Nel primo volume di Dosei Mansion – la nostra recensione QUI – eravamo stati catapultati in un imprecisato futuro dove la razza umana ha dovuto abbandonare la Terra diventata una riserva naturale protetta. Tutti gli esseri umani vivono in una struttura orbitante a forma di anello in cui la società si è stratificata in classi rigidissime dettate dai livelli in cui si abita.

Avevamo quindi conosciuto il nostro protagonista Mitsu appena diplomatosi alle medie e deciso ad intraprendere lo stesso lavoro di suo padre: il lavavetri. Il mestiere è rischioso perché bisogna accedere alla struttura orbitante esternamente in condizioni proibitive ma i cui servigi, per questo motivo, sono richiesti soprattutto dagli abitanti dei livelli più alti perché più ricchi.

Ma Mitsu ha deciso di intraprendere lo stesso mestiere del padre anche per indagare sulla sua presunta morte o scomparsa avvenuta proprio mentre si trovava all’esterno.

In questo secondo volume Mitsu come sempre si fa coinvolgere troppo dai suoi clienti e promette ad una ragazza di tenere d’occhio la madre malata. Quando la signora ha un malore, il ragazzo si fionderà nel suo appartamento senza pensare alle conseguenze: lo sbalzo di pressione lo mettono al tappeto.

Per fortuna non ci sono conseguenze gravi ma Mitsu è costretto a qualche giorno di riposo che gli permettono di frequentare i colleghi e le loro famiglie fuori dall’orario di lavoro. Mitsu è quasi imbarazzato dal calore e dall’amicizia di questi “sconosciuti” che si sono anche preoccupati per lui e mentre il suo burbero mentore Jin inizia a riconoscere qualche miglioramento, il ragazzo capisce che tutti e non solo lui si sente solo in questo strano mondo.

Iniziando così a guardare i colleghi e le loro dinamiche in maniera diversa, Mitsu avrà un nuovo ed inedito sguardo sul padre mentre lo spettro dell’incidente aleggia non solo su di lui.

Dopo averci presentato ambientazione e protagonista, Hisae Iwaoka in questo secondo volume si concentra nel concretizzare quello che è lo sfondo delle vicende e nello specifico i personaggi “secondari”.

Tuttavia la sensei riesce a rendere tutto molto organico mettendo Mitsu e l’incidente a suo padre al centro di una fitta rete di dinamiche che si esplicano in una serie di relazioni interpersonali complesse e assolutamente non scontate.

Non mancano i clienti per Mitsu e i loro casi veri e propri pretesti per costruire vicende mai banali e con al centro sempre una umanità delicatissima.

Dal punto di vista grafico l’autrice sporca leggermente il suo tratto kawaii per gran parte del volume dovendosi concentrare molto sulla prossemica e sulle interazioni dei personaggi che come abbiamo detto sono il fulcro di questo secondo volume. Lo stile ritorna vicino a quello del primo volume con gli ultimi tre capitoli che costituiscono una storia autoconclusiva in cui protagonisti sono solo Mitsu e un insolito “cliente”.

Dosei Mansion 2 potrebbe definirsi un secondo volume di passaggio ma che in realtà serve ad arricchire la storia in vista dei futuri sviluppi.

Sempre ineccepibile l’edizione BAO Publishing con traduzione e adattamento impeccabili ed il brossurato con sovracoperta in cui è apprezzabile la scelta grafica che ricalca quella del tankobon originale. Questo volume ha portato alla mia attenzione anche la rilegatura che permette una lettura scorrevole senza dovere “rincorrere” le vignette vicino al centro del volume.

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