Gli anni settanta della Marvel furono caratterizzati da una costante sperimentazione. I supereroi, infatti, erano tornati di moda dopo un periodo di oblio e i loro albi vendevano bene. Tuttavia, lo sceneggiatore Roy Thomas ritenne opportuno concentrarsi anche su altri generi narrativi, allo scopo di accaparrarsi ulteriori fasce di mercato. Convinse, quindi, Stan Lee e pubblicare serie fantasy come Conan The Barbarian, testate fantascientifiche e così via, e naturalmente non fu trascurato l’horror.

I mostri giocarono un ruolo importante in tale ambito e molti di essi apparvero in varie riviste in bianco e nero, dal formato più grande di quello dei classici comic-book, rivolte a un pubblico più adulto e meno vincolate dai limiti del Comics Code. Spesso ebbero una durata effimera, ma proposero personaggi intriganti. Inoltre, si avvalsero del talento di autentici maestri dei comics. Questo volume di Decenni propone una selezione delle storie più rappresentative e il materiale incluso è di qualità sopraffina.

Si apre con il n. 1 di The Legion of Monsters, magazine antologico dedicato alle avventure terrificanti. La prima storia ha a che fare con il Mostro di Frankenstein ideato da Mary Shelley e inserito nel Marvel Universe propriamente detto. Doug Moench narra una vicenda dai toni macabri incentrata su una strana festa in maschera. Non mancheranno omicidi e situazioni spaventose, visualizzate da Val Mayerick che ci dona tavole caratterizzate da suggestivi chiaroscuri.

Si procede con Marv Wolfman e Tony Isabella che raccontano l’esordio di un altro mostro Marvel, Manphibian, che non ottenne grande popolarità, a dire il vero. La trama si richiama piacevolmente allo stile dei b-movies degli anni cinquanta ed è illustrata da Dave Cockrum che diverrà celebre con la seconda generazione degli X-Men. Dal momento che si tratta di una rivista antologica, non mancano, però, storie auto-conclusive senza personaggio fisso che rievocano l’horror della Atlas, con un’attitudine più moderna.

E’ il caso de Le Mosche, scritta da Gerry Conway. In principio, l’autore sembra optare per atmosfere thriller, ma poi passa all’horror vero e proprio, con risultati convincenti. I disegni sono di Paul Kirshner che ha un tratto pulito ed elegante. I grandissimi Roy Thomas e Dick Giordano firmano poi un episodio di Dracula, il personaggio horror più apprezzato della Marvel, e si collegano alla versione classica di Bram Stoker, proponendo testi poetici e intensi e disegni di una bellezza sublime.

C’è poi il n. 8 di Marvel Preview, altro magazine antologico in bianco e nero che a partire da questa uscita ripropose la dicitura Legion of Monsters. Anche stavolta il materiale è straordinario. C’è un episodio di Morbius, classica nemesi dell’Uomo Ragno nonché primo vampiro a essere mai apparso in un albo Marvel. Doug Moench inserisce il succhiasangue in un contesto quasi gotico, molto coinvolgente, avvalendosi dell’estro grafico del bravo Sonny Trinidad.

Marv Wolfman e Gene Colan, acclamato duo di Tomb of Dracula, dal canto loro, realizzano una strepitosa storia del cacciatore di vampiri Blade alle prese con uno spaventoso gruppo di bambini non morti. Testi e dialoghi sono graffianti ed efficaci e il tratto oscuro e nebbioso di Colan è di una raffinatezza indiscutibile. Ci sono poi due storie senza personaggio fisso.

La prima ha a che fare con orrori della mente degni di un film della Hammer ed è firmata dal bravissimo Don McGregor, lo scrittore di Pantera Nera, che fa affidamento sul talento dell’eccezionale Mike Ploog, per molti il penciler per eccellenza dell’horror marvelliano. La seconda storia è, invece, incentrata su antiche maledizioni e il terribile dio egiziano Anubis, scritta da Russ Jones e John Warner e disegnata dallo straordinario Val Mayerick.

Bisogna, però, specificare che l’horror coinvolse pure i comic-book a colori e nel libro c’è una selezione di questo tipo di produzioni. Il n. 28 di Marvel Premiere riprende il marchio Legione dei Mostri e lo scrittore Bill Mantlo lo usa per ideare un estemporaneo gruppo di macabri supereroi formato dal vampiro Morbius, il licantropo Jack Russell, il mostruoso Uomo Cosa e il demoniaco Ghost Rider che per una serie di circostanze uniscono le forze per contrastare la minaccia di entità celestiali. L’episodio è divertente, sebbene non memorabile, ed è disegnato dal contorto ed espressivo Frank Robbins che parecchi ricordano per Invaders.

L’ultima parte del libro propone i primi episodi di quattro fondamentali personaggi horror. Il n. 2 di Marvel Spotlight rappresenta l’esordio di Jack Russell, Werewolf by Night, da noi conosciuto come Licantropus. Roy e Jean Thomas e Gerry Conway ci presentano, quindi, la tormentata creatura lupesca, protagonista di una vicenda dai toni tragici e drammatici. I disegni sono di Mike Ploog che ci dona tavole impreziosite da raffinati giochi d’ombra e da piacevoli influssi eisneriani.

Il n. 1 di Tomb of Dracula, invece, è quello che segna l’ingresso ufficiale del più celebre vampiro di tutti i tempi nel Marvel Universe. Spetta a Gerry Conway dare il via alla saga del discendente di Dracula, Frank Drake, e del suo dissidio con la creatura vampiresca. Testi e dialoghi sono poetici ed espressivi e i disegni tenebrosi del maestro Gene Colan, a tanti anni di distanza, non hanno perso il loro smalto.

C’è, inoltre, il n. 5 di Marvel Spotlight che introduce Ghost Rider, il motociclista dal teschio infuocato creato dal compianto Gary Friedrich. Ed è lui che delinea una trama dalle tematiche sataniche e demoniache, scioccante per gli standard Marvel degli anni settanta, unendo suggestioni mutuate da film come L’Esorcista e Rosemary’s Baby e dalla sottocultura dei biker alla Hell’s Angels. Anche qui è presente Mike Plogg che propone disegni dalla valenza crepuscolare e psichedelica.

E il volume si chiude con il n. 1 di The Monster of Frankenstein, dedicato, come si può intuire, al mostro ideato da Mary Shelley e interpretato al cinema da Boris Karloff. Se ne occupano sempre Gary Friedrich e Mike Plogg. Lo scrittore, in principio, adattò il romanzo della Shelley in forma fumettistica per poi inserire il mostro nel presente del Marvel Universe. In questo episodio iniziale si diverte a mimare lo stile espressivo ottocentesco dell’opera letteraria, con esiti pregevoli, e i disegni di Ploog sono a dir poco spettacolari.

Questo volume ha, dunque, il merito di proporre storie troppo spesso trascurate e sottovalutate e, al di là dell’indiscutibile qualità del materiale selezionato, è importante poiché mette in evidenza una delle aree creative più peculiari e inventive della Marvel anni settanta. Da non perdere.

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