Una nuova minaccia incombe sull’Impero e sulla Terra in generale appena un mese dopo gli eventi visti nel primo volume: strani cilindri metallici piovono infatti dal cielo e, stando a quanto riferiscono gli esperti, si tratterebbe di oggetti provenienti dal pianeta Marte. Il gruppo degli Straordinari Gentlemen si ritrova un’altra volta unito per constatare effettivamente di cosa si tratta; gli eroi fanno tuttavia una terribile scoperta: da questi oggetti cilindrici escono degli alieni tentacolari che cominciano a costruire delle macchine di distruzione di massa al fine di conquistare il nostro pianeta. Dopo alcuni tentativi di fermare l’invasione il gruppo deve dividersi: infatti da una parte il Capitano Nemo e Hyde devono arrestare l’invasione degli alieni con i pochi mezzi a loro disposizione, dall’altra invece Allan Quatermain e Miss Murray vengono incaricati di cercare l’arma che potrà distruggere gli alieni…

Alan Moore e Kevin O’Neill ritornano dopo l’eccellente primo volume; e impegnarsi in una prosecuzione di una storia tanto ricercata ed apprezzata è sempre un grande azzardo, perchè si rischia spesso di rovinare quanto in precedenza è stato fatto; vediamo se i due autori ci sono riusciti o meno.

Leggendo questo volume una cosa salta subito all’occhio: Moore ha scelto una trama molto più lineare; certo, non mancano sottotrame riguardanti singoli personaggi, ma sono molto meno complesse rispetto al disegno generale che abbiamo potuto apprezzare nel primo tomo di questi Gentlemen. La seconda caratteristica, che in realtà è una riproposizione di quanto visto nella precedente storia, è il continuo richiamo ad altre celebri opere: già solo nelle prime pagine abbiamo un doppio richiamo: il primo, a Il Ciclo di Barsoom di Edgar Rice Burroughs, il cui personaggio più noto è John Carter di Marte, protagonista dei primi tre romanzi e comprimario importante negli altri; l’altro è a Gullivar Joner, un precursore meno noto di John Carter, personaggio ideato nel 1905 da Edwin Lester Arnold per il romanzo Lieutenant Gullivar Jones: His Vacation. Tra gli altri personaggi presi in prestito, impossibile non citare L’isola del dottor Moreau, il celebre romanzo di fantascienza di H. G. Wells, scritto nel 1896, e La guerra dei mondi, pubblicato originariamente nel 1897 e protagonista insieme ad Orson Welles del celebre annuncio radiofonico del 1938. L’unico aspetto negativo è che qui alcuni protagonisti di celebri romanzi sono calati qui senza una rielaborazione evolutiva, come invece i personaggi citati nel Vol. 1.

Venendo ai protagonisti, troveremo le stesse facce viste nel primo volume, con importanti variazioni nel corso della storia. I personaggi forse subiscono una minore introspezione psicologica rispetto a quanto visto, ma alcuni legami vengono rafforzati, quasi Moore decidesse di analizzare i suoi eroi a seguito di incontri bilaterali; questo avvantaggia quindi alcuni rapporti, ma ne trascura altri.

Kevin O’Neill invece è molto a suo agio con queste tematiche, dando il suo meglio nelle scene di distruzione di massa; le scene di attacco alieno a Londra sono molto suggestive.

Nonostante quanto detto, sarebbe comunque un errore definire questo fumetto una delusione; è probabilmente inferiore al primo volume (a meno che non cerchiate una trama più semplice ovviamente), ma è comunque una piacevole lettura, ricca di riferimenti letterari.

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