Recensire un’opera di Grant Morrison non è mai facile.

Il trasgressivo autore di Glasgow, infatti, è solito ideare storie che forniscono al lettore innumerevoli spunti di riflessione, spesso caratterizzate da numerosi riferimenti letterari, filosofici e artistici. In questo senso, Wonder Woman Earth One non fa eccezione. In questo lavoro Grant presenta la sua personale visione della supereroina più famosa della DC, rendendola protagonista di una vicenda slegata dalla continuity ufficiale. Ciò gli ha consentito di proporre una peculiare versione di Diana senza, però, modificarla radicalmente. Morrison, invece, non ha fatto altro che enfatizzare alcuni elementi presenti sin dagli esordi della Principessa Amazzone.

Il suo creatore, William Maulton Marston, l’aveva concepita come una donna indipendente e sicura di sé, superiore agli uomini, in linea con le sue idee libertarie e femministe. Ne aveva pure evidenziato l’aspetto sexy e non mancavano nei primi episodi allusioni nemmeno tanto velate alle pratiche sadomaso e bondage (Marston, secondo molti, anticipò i movimenti di liberazione sessuale degli anni sessanta). Morrison si ricollega a questi dettagli e inserisce Diana in una versione alternativa del DCU. La ragazza è un’Amazzone figlia della regina Hippolyta, è cresciuta nell’Isola Paradiso, in una società matriarcale dai costumi saffici, e per una serie di circostanze giunge nel nostro mondo dominato dalla guerra e dall’impulso violento che Morrison identifica con l’universo maschile.

Se nel primo volume, tuttavia, lo scrittore scozzese si era limitato a impostare le premesse della trama, in questa seconda uscita si scatena, dando libero sfogo alla sua immaginazione eversiva. Diana si pone il non facile compito di eliminare ogni forma di conflitto. In pratica, intende realizzare una vera e propria utopia basata sul concetto dell’amore. Le donne sono, quindi, rappresentanti di tale impulso e i maschi simboleggiano ogni forma di violenza. Il governo americano, preoccupato della presenza di Wonder Woman nel nostro pianeta e non fidandosi di lei, cerca di fermarla, ideando complicate macchinazioni ai suoi danni che coinvolgono il Dr. Psycho, l’infido Maxwell Lord e una supercriminale nazista, Uberfraulein.

Morrison colloca Wonder Woman nel contesto contemporaneo da #MeToo ma non rinuncia alle provocazioni. Con il sarcasmo che lo contraddistingue, infatti, prende in giro i discorsi spesso pretestuosi sul sessismo con Diana che, attaccata da una femminista che la contesta per il suo abbigliamento discinto, afferma di vestirsi come le pare perché è una sua scelta. Non evita di denunciare la condizione subalterna delle donne nei paesi islamici, fregandosene, quindi, delle facili accuse di islamofobia che spesso vengono rivolte quando qualcuno osa fare simili critiche. Non manca di fare espliciti riferimenti alle pratiche bondage, come avveniva nelle storie degli anni quaranta, al lesbismo e, in generale, alle più svariate forme di orientamento sessuale. Insiste, in particolare, sull’idea della sottomissione.

La sottomissione teorizzata da Diana ha a che fare con la forza dell’amore. Gli uomini, questa è la sua tesi, devono sottomettersi a esso e solo così si potrà giungere alla pace e all’armonia. Non dobbiamo, tuttavia, dimenticare che Morrison è coinvolto nell’occultismo e che nella storia è ricorrente questa frase: ‘Sottomettersi all’Amorevole Autorità’. Si tratta, in realtà, di una citazione di Aleister Crowley e chiunque conosca le opere del Magus sa bene che l’amore di cui parlava implicava istinti e pulsioni decisamente crudeli. Tanto per cambiare, quindi, Morrison scrive testi che non vanno presi alla lettera ma decodificati. Coloro che sono in grado di compiere questa operazione troveranno significati inquietanti e sconcertanti (una tecnica, peraltro, tipica anche di Crowley).

Benché nella storia abbondino momenti d’azione, possiamo considerare Wonder Woman Earth One un fumetto erotico. Non ci sono sequenze di sesso, ma l’erotismo e i riferimenti alla sessualità sono onnipresenti, e non mi riferisco tanto alla fisicità esuberante di Wonder Woman quanto all’insistenza sulla sottomissione, appunto, che richiama il sadomaso, sull’unione carnale dei corpi e sulla natura femminea delle Amazzoni. Ci sono persino accenni alle teorie ‘orgoniche’ del controverso Wilhelm Reich che considerava la pratica del sesso come emanazione di un’energia (analizzò questa idea nel suo ‘La Funzione dell’Orgasmo’, testo che Morrison ha evidentemente letto in modo approfondito). Cita pure il ‘sole nero’, un concetto dell’occultismo reso celebre dall’editore e poeta Harry Crosby. I testi e i dialoghi hanno la consueta inventiva linguistica che i fan di Grant conoscono e sono efficaci e incisivi.

Il volume ha un altro punto di forza negli straordinari disegni di Yanick Pacquette che riesce a evocare il fascino di Diana con una bravura mozzafiato. Ma anche gli altri personaggi femminili sono dotati di carisma e risultano seducenti come non mai. La cura dei dettagli in ogni vignetta è maniacale e ciò che più colpisce è la costruzione delle tavole. Il lay-out è sempre mutevole e conferisce un tocco di imprevedibilità. Tante pagine sono influenzate dall’Art Nouveau, con Diana e le varie protagoniste inserite in cornici arabescate di grande valenza suggestiva.

Insomma, questo è davvero un volume da non perdere e ha il pregio di proporre una classica supereroina dei comics in maniera inusuale.

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