C’era grandissima attesa per la trasposizione cinematografica sequel della serie tv inglese più di successo degli ultimi anni, Downton Abbey. E mentre all’estero il film viene sorprendentemente premiato al Box Office – sorprendentemente perché non capita quasi mai con un film tratto da una serie tv – in Italia ci apprestiamo a vederlo in sala dopo l’anteprima alla Festa del Cinema di Roma.

Il film è praticamente un super speciale di Natale come quelli che chiudevano ogni stagione della serie tv, due ore di sceneggiatura sopraffina che è ciò che reggeva il serial grazie al creatore Julian Fellowes e che altrettanto fa sul grande schermo. Dato che non vi sono vezzi in quanto a regia, fotografia e altri aspetti del comparto tecnico Fellowes ha giustamente pensato di puntare tutto sulla storia e sulla sceneggiatura, infarcendo il film di grandi colpi di scena e passi in avanti per tutti i protagonisti. Quello che fa la regia al massimo è seguire le automobili e i treni in partenza lungo la via che porta alla tenuta o al paese al centro della vicenda (quasi fosse l’Orient Express); o ancora le grandi vedute di Downton dall’alto con la macchina da presa che va ravvicinandosi, con il tema della serie a fare da controparte sonora in sottofondo per enfatizzare l’entrata nell’inconfondibile atmosfera che tanto era mancata agli spettatori in sala.

Ecco il merito più grosso di Downton Abbey – Il Film. Non aver fatto un film per il puro piacere dei fan che non portasse nulla alla storia raccontata. La storia con la S maiuscola si intreccia a quella fittizia dei Crawley e ai loro domestici proprio come nel serial di ITV ed è altrettanto preponderante anche in questo lungometraggio, con una visita nientemeno che del Re e della Regina d’Inghilterra (con una strizzata d’occhio a The Crown in questo caso), con tutto il caos, i preparativi e l’ansia che ciò provoca tanto fra i nobili quanto fra la servitù. I piani alti avranno varie questioni familiari da dirimere, mentre i “piani bassi” una piccola rivoluzone in atto.

In questo film tutti i membri della famiglia hanno una sorta di “secondo finale” dopo quello dello speciale di Natale di quattro anni fa, grazie alla penna di Fellowes che come un’arma si diverte a disinnescare gli equilibri che si erano creati per poi tornarci sotto una nuova veste. Tanto che si strizza l’occhio a un possibile sequel, come già tutto il cast e i produttori hanno dichiarato.

La visione resta comunque un piacere per gli occhi e per le orecchie dei fan. Diciamo le orecchie perché la sceneggiatura di prim’ordine a cui eravamo stati abituati da Fellowes non si smentisce e alza il tiro, con battute e sequenze che faranno la gioia, gli applausi e sì, anche le lacrime, dei fan. Chi invece potrebbe invece rimanere un po’ attonito è lo spettatore che non ha mai visto la serie tv e non sa nulla dei personaggi, anche se c’è da dire che qualche “spiegone” viene mascherato in qualche dialogo fra i personaggi. Ma probabilmente questo film non è fatto per il pubblico “vergine” di Downton Abbey.

Il perfetto aplomb british, la compostezza anche nella sovversione a cui ci hanno abituato i Crawley e che ha fatto innamorare soprattutto gli americani – candidandola e facendole vincere molti premi anche oltreoceano – si ritrovano tutte nell’atmosfera garbata di questo film, come una buona, anzi un’ottima, tazza di tè.

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