestione di Punisher, serie Marvel dedicata al celebre vigilante della Marvel.
Quando Mike incominciò a scriverlo, lo inserì in un contesto urbano crudo e realistico, lontano anni luce dalle immaginifiche vicende dei giustizieri in calzamaglia della Casa delle Idee. Il Punitore, infatti, si confrontava con rapinatori, gang di strada, mafiosi e psicopatici che parevano usciti da veri fatti di cronaca e le atmosfere narrative erano adulte e inquietanti. Baron, inoltre, approfondì abilmente la psicologia dell’anti-eroe, presentandolo come un uomo disperato e ossessionato costantemente dal suo desiderio di combattere il crimine.

L’autore non era allineato al politically correct e non certo animato da istanze progressiste. Le polemiche dei lettori schierati in un ambito politico diverso dal suo, quindi, a un certo punto spinsero la Marvel a sostituirlo. Questo volume propone i nn. 8/13 di Punisher, sempre scritti da Baron, e coloro che li leggeranno avranno a che fare con episodi caratterizzati da un buon equilibrio di azione e introspezione.

Se in principio Frank aveva a che fare con villain provenienti dai bassifondi, stavolta si occupa della corruzione dei quartieri alti, in particolare di Wall Street. Il Punitore si concentra sulle attività poco pulite di un manager e scoprirà che le cose sono molto più complicate e coinvolgono il crimine organizzato, politici corrotti e persino un ninja. Con questo pretesto, tuttavia, Baron denuncia la mancanza di valori del mondo dei cosiddetti yuppies, cinici e arroganti arrivisti dagli abiti firmati dediti alle droghe, pronti a tutto pur di raggiungere i propri scopi.

Lo sceneggiatore non rinuncia, perciò, alla critica sociale ed è evidente pure nell’episodio del n. 10 che vede Frank contrapporsi a Devil. L’episodio si collega proprio a un albo di Daredevil scritto da Ann Nocenti, notoriamente di estrema sinistra. La trama è pressoché identica, ma Baron la racconta dalla prospettiva del Punitore, mentre, invece, la Nocenti privilegia quella di Matt Murdock. La vicenda ha a che fare con la corruzione delle ditte farmaceutiche e Baron ne dà una lettura in chiave conservatrice. Nello stesso tempo, fa emergere le differenze ideologiche e caratteriali di Devil e del Punitore, realizzando una storia di grande spessore.

Nei nn. 11/13, Baron riporta Frank nei contesti per lui più abituali, con spacciatori e gang di vario tipo, evidenziando, comunque, il lato malato e contorto della società americana. I disegni sono dell’ottimo Whilce Portacio che, insieme a Todd MacFarlane, Jim Lee, Rob Liefield e altri cartoonist, stava svecchiando lo stile della Marvel e in seguito sarebbe diventato uno degli esponenti di spicco dei comics anni novanta.

Whilce propone un Frank Castle suggestivo dal viso scavato e lo sguardo freddo da psicopatico e imposta il lay-out in maniera creativa, con inquadrature di impostazione cinematografica molto dinamiche. Le vignette sono, inoltre, estremamente dettagliate e il penciler risulta efficace e credibile sia quando raffigura i lussuosi ambienti del potere economico statunitense, sia quando rappresenta i vicoli squallidi di una New York degna di un film di Scorsese.

In pratica, questo volume è di grande qualità ed è consigliabile ai fan del Punitore e ai lettori che cercano un buon fumetto d’azione.

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