La questione libica è uno dei temi più caldi del dibattito politico e sociale dell’opinione pubblica italiana degli ultimi anni: sin dall’intervento armato della NATO del 2011 che ha contribuito alla caduta del regime dittatoriale di Mu’Ammar Gheddafi fino alla questione migranti, gli italiani, come sempre accade quando si tratta di qualsiasi argomento, si dividono in due schieramenti, basati non sui fatti, ma sulle proprie opinioni politiche o religiose.

Così abbiamo chi pensa che il flusso dei migranti verso le nostre coste vada fermato con ogni mezzo, e che i centri di detenzione “legali” e illegali in Libia siano una soluzione, e chi invece ritiene che i migranti imprigionati in Libia abbiano il diritto di fuggire ed essere salvati da trafficanti e sfruttatori.

Ovviamente, come sempre accade nella vita, nulla è bianco o nero, ma sempre viviamo nei toni di grigio e solo i fatti possono darci la possibilità di capire una data situazione; e questo volume è stato scritto e disegnato proprio per questo scopo.

In questo agile tomo non troverete l’indicazione delle rotte usate dai trafficanti o una discussione sulla chiusura dei porti; troverete invece le testimonianze di varie persone che, diverse tra loro per formazione, nascita, professione, sono tutte coinvolte in un modo o nell’altro nel traffico dei migranti e questo per un solo motivo: vivono in Libia dopo la caduta di Gheddafi, una Libia preda del caos, dove il denaro non ha più valore e i ragazzi che hanno combattuto il regime ora lo rimpiangono perché almeno, “quando c’era lui”, si sentivano sicuri; e non mancavano soldi, corrente elettrica, benzina.

Ecco dunque le storie di Hafed, cinquantenne con tre figli che è un veterano del traffico di uomini, uno scafista, per dirla (impropriamente) con un linguaggio europeo; Wered, giovane ragazza cristiana che scappata dall’Eritrea si trova prigioniera dei seguaci dell’Isis, per poi arrivare in Libia, dove però non può restare… e l’unica via è imbarcarsi…

…o Isaa, responsabile della Guardia Costiera di Garabulli, cittadina a sessanta chilometri a est di Tripoli, che si trova a dover fare il suo lavoro senza mezzi (e qui sorge la legittima domanda… perchè?); o, ancora, Hussein, uno dei prigionieri di Abu Salim, che non è ancora riuscito a superare il clima di terrore che si respirava durante il regime (e mai lo supererà).

Chi dunque ha ragione? Come sempre tutti e nessuno, perchè ognuno ha la sua vita e la sua necessità di sopravvivere, la sua famiglia: ciò che questo volume vuol dare sono alcune coordinate sulla base delle quali poter farsi una propria opinione. Basterà ai più? Sicuramente no…

Venendo alla parte grafica, i disegni di Gianluca Costantini, votati al realismo, si caratterizzano soprattutto per la vivace costruzione delle tavole, che consente una narrazione dinamica ed agile, ma tuttavia chiara e anche, se vogliamo, precisa nello scorrere degli eventi.

La confezione Oscar Ink presenta un volume brossurato con una copertina di cartoncino abbastanza spessa, dotata di alette: purtroppo il volume non presenta extra o approfondimenti di sorta. Un peccato, dato che il graphic dà per scontato alcuni presupposti storici che probabilmente molti non ricordano.

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IN BREVE
Storia
8.0
Disegni
7.5
Cura editoriale
7.0
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Amante di fumetti e videogiochi, ha una vera passione per i tomi francesi e il filone storico della BD. La sua prima console è stata il Game Boy di Nintendo.

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