Inclusione e diversità sono due delle parole fondamentali che negli ultimi anni hanno preso, giustamente, sempre più piede in tutte le tipologie di narrazione compresa quella fumettistica e televisiva.

DC ha anticipato per alcuni versi questa urgenza parecchi anni fa lanciando la serie regolare a fumetti di Batwoman, supereroina dichiaratamente gay, raccogliendo consensi di critica e pubblico senza risultare però né stucchevole né raffazzonata per cercare facili consensi.

Ora Batwoman arriva in TV e si unisce all’Arrowverse con questa nuova serie che raccoglie idealmente l’eredità di Arrow – la serie ammiraglia che terminerà la sua corsa quest’anno con l’ottava ed ultima stagione – come serie “urbana” rispetto alle più sci-fi del pacchetto.

Avevamo incontrato Batwoman già l’anno scorso nel crossover Elseworlds che ci aveva portato in una Gotham decadente in cui Batman/Bruce Wayne aveva lasciato il suo ruolo di protettore.

Batman è scomparso da Gotham da ormai 3 anni. La città è tenuta in sicurezza dalla Crows Security, compagnia fondata dal Comandate Jacob Kane. Quando, durante una delle rare manifestazioni pubbliche, l’agente Sophie Moore viene rapita, Kate Kane viene richiamata a Gotham.

Scopriamo che fra Sophie e Kate c’era stata una relazione durante gli anni dell’accademia e che proprio Kate era stata esplusa mentre Sophie aveva ritrattato sulla relazione. Questo tuttavia non sembra fermare Kate nella ricerca né tanto meno la scarsa collaborazione del padre che pare non volerla far immischiare negli affari della Crows.

Quando Kate scopre il possibile nascondiglio dei rapitori si troverà faccia a faccia con la misteriosa Alice uscendone malconcia ma di fatto illesa. Non potendo contare quindi sull’aiuto del padre, Kate pensa di rivolgersi a suo cugino Bruce Wayne anche lui misteriosamente scomparso… curiosando in una abbandonata Wayne Tower, Kate farà una scoperta incredibile trovando però anche il modo per entrare in azione in maniera tanto spettacolare quanto efficace.

La scoperta sulla possibile identità di Alice però sarà altrettanto shockante.

Come già accaduto quasi 10 anni fa anche questo Pilot di Batwoman ha un retrogusto che ricorda Batman Begins, la seminale pellicola di Nolan che sembra non voler esaurire la sua influenza per quanto riguarda le origin story degli eroi urbani.

Se si dovesse riassumere in pochi aggettivi questo primo episodi lo si potrebbe fare con essenziale e diretto tuttavia non tutti gli elementi si incastrano alla perfezione e in più di un frangente l’episodio risulta un po’ ridondante volendo subito giocarsi quegli elementi legati alla diversità e alla inclusione citati in apertura.

Showrunner e sceneggiatori, pur confezionando un episodio “autonconclusivo, non rinunciano subito a gettare le basi per futuri sviluppi di trame orizzontali per certi versi scontate ma solide.

A dispetto di una sceneggiatura quindi non brillantissima, è ottima la prova di Ruby Rose che è convincente nei panni di una “spaesata” Kate Kane ma altrettanto “tosta” nella scene d’azione che risultano credibili ed efficaci.

Come tutte le serie dell’Arrowverse anche Batwoman soffre un po’ per quando riguarda gli effetti speciali e per qualche soluzione eccessivamente sbrigativa, si tratta però di difetti veniali imputabili come sempre allo budget ridotto.

L’inizio di Batwoman non è scoppiettante preferendo piuttosto un approccio già collaudato, vedremo se nelle prossime settimana la serie saprà già mostrare una maggiore personalità.

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