Gli estimatori del fumetto di area franco-belga nutrono una vera e propria venerazione per Francois Bourgeon. Le sue opere sono capisaldi della bd e hanno entusiasmato il pubblico internazionale. Il suo capolavoro assoluto è considerato I Passeggeri del Vento, lunga ed entusiasmante saga di ambientazione storica che è stata in precedenza pubblicata da Mondadori Comics nella collana Historica.

In realtà, l’opera era ormai da tempo ritenuta da tutti conclusa, ma di recente Bourgeon ha sorpreso i suoi fan proponendo un nuovo ed entusiasmante ciclo narrativo. Secondo quanto afferma, sarà quello finale. Il primo ciclo era incentrato sulle vicende di un’affascinante personaggio femminile, Isa, ambientato in luoghi esotici. Il secondo, invece, si concentrava sull’intrigante Zabo, donna coraggiosa coinvolta in una serie di vicissitudini sullo sfondo della Guerra di Secessione.

Questo volume di Historica presenta il primo capitolo del terzo e finale ciclo e, come scoprirà il lettore, anche in questo caso appare Zabo. E’ più matura, ha lasciato gli Stati Uniti, si è trasferita a Parigi e si fa chiamare Clara. All’inizio della storia la vediamo nel contesto della Comune, in un clima di rivolta. Ma un ruolo importante nella trama lo gioca la bella Klervi, orfana bretone che arriva nella capitale francese in cerca di fortuna. Le circostanze fanno incontrare le due donne e tra loro nasce una salda amicizia che le renderà inseparabili.

Bourgeon, come negli altri capitoli de I Passeggeri del Vento, racconta vicende di uomini e donne come tanti, evocando, però, una precisa atmosfera storica con rigore. La Parigi da lui descritta è scossa dai movimenti rivoluzionari e non mancano precisi riferimenti a eventi realmente accaduti e a personalità davvero esistite. Ma il nucleo della trama è rappresentato dalla storia di Zabo e Klervi. L’autore compie un’approfondita analisi psicologica delle protagoniste, donne a modo loro forti e coraggiose, costrette dal destino a sopravvivere in un mondo dominato dall’odio e dalla prepotenza, quasi sempre di origine maschile.

Il Sangue delle Ciliegie ha la profondità di un romanzo e la story-line è ricca di intrighi, colpi di scena e continue sorprese che fanno pensare alla gloriosa tradizione dei libri di appendice ma, se è per questo, anche alla narrativa di scrittori del calibro di Dumas, Hugo e Balzac. I testi sono curati ed efficaci e ci sono pure dialoghi in bretone, data l’origine di Klervi, che contribuiscono a infondere un tocco di riuscito realismo all’opera.

Ma se questo lavoro è valido per i testi e la trama, lo è altrettanto per i disegni. Da questo punto di vista, Bourgeon, che già ci aveva donato opere straordinarie, si supera. La sua è arte pura e l’eleganza, la raffinatezza, la plasticità del tratto hanno dello sbalorditivo. Innanzitutto, ciò che più colpisce è la cura maniacale dei dettagli, palese specialmente nella rappresentazione degli ambienti urbani parigini. A volte sono visualizzati con vignette di ampie dimensioni, in altri casi con piccole inquadrature contrassegnate da particolari infinitesimali. Bourgeon risulta efficace sia quando illustra le eleganti strade della capitale, sia quando si concentra sugli squallidi vicoli dei quartieri malfamati.

Zabo e Klervi sono ben caratterizzate ed esprimono sensualità e vigore d’animo tramite gli sguardi, la postura dei corpi e le espressioni facciali. Il tutto è poi impreziosito dai colori, sempre a opera di Bourgeon. Opta per sfumature tenui, quasi impressioniste nell’impostazione, che tuttavia trasmettono un senso di calore. In alcune occasioni, invece, si concede giochi d’ombra di matrice gotica che rendono particolarmente suggestive le tavole.

Insomma, pure stavolta il grande Bourgeon ci ha donato un gioiello testuale e visivo che sarebbe un vero peccato trascurare. Il libro è inoltre corredato da un’interessante intervista all’autore che consente al lettore di comprendere le finalità e gli obiettivi che si è posto durante la lavorazione. Da non perdere.

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