La Leviathan Labs è una giovane e intraprendente casa editrice che si sta mettendo in luce con fumetti interessanti e dalle grandi potenzialità che di sicuro non hanno nulla da invidiare a tante blasonate produzioni americane targate Marvel e DC. Uno dei meriti di questa etichetta non è stato solo quello di dare spazio a giovani e talentuosi autori, ma anche quello di spaziare tra i generi. Tuttavia, Il Fottuto Uomo Rana si distingue in senso positivo perché è difficile inserirlo in una categoria precisa e tale dettaglio è garanzia di indubbia originalità.

Da un certo punto di vista, potremmo considerarlo una parodia dei fumetti supereroici e, in particolare, di quelli incentrati su vigilanti violenti e amorali stile Punitore. In effetti, l’intento sarcastico e graffiante è evidente nei testi e nei dialoghi irriverenti di Massimo Rosi, ma non mancano altre ispirazioni. Quando la storia inizia, infatti, si ha la sensazione di leggere un comic-book di guerra, dal momento che il protagonista è un sommozzatore militare impegnato in Afghanistan.

Di conseguenza, Rosi gioca abilmente con i cliché delle war stories in maniera personale; man mano che la trama procede, però, emergono ulteriori elementi. Senza spoilerare, specifico solo che alcune rane dalle strane capacità giocheranno un ruolo rilevante e il protagonista diventerà l’Uomo Rana, un vigilante ecoterrorista che decide di combattere tutti coloro che non rispettano l’ambiente e gli animali, con conseguenze devastanti.

Le tematiche ecologiste e ambientaliste sono, dunque, fondamentali, ma Rosi non le affronta in maniera seriosa come fece, per esempio, Grant Morrison in Animal Man. Lo scrittore usa i registri del sarcasmo, pur non rinunciando a evidenziare e denunciare la mancanza di scrupoli del potere politico e delle multinazionali. L’Uomo Rana, infatti, darà filo da torcere proprio a un imprenditore disonesto reo di avere usato animali indifesi in crudeli esperimenti, motivato dal profitto.

Ma è proprio in tale contesto che Rosi inserisce un’ulteriore finezza che fa del Fottuto Uomo Rana un fumetto davvero diverso dal consueto: Adolf Hitler. Ebbene sì, uno dei peggiori uomini della storia diviene la nemesi dell’Uomo Rana. Come mai non è morto? Quali sono le sue intenzioni? Rosi fornisce quasi tutte le risposte, lasciando, però, aperto qualche mistero che probabilmente sarà risolto nei volumi successivi e facendosi, quindi, influenzare dalla fantascienza distopica e dall’esoterismo, con risultati eccellenti.

I disegni sono del bravo Vito Coppola che ha uno stile contorto, aggressivo, chiaramente ispirato a certi esiti espressivi di autori del calibro di Mignola e Zezelj, rielaborati in modo singolare. Il suo non è un tratto naturalistico e punta sul grottesco, senza però scadere in eccessi cartoon. Questa tendenza è evidente soprattutto nei volti dei personaggi e il penciler ha la capacità di evocare con le smorfie, gli sguardi e a volte i ghigni sadici le emozioni contorte e deviate che li animano. Il lay-out è inventivo e Coppola alterna inquadrature minuscole, ricche di minuziosi particolari, ad altre più spaziose. Non mancano, inoltre, riusciti primi piani di impostazione cinematografica.

Vanno lodati anche i colori dell’ottimo Renato Stevanato che opta per sfumature cupe e ombrose, in linea con le sequenze violente e crude partorite dalla fervida immaginazione di Rosi e che valorizzano le matite di Coppola. Nel tp c’è anche una breve backup story firmata dall’incisivo Paul Izzo, con i disegni piacevolmente grezzi ed espressivi di Emanuel Derna e i colori intensi e vividi, quasi psichedelici, di Marco Pagnotta.

Insomma, questo primo volume de Il Fottuto Uomo Rana è da tenere d’occhio. Se avete, perciò, voglia di leggere qualcosa che si discosta dai soliti supereroi, questa è la proposta editoriale che fa per voi. Da provare.

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