Orange is the New Black – Stagione 7 | Recensione

Il penitenziario di Litchfield chiude per sempre i battenti.
Ideatrice: Jenji Kohan
Basato su: "Orange is the new black - My year in a women's prison", Piper Kerman
Genere: commedia drammatica
Cast: Taylor Schilling, Laura Prepon, Kate Mulgrew, Uzo Aduba, Danielle Brooks, Natasha Lyonne, Taryn Manning, Selenis Leyva Adrienne C. Moore, Dascha Polanco, Nick Sandow, Yael Stone
Paese di origine: USA
Distribuzione: Netflix
Data di uscita: 26 luglio 2019

0

OITNB si riconferma una delle serie migliori degli ultimi anni grazie a una stagione conclusiva davvero molto intensa, nella quale la denuncia di tematiche sociali forti e crude si fa pressante e spietata.

RUSTY CAGE

Nonostante il suo taglio sempre molto ironico e sarcastico, le tematiche trattate in Orange is the new black sono spesso molto forti, come potete leggere anche nella mia recensione della sesta stagione di questa intensa serie, e l’ironia viene impiegata come strumento per esorcizzare il terrore, la desolazione, la mancanza di speranza e il dolore. La denuncia sociale c’è sempre stata, e verte principalmente sulle condizioni a tratti disumane in cui le detenute versano nelle carceri degli Stati Uniti d’America: spaccio di stupefacenti, telefoni cellulari e quant’altro con la connivenza di alcune guardie carcerarie, risse, stupri, omicidi, insabbiamenti e corruzione vengono mostrati con impietosa drammaticità, rendendo la narrazione vivida come non mai e gli spettatori partecipi di questo opprimente clima di repressione.

In generale, poi, grazie alla presentazione della vita delle detenute al di fuori di quella gabbia arrugginita, sia essa antecedente o successiva alla prigionia nel carcere di Litchfield, è possibile comprendere ancor meglio quali circostanze abbiano spinto le ragazze ad avvicinarsi a determinate attività criminali, firmando la propria condanna al carcere, ma anche come proceda la loro vita una volta tornate libere. Ma il mondo reale a volte si rivela più duro e intollerante del carcere stesso…

EVERYBODY’S SOMEONE ELSE’S NIGGER

In questa stagione conclusiva di OITNB, viene posto l’accento in maniera particolare sulla discriminazione, che è sia di genere (ad esempio, a parità di lavoro gli uomini vengono pagati più delle donne) che razziale (se è vero che le donne bianche percepiscono uno stipendio inferiore a quello degli uomini a parità di impiego, è anche vero che le donne nere vengono pagate ancora meno), tematica portata alle conseguenze più estreme nella cruda rappresentazione delle condizioni di privazione anche dei più basilari diritti umani di cui soffrono gli immigrati clandestini nei centri di detenzione temporanea allestiti per loro. Dunque, il posto del regime oppressivo imposto dalle guardie al Litchfield viene ora preso con la forza dai responsabili di questi centri, per i quali è considerato normale e lecito far processare dei minori per giunta privi di assistenza legale.

Ma la discriminazione non riguarda soltanto le ragazze rinchiuse i carcere: anche per quelle di loro che sono riuscite finalmente a uscire, la vita è durissima, perché le persone fuori si comportano con loro in maniera molto differente quando vengono a scoprire che quelle donne sono delle ex galeotte, in una rincorsa la redenzione che sembra allontanarsi sempre di più, all’interno di un mondo nel quale pare che anche aver scontato la propria pena non sia sufficiente, quasi come se il crimine fosse un tatuaggio, un marchio di infamia del quale difficilmente ci si riesce a liberare, senza contare che, una volta fuori, le condizioni di indigenza estrema possono portare le ex detenute del Litchfield a commettere gli stessi atti criminosi che le hanno portate dentro la prima volta.

Grazie a questi 13 episodi così intensi, poi, scoprirete tanti dettagli sulle nostre amate detenute che getteranno luce su alcuni eventi mostrati anche nelle stagioni precedenti, fornendo un quadro complessivo completo delle loro vite.

GIRL POWER

Orange is the new black è una serie tutta al al femminile: basata sul libro autobiografico di Piper Kerman intitolato Orange is the new black – My year in a women’s prison, è realizzata per lo schermo da Jenji Kohan, già autrice di Weeds, serie che si può considerare come antesignana nientemeno che di Breaking Bad, e le protagoniste sono per la maggior parte donne. Per questi ed altri motivi, OITNB è decisamente molto vicina all’universo femminile, dipingendo una serie di situazioni più o meno spiacevoli, dallo stupro alla mutilazione genitale alle battute su dildo e ciclo mestruale, che possono essere comprese appieno dalle spettatrici, il che spiega anche come mai la serie sia così apprezzata da noi donne. Ma questo non significa affatto che OITNB non abbia riscosso un successo enorme anche fra il pubblico maschile per via del crudo realismo con cui tematiche molto forti vengono affrontate, sena mai dimenticare qualche buona battuta sarcastica o di umorismo nero come la pece.

In breve, dunque, siamo di fronte a un prodotto organico dalla struttura narrativa più che solida animato da un cast di attori davvero eccezionale indirizzato a un pubblico dallo stomaco forte, a prescindere dal proprio sesso di appartenenza.

CONCLUSIONI

Questa coinvolgente ed emotivamente intensa settima e ultima stagione di Orange is the new black si dimostra perfettamente all’altezza del compito di concludere una serie dal successo enorme quale essa è, nonostante alcune questione vengano risolte in maniera piuttosto sbrigativa nell’ultimo episodio, il quale, fra le altre cose, presenta una versione completamente riarrangiata dell’ormai celeberrima sigla della serie, il brano di Regina Spektor You’ve got time, con il quale vi lascio:

La settima stagione di Orange is the new Black è distribuita, insieme alle sei che la precedono, dalla piattaforma di streaming online a pagamento Netflix.

telegra_promo_mangaforever_2

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui