Quando BAO Publishing si lanciata nel settore del fumetto orientale ormai qualche mese con la sua nuova etichetta Aiken ha da subito fatto capire come il suo piano editoriale sarebbe stato abbastanza diverso dalle proposte che affollano gli scaffali delle fumetterie soprattutto per quanto riguarda i manga.

Se l’ottima Dosei Mansion è un piccolo gioiello, le altre proposte si sono orientate su antologie autoconclusive capaci di accontentare un pubblico eterogeneo e per certi versi trasversale.

In questa seconda categoria dovrebbe collocarsi questo I Paesaggi di Chinami di Akiteru Nomoto che però risulta una proposta sui generis e assolutamente sorprendente.

Chinami ha undici anni, marina spesso la scuola ed è attratta dalle persone strambe il che la porta spesso a vivere situazioni assurde e al limite del reale.

Come il suo vicino che da decenni sta costruendo qualcosa di bizzarro nel quartiere o ancora il compagno di classe che credo di dover incontrare un alieno. Poi ci sono abitanti del quartiere sonnambuli che per non perdersi si legano un palloncino al collo o ancora compleanni festeggiati insieme ad un diabolico prestigiatore.

Ma Chinami deve anche crescere e la sua prima cotta è per un ragazzo più grande di lei che ovviamente manifesta strani poteri mentre inizia a domandarsi perché il suo destino è legato a queste persone così strambe capendo come sfruttare questa sua indole.

Alla fine è ancora il suo quartiere a tornare protagonista con l’ultimo capitolo in cui una vecchia ciminiera diventa simbolo del passato che cede il passo ad uno sguardo rinnovato al futuro.

I Paesaggi di Chinami è un piccolo di gioiello di una delicatezza disarmante per la semplicità con cui Akiteru Nomoto fonde una ispirazione che da Hayao Miyazaki passa attraverso Wes Anderson per raccontare una storia di crescita emotiva sicuramente diversa dal solito ma non meno profonda.

Nomoto sviluppa una protagonista curiosa e dallo sguardo ficcante nei confronti di una realtà in cui nulla è come appare, dai paesaggi bizzarri e dagli individui ancora più bizzarri che popolano un mondo in bilico fra fantasia e realtà.

Quando verso metà volume iniziamo a capire però che non si tratta di episodi/incontri scollegati ma che tutto è propedeutico per l’autore per raccontarci la vera e propria presa di coscienza della protagonista, del suo ruolo del mondo e di quello che “vuole fare da grande” tutto sfuma verso territori più personali e intimi in cui il passaggio dall’adolescenza all’età adulta passa attraverso lo sguardo incantato che trova nuovi ed inediti significati ad una quotidianità inusuale ma ricca di significati reconditi.

Nomoto illustra il tutto con tratto plastico. Le sue figure sono tondeggianti – quasi da battle shonen più che da seinen – così come le anatomie che per quanto proporzionatissime riflettono questa morbidezza che si esplica anche in espressioni facciali molto marcate ma dalle linee semplici che non ricercano mai un eccessivo realismo che andrebbe inevitabilmente a cozzare l’ispirazione quasi onirica delle vicende.

Come sempre impeccabile la cura carto-tecnica del tankobon confezionato da BAO Publishing con l’ormai consolidato formato con sovracoperta. Ottimi ed impeccabili anche adattamento e traduzione.

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