Mesi fa Mondadori Comics aveva proposto nella collana Historica la miniserie Adler L’Aquila Tedesca di Patrice Buendia e Damien Andrieu. Si trattava di un’opera piuttosto inusuale rispetto a quelle di solito pubblicate. Era ambientata in un contesto storico preciso, nella Seconda Guerra Mondiale, e a prima vista non sembrava differenziarsi dai consueti fumetti di genere bellico. Il protagonista era il perfido Hans Raeder, un giovane fervente sostenitore del nazismo.

In seguito a un incidente, però, la sua mente finiva nel corpo dell’americano James O’ Brady, un pilota che invece odia la Germania hitleriana e crede fermamente nella democrazia. Buendia, quindi, partendo da una tipica war story, si avvicinava progressivamente a tematiche mistico/esoteriche incentrate sullo scambio di corpi, la metempsicosi e le leggende ancestrali dei Maori. L’effetto era interessante e non mancavano perciò elementi di originalità nella trama.

In questo volume avrete modo di leggere il seguito della miniserie, stavolta dedicata alla figura di James O’ Brady. Lo sceneggiatore è Wallace, nome ben noto agli estimatori del fumetto di area bd, che delinea il ritratto di un giovane idealista, coraggioso e in rotta con il padre, uno spietato imprenditore che non esita a fare affari con Goering e i nazisti. Lo seguiamo fino al momento in cui, anche in questo caso per colpa di un incidente, la sua psiche finisce nel corpo di Hans Raeder, con effetti sconvolgenti.

Dopodiché Wallace delinea una story-line che ha il merito di approfondire la psicologia dei due protagonisti, uomini tra loro diversissimi che agiscono con finalità opposte. Nello stesso tempo, ne approfitta per affrontare il tema del collaborazionismo che coinvolse tanti americani che all’inizio tollerarono Hitler e il nazismo per ragioni di calcolo e di interesse.

Non mancano poi riferimenti a Stevenson e al tema del ‘doppio’ alla Jekyll e Hyde. Ma ci sono allusioni anche a un aspetto meno conosciuto dello scrittore britannico.
Stevenson, infatti, aveva trascorso alcuni anni della sua vita tra i Maori e da loro venne chiamato Tusitala (narratore di storie), e scritto testi che fornirono importanti informazioni su quella comunità. Wallace evoca questo evento nell’ultima parte della miniserie in cui viene finalmente spiegato per quale ragione è avvenuto lo sconcertante scambio mentale tra Hans e James. Come ho già scritto, il fumetto è una curiosa commistione di war story ed esoterismo ed è originale. Wallace è forse meno coinvolgente di Patrice Buendia ma fa un buon lavoro, proponendo una vicenda caratterizzata da un giusto equilibrio di azione e introspezione.

I disegni sono di Julien Camp che ha un tratto pulito, fluido e naturalistico, non privo di eleganza. Risulta dettagliato nella raffigurazione degli aerei (le sequenze dei combattimenti sono suggestive e impreziosite da indiscutibile dinamismo), delle armi, delle divise e delle ambientazioni, ma un po’ standardizzato nella rappresentazione delle figure umane che non sembrano sempre accattivanti. Bisogna, tuttavia, tenere presente che Camp proviene dall’illustrazione e la miniserie costituisce il suo esordio assoluto nell’ambito dei comics.

Considerando, quindi, che si tratta dell’opera di un esordiente, il giudizio che si può dare è tutto sommato positivo. Camp si è occupato pure dei colori e usa sfumature tenui e delicate, a volte cupe, in linea con la drammaticità della vicenda. In alcune sequenze oniriche, però, fa sfoggio di un cromatismo esasperato, quasi psichedelico.

Nel complesso, questo volume di Historica è interessante e propone un’opera senz’altro peculiare. Da provare.

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