Satoru è un ragazzo socialmente apatico che vive in una grigia zona industriale, alla giornata, senza un obiettivo preciso che lo spinga nella vita. Nell’appartamento accanto al suo abita Segawa, un anziano che tanto tempo fa è stato un membro della yakuza. Un giorno, un mercoledì, il vecchio, dopo essere tornato come sempre dal centro diurno in cui viene lavato, chiede a Satoru di ucciderlo in cambio di cinque milioni di yen. Satoru è titubante, ma nel suo animo scatta qualcosa: il seme della follia che giace sopito dentro di lui si risveglia e il giovane prende una decisione che gli cambierà la vita…

I protagonisti “particolari” (potremmo dire disadattati) non sono certo una novità nel campo dei manga e degli anime: mi viene in mente, per esempio, OreGairu, Haganai – I have few friends o Mirai Nikki – Future Diary; ma in questo manga il protagonista, Satoru, ha uno sviluppo particolare: di solito, infatti, la trama di questo genere di manga porta il personaggio ad incontrare una persona che gli fa cambiare la prospettiva di vita, facendogli capire l’importanza di instaurare un rapporto; qui è diverso in quanto Satoru sembra portare nel proprio vortice di perdizione tutti quelli che incontra. Tuttavia questo comporta un senso di distacco del lettore che non riesce a condividere le azioni di Satoru, anche perchè le emozioni per lui sembrano non esistere; quindi come si può essere empatici con un uomo che non prova sentimenti?

A parte ciò, è anche vero che tutti i personaggi in cui si imbatte sono degli emarginati della società, o per il lavoro che fanno, al di fuori della legalità, o per i loro vizi debilitanti o per le proprie attitudini sessuali; ciò che sembra legarli è la violenza nelle loro vite, inflitta agli altri oppure a se stessi; e non pare esserci una via di uscita a tutto questo, se non una eterna fuga o un tentativo ci costruire qualcosa magari con un altro disadattato con i suoi problemi.

Insomma, un manga duro, che lascia in effetti poco spazio alla speranza, anche se, in fondo al tunnel, sembra esista la possibilità per Satoru di avere una specie di famiglia, non propriamente tipica; ma tutto sta a vedere se il suo carattere riuscirà ad aprirsi abbastanza per vedere oltre se stesso; questa sarà la sua prova più grande che forse troverà una risposta (positiva o negativa) nel terzo volume, che dovrebbe concludere la serie. Non vi piacerà subito questo manga, dovrete continuare a leggere per capire che ci sono altri elementi oltre a una deriva nichilista che comunque lo caratterizza per tutta la sua durata, come da tradizione delle opere di Takahashi.

Graficamente Tsutomu Takahashi è evidentemente evoluto rispetto ai primi volumi di Jiraishin, forse la sua serie più famosa in Italia, abbandonando quel tratto pulito che caratterizzava quella serie agli inizi, per adottare un tratto più grezzo, più sporco che ben mostra le emozioni ed i visi della gente, per avvicinarsi così a quello che abbiamo apprezzato nello storico Sidooh. I paesaggi sono invece quasi dipinti, a dimostrazione delle capacità del maestro nel descrivere lo stato dei luoghi.

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