È uscito questa settimana il quarto e ultimo numero, più corposo rispetto ai precedenti raccogliendo ben tre numeri originali americani, di Eroi in Crisi ovvero la mini-serie evento di Tom King – acclamato ma anche criticato attuale sceneggiatore di Batman – e Clay Mann.

Le premesse di questa mini-serie evento sono semplici e intriganti. Batman, Superman e Wonder Woman hanno creato un luogo, nel cuore dell’America più rurale, in cui eroi e criminali possono ritirarsi detto Il Rifugio. Lì possono confessare le loro frustrazioni, ossessioni, le loro paure e ansie frutto della loro vita “particolare”.

La caratteristica principale del Rifugio è legata alla sua completa riservatezza perciò quando al suo interno viene commessa una strage – che miete fra le vittime anche Wally West e Roy Harper – Batman, Superman e Wonder Woman iniziano ad indagare alacremente per trovare il responsabile.

I sospetti ricadono sui due unici sopravvissuti ovvero Harley Quinn e Booster Gold che in modalità diverse dichiarano di essere innocenti ma al tempo stesso di non poter ricostruire con precisione gli avvenimenti. Intanto l’indagine si complica perché l’esistenza del Rifugio viene resa pubblica dal più classico dei leak ai media.

Mentre rivisitiamo alcune delle confessioni degli eroi ospiti della struttura, una ipotesi incredibile inizia a concretizzarsi e riguarda una delle stesse vittime del massacro. Le conseguenze di una nevrosi giunta al punto di rottura potrebbero aver portato ad un gesto inconsulto, involontario e inimmaginabile.

Come si ritorna indietro da questa battaglia contro sé stessi? Come si curano le ferite del “fuoco amico”?

Tom King è un autore discusso. Forse il più discusso degli ultimi 20 anni nel panorama del fumetto USA e a ben vedere. Il suo modo di scrivere è infatti lontano anni luce da quello tradizionale e convenzionale basti pensare all’indagine sul concetto di identità del sottovalutato Grayson, o allo sfaldamento di quei valori di patriottismo americano post-9/11 di Omega Men e Sheriff of Babylon finendo poi nell’intimità esistenziale di Mister Miracle.

Eroi in Crisi non è da meno nelle intenzioni peccato che la sua esecuzione purtroppo lascia un certo amaro in bocca. Idealmente infatti le premesse della serie sono davvero interessanti e King riesce a ritagliarsi un ritmo nella narrazione che pur non premendo mai sull’acceleratore riesce a coinvolgere il lettore.

Il fattore scatenante, il massacro, è infatti un mero pretesto che l’autore utilizza per una fortissima metatestualità. No non si tratta di scavare nell’idea delle dualità del supereroe – fondante del genere è chiaro – né di recuperare il decostruzionismo di Alan Moore, le cui influenze sono palesi tanto da optare per la famigerata struttura a nove vignette, quanto piuttosto per criticare una certa fatica e frustrazione tanto degli eroi che del lettore.

È quella di Tom King una critica al fumetto supereroistico moderno tanto nella forma che nei contenuti? Apparentemente sembrerebbe di sì tuttavia è nella forma che l’autore cade soprattutto in questo numero finale quando sembra doversi per forza piegare a quella struttura narrativa più lineare che da sempre mal digerisce confezionando uno “spiegone” debole, confuso e privo di mordente – ma d’altronde noi qui in Italia dovremmo essere abituati al fatto che questo tipo di “cambio in corsa” non porta a nulla di buono vedasi Mercurio Loi.

Ma era davvero utile questo spiegone? A mio parere no nella misura in cui King stava raccontando qualcos’altro nei primi 2 numeri e mezzo e lo stava facendo molto bene. L’ansia di non sapere come collocarsi nel mondo post-Rinascita di molti degli ospiti del Rifugio, soprattutto quella di Wally West, o il feticismo del racconto di Barbara Gordon o la rigidità con cui i Robin si raccontano nascondevano in realtà ansie e frustrazioni dei lettori e di un mondo/genere che è in crisi.

Non è l’eroe ad essere in crisi per Tom King, tant’è che Superman rimane la voce della ragionevolezza, quanto gli occhi di chi li osserva. Manca forse la semplicità, la solidità che il genere ha avuto per 50 e passi anni ora esacerbato da pratiche commerciali continue e stucchevoli fra rilanci, morti e rinascite effimere, cambi drastici e una sterile ma continua ricerca di attrarre il pubblico altro.

Eppure il genere rimane saldo, fra popolarità pazzesca e cali fisiologici, ad essere uno dei più fervidi come rimangono saldi nel loro ruolo archetipico Superman, Batman e Wonder Woman.

C’era uno modo migliore per raccontare questo straniamento e farlo convivere con esigenze narrative “popolari”? Probabilmente sì. C’era un modo più ficcante per raccontarlo? Probabilmente no. Eroi in Crisi rimane quindi una lettura obbligata non tanto per quello che viene detto ma per quello che non viene detto e soprattutto per come viene lasciato intendere.

Ad accompagnare Tom King c’è poi un mostruoso Clay Mann che prosegue la sua incredibile evoluzione non solo dal punto di vista del tratto ma anche della costruzione della tavola.

Il tratto è pulito, le linee lunghe e sinuose tendono quindi ad un realismo che prende il fotorealismo di Alex Ross e lo sgrezzano di quella rigidità tipica della tecnica in favore di una plasticità in cui la cura dei dettagli anatomici e delle espressioni facciali è quasi maniacale. Mann è ormai padrone della tavola: gestisce orizzontalità e verticalità a suo piacimento interpretando la sceneggiatura ed evidenziandone i momenti topici con soluzioni mai scontate – la gabbia a 9 vignette per le confessioni o le inquadrature dall’alto – ma anche non abbandonano né splash-page, singole e doppie, né soluzioni più convenzionali che lasciando respirare il suo storytelling. Una prova eccezionale.

Molto buona l’edizione RW Lion con traduzioni ed adattamento scorrevoli, da premiare anche la scelta di proporre la mini-serie in spillati monografici a pochissima distanza dalla pubblicazione americana.

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