Se c’è una cosa che non manca a Brian K. Vaughan è la versatilità.

Il celebrato autore di Runaways, Y The Last Man e altri gioielli è infatti in grado di ideare intriganti saghe supereroiche, storie di fantascienza e vicende dai toni distopici, dimostrando di possedere sempre estro e inventiva. Paper Girls, pubblicato in America dalla Image e tradotto in Italia da Bao Publishing, ne è l’ennesima dimostrazione.

La serie in questione potrebbe essere definita fantascientifica e il tema dominante è quello dei viaggi nel tempo. Sebbene non manchino ambientazioni sempre diverse, Vaughan chiarisce sin dal principio un concetto importante: non esistono dimensioni parallele, ma solo il nostro mondo che, tuttavia, a seconda delle varie linee temporali in cui svolge la trama, assume caratteristiche differenti. Questo pretesto fornisce a Vaughan la possibilità di affrontare numerose tematiche.

Non mancano, però, accenni ad argomenti mistico/esoterici e religiosi che Vaughan, comunque, utilizza in maniera peculiare, filtrandoli con un’attitudine sci-fi. Le protagoniste della serie sono la dodicenne Erin e un gruppo di coetanee sue amiche che per una serie di ragioni rimangono, loro malgrado, coinvolte in una serie di vicissitudini che Vaughan narra ricorrendo a una scansione narrativa veloce e adrenalinica, mutuata da certi film d’azione.

L’autore caratterizza i personaggi in maniera precisa. Erin, per esempio, che in questi tre volumi assume spesso un ruolo importante, è intelligente e intraprendente; Makenzie è piuttosto omofoba e aggressiva, mentre Tiffany e K. J. sovente rivelano fragilità emotive e interiori. Tutte e quattro devono, però, affrontare una situazione spaventosa. Senza che ancora non ne abbiano compreso le cause, infatti, Erin e le altre sono rimaste implicate nelle macchinazioni di strani individui provenienti da un altro tempo, impegnati in un conflitto complicato.

Il loro leader è forse Dio o, comunque, un essere ancestrale che ha parecchie ragioni per avercela con il genere umano. In questi tre volumi, Eric e le altre visiteranno varie linee temporali e soprattutto si confronteranno con altre versione di se stesse. Conosceranno particolari del loro futuro e non è assicurato che sia particolarmente soddisfacente e idilliaco. Tra mostri, larve gigantesche, uomini primitivi, guerrieri che cavalcano pterodattili e altre suggestioni da b-movie, Vaughan concepisce un affascinante arazzo narrativo.

Nemmeno stavolta mancano tematiche intriganti. Vaughan, per esempio, rievoca le paure del Millennium Bug, fa riferimenti all’undici settembre, cita parecchi fumetti come parte imprescindibile dell’immaginario statunitense e imbastisce, quindi, una vicenda dai toni pop, caratterizzata da testi e dialoghi efficaci e incisivi. Per giunta, stimola la curiosità del lettore alludendo a una misteriosa Guerra delle Ere che, a quanto si intuisce, diventerà l’argomento dominante dei capitoli successivi.

I disegni sono di Cliff Chiang che molti ricorderanno per Wonder Woman. Il suo è un tratto volutamente grezzo ma dinamico, un po’ stilizzato ed evanescente. Il lay-out è inventivo, in particolare nelle tavole dei trip psichici e dei sogni di Erin e in quelle che raffigurano i paesaggi preistorici. Ogni tanto si concede inquadrature a tutta pagina, di grande impatto visivo. Le illustrazioni sono inoltre valorizzate dai colori ora cupi e lividi ora molto intensi del bravo Matt Wilson che riesce a valorizzare il tratto dinamico di Chiang.

Insomma, Paper Girls è da tenere d’occhio ed è l’ennesima dimostrazione delle capacità di Vaughan, un autore mai banale e capace di proporre lavori dirompenti e personali, nonché della qualità dell’attuale produzione Image, una casa editrice che ormai da tempo non propone più brutte copie dei comic book Marvel e DC. Da provare.

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