Se c’è un’accoppiata che funziona quasi sempre nell’universo Marvel, è quella formata da Daredevil e Punisher.

I due si sono scontrati più volte, a cominciare dalla famosa run di Frank Miller, fino ad arrivare alla più recente miniserie scritta da David Lapham con loro protagonisti o al “team-up” con Spidey nella saga The Omega Effect, senza dimenticare la splendida seconda stagione del Daredevil di Netflix.

I loro incontri/scontri sono sempre interessanti, in quanto mettono in evidenza quanto possa essere sottile la linea che divide questi due vigilanti, così simili per molti aspetti ma allo stesso tempo anche molto distanti. Rappresentano infatti due facce della stessa medaglia. Due combattenti in cerca di giustizia, molto legati alle strade della loro città, ma con una differenza sostanziale: uno, pur operando al di sopra della legge, si affida ad essa e la rispetta, mentre l’altro si autoproclama giudice, giuria e boia, estirpando in maniera diretta e brutale qualunque criminale gli si pari davanti.

Punisher in pratica ha deciso di superare quel confine che qualsiasi supereroe s’impone di non varcare mai, evitando così di diventare un assassino al pari di coloro che combattono. D’altro canto, secondo la visione di Castle, gli eroi in calzamaglia sono solo degli ipocriti, che non hanno il coraggio di fare il necessario per ripulire le strade dal crimine, mettendo così in pericolo la vita di altre persone innocenti.

Questa dicotomia è descritta molto bene anche nel quarto numero della nuovissima serie del Cornetto scritta da Chip Zdarsky, che in poche tavole e con dialoghi molto asciutti e diretti, riesce a mettere in scena un altro formidabile faccia a faccia tra Daredevil e Punisher, in linea coi toni molto pulp e hard-boiled della serie.

Dopo aver subito un brutto incidente nel finale della precedente gestione di Charles Soule, il nuovo scrittore del Diavolo Rosso ci presenta un Matt Murdock ancora acciaccato e provato, sia nel corpo che nello spirito, intento a riprendere in mano la sua vita e la sua attività di vigilante mascherato.

Purtroppo le sue condizioni non sono ancora ottimali, tanto da rischiare di venire battuto da due semplici rapinatori. Nella colluttazione, però, uno dei malviventi muore accidentalmente sbattendo la testa e il povero Daredevil viene accusato di omicidio e braccato dalla polizia. In particolare, un nuovo detective proveniente da Chicago, Cole North, è deciso a dargli la caccia e sbatterlo in prigione, stufo di questi sedicenti eroi mascherati liberi di scorrazzare per le strade.

Con Kingpin, nuovo sindaco della città, a fare il tifo per lui, l’integerrimo detective North riesce a ferire ed arrestare il Diavolo Rosso, per poi venire fermato proprio da Frank Castle, alias Punisher, convinto che finalmente Matt si sia “ravveduto” e abbia iniziato a far fuori i criminali.

Da qui inizia il confronto tra i due vigilanti, che mette chiaramente in luce le loro diverse personalità, ma con una riflessione in più, che Zdarsky e il nostro Marco Checchetto ci propongono mostrandoci un inquietante Daredevil che imbraccia due pistole: con le sue capacità, il Diavolo sarebbe ancora più pericoloso e mortale di Castle se utilizzasse delle armi da fuoco, facendosi giustizia da solo. Per fortuna, però, la sua fede religiosa e nella giustizia lo spingono a non oltrepassare mai quel limite, anche se a volte la tentazione c’è stata…

Pur provenendo da serie più leggere e umoristiche, come Howard il Papero e Spectacular Spider-Man, Zdarsky dimostra di essere perfettamente a suo agio anche in ambientazioni pulp e violente, sicuramente debitorie dell’ormai imprescindibile gestione Miller. Le sue storie sono caratterizzate da ritmo serrato e una buona dose d’azione, ma non mancano di tratteggiare Matt Murdock in tutta la sua fallibilità e insicurezza.

Daredevil, del resto, è sempre stato uno dei supereroi Marvel più “umani”, che ha fatto del suo handicap la sua stessa forza, ed è giusto quindi che venga rappresentato con tutte le sue debolezze e incertezze, che alla fine contribuiscono a renderlo l’eroe che è diventato e a spronarlo a superare i propri limiti.

Ottimo come sempre anche il lavoro di Checchetto al tavolo da disegno, che per l’occasione prova a sporcare un po’ il suo tratto, di solito molto preciso e pulito, mentre qui diventa quasi abbozzato e più cinetico e irregolare. Il suo Daredevil è cupo e dalla barba sfatta, con un costume più moderno e realistico, caratterizzato da cuciture in bella vista, pantaloni non attillati e bende da lottatore alle mani, mutuate dal precedente look nero di Ron Garney, ma anche da quello della serie Netflix.

Un’accoppiata vincente, dunque, non solo quella Daredevil/Punisher, ma anche quella Zdarsky/Checchetto, che sicuramente ci regalerà ancora belle emozioni nel prosieguo di questa serie. Un rilancio riuscito, e di cui si sentiva il bisogno, dopo gli esiti altalenanti della gestione di Soule.

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